Poco più di tre anni fa si incontravano a Singapore Ma Ying-jeou, all’epoca presidente di Taiwan, e il presidente cinese Xi Jinping. Durante lo storico evento Ma e Xi si erano rivolti l’uno all’altro chiamandosi xiansheng, “signore”, così Xi non aveva dovuto riconoscere Ma come presidente, dato che per Pechino Taiwan non è un paese ma una provincia irrequieta. Nonostante i rapporti cordiali tra l’isola e la terraferma durante la presidenza Ma, i due non si erano avvicinati a un accordo e quel vertice è stato la migliore opportunità sprecata per arrivare alla pace dopo settant’anni di tensione.
Purtroppo oggi le cose non vanno meglio. Questa settimana Xi e la presidente taiwanese Tsai Ing-wen hanno incrociato le armi con discorsi contrapposti sulla sovranità dell’isola. Nel suo messaggio di capodanno Tsai ha svelato le sue “quattro esigenze”: Pechino deve riconoscere l’esistenza di Taiwan, rispettarne la libertà e la democrazia, avere con l’isola rapporti pacifici e alla pari e comunicare solo attraverso canali autorizzati. Il giorno dopo Xi ha commemorato il 40° anniversario del Messaggio ai compatrioti di Taiwan smentendo che il “consenso del 1992” (la formulazione sulla sovranità di Taiwan che enfatizza l’idea di “una sola Cina”) lasci spazio a “interpretazioni diverse”. Ha inoltre risposto che il futuro dei rapporti tra le due sponde dello stretto sarà “un paese, due sistemi”, cioè una Cina con due governi. Tsai ha risposto dicendo che Taiwan “non ha mai accettato il ‘consenso del 1992’” e che “non sosterrà mai l’idea di ‘un paese e due sistemi’”.
Il peso di questo insuccesso grava soprattutto sulle spalle di Xi, che ha legato la riunificazione con Taiwan al suo “sogno cinese”: Xi ha auspicato per Taiwan una soluzione come quella di Hong Kong e Macao, dove però le interferenze di Pechino nella politica e nei processi elettorali sono sempre più pesanti. Chen Ming-tong, capo del consiglio di Taiwan per i rapporti con la Cina continentale, ha commentato: “Le parole di Xi dimostrano l’intenzione di Pechino di distruggere Taiwan e annetterla”.
Mantenere lo status quo
La politica taiwanese nel suo complesso ha sempre riflettuto la volontà diffusa tra i cittadini di mantenere le relazioni con la Cina nello stato attuale, pacifico anche se ambiguo. Naturalmente c’è un acceso dibattito su come questo debba avvenire e su quanto saggio sia nel lungo periodo rifiutarsi di riconoscere il “consenso del 1992”. Allo stesso tempo Tsai ha dimostrato di essere una partner pragmatica e credibile per Pechino. Anche se i leader cinesi la vedono come una secessionista, ha preso le distanze da figure di primo piano che a Taiwan insistono sulla questione della sovranità. Al premier William Lai, che si era detto “all’opera per l’indipendenza di Taiwan”, Tsai ha ribadito: “Sai bene quali sono i limiti”. Si è rifiutata di appoggiare un referendum sulla sovranità dell’isola e ha detto di non voler cambiare unilateralmente lo status quo.
È probabile che i risultati delle recenti elezioni locali a Taiwan peggioreranno i rapporti tra le sponde dello stretto in vista delle presidenziali del 2020. La pesante sconfitta del Partito progressista democratico (Dpp) di Tsai a favore del Kuomintang potrebbe aver convinto Pechino che la sua strategia di pressione sull’isola – nella sfera diplomatica, in quella economica e in quella militare, oltre che nel processo elettorale – ha avuto successo. Lai sembra pensare a una candidatura presidenziale e Pechino cercherà di fermare la sua ascesa, finendo così per favorirlo e creando una situazione ancora più difficile se Lai dovesse vincere.
In un caso o nell’altro, le prospettive di pace sono scarsissime. Dopo il discorso di Xi, il Kuomintang, più filocinese, ha di fatto respinto le richieste di Pechino. Se le posizioni del Dpp e del Kuomintang dovessero convergere nell’opposizione alla Cina, si prospetta uno scenario da incubo per Pechino. Xi Jinping dovrebbe rivedere la sua posizione per evitarlo, ma il suo discorso suggerisce che, almeno per il momento, la Cina crede di avere la mano vincente. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati