I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

Una roulotte dove la gente deposita il dolore. Persone che diventano degli habitué, che vedono la roulotte come uno spazio libero, una fuga dal dolore che li circonda nella vita, fuori dalla piccola casa mobile di cui non riescono più a fare a meno, come fosse una droga. Ma nessuno sa da dove viene questa particolare droga. Anche se immersi nel proprio dolore, i frequentatori della roulotte formano una sorta di comunità e, quando un giorno scoprono che verrà portata via dalle autorità, si organizzano per evitare di perderla. Diventa quasi comico, se non fosse tragico, vedere come persone non abituate a considerare gli altri devono imparare a collaborare. La trama di questo romanzo è molto innovativa. Se avessi avuto l’occasione, avrei chiesto a Caterina Villa dove le è venuta l’idea. La scrittura è scorrevole e i capitoli brevi mantengono alta la tensione. Tutte queste cose danno forma a un romanzo fatto bene. Per me però c’è troppo dolore in questo libro, e diventa un problema perché, anziché condividerlo con i protagonisti, il dolore crea una distanza tra me e loro e perdo la simpatia che avrei potuto provare per le loro sorti e per le sorti della roulotte. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati