Francesca Lini ha 26 anni e ha una laurea in lingue. Non è sicura di iscriversi anche alla magistrale. “Mi chiedo a cosa mi servirà la laurea in mediazione linguistica. In Italia avere un’istruzione universitaria non è più un modo per emanciparsi, per arrivare da qualche parte”, dice Lini durante una conversazione a Roma. Damiano Fusà, diciott’anni, frequenta l’ultimo anno di un liceo scientifico non lontano dal Colosseo. Roma ha una splendida facciata, dice, ma dietro la realtà è meno rosea: “Cresciamo in un parco giochi per turisti, in una città che per noi è troppo cara”.
Lini e Fusà richiamano gli stessi problemi che sono all’origine di un malcontento diffuso anche in altri paesi europei. L’Italia fa fatica a gestire l’aumento dei prezzi dell’energia e del costo della vita. Chi studia o ha cominciato a lavorare da poco ha enormi difficoltà a trovare un alloggio in affitto a Roma e a Milano. La laurea non garantisce più un impiego stabile. Ma anche chi lavora stenta a tenere il passo con l’aumento dei prezzi, perché gli stipendi non sono adeguati.
Fusà sta per finire il liceo. “Non vedo nessun futuro”, afferma. “I nostri politici investono solo nella guerra e tagliano su tutto il resto”. Questa assenza di prospettive spinge molti giovani a lasciare il paese. Nel 2024 le partenze hanno registrato i livelli più alti degli ultimi anni: 156mila italiani si sono trasferiti all’estero.
La frustrazione diffusa fa da sfondo a un’ondata di proteste partite dalle scuole e dalle università. E non sono solo i giovani a mobilitarsi. Nel sud dell’Italia gli autotrasportatori protestano contro l’aumento del prezzo del carburante, causando problemi di approvvigionamento nei supermercati.
Ma dopo gli scontri del 17 ottobre a Milano, durante i quali diversi negozi sono stati danneggiati e saccheggiati, il dibattito è dominato dai temi dell’ordine pubblico e della sicurezza. Ha colpito la presenza di molti minorenni, anche giovanissimi, che non facevano parte del tradizionale movimento studentesco.
Edifici fatiscenti
In una conferenza stampa a Roma, cinque rappresentanti degli studenti sottolineano che i saccheggi, pur coinvolgendo spesso gruppi diversi, sono un’espressione estrema delle stesse frustrazioni sociali che nutrono anche la loro protesta. Anche se alcuni dicono di non condividerne le modalità, non condannano esplicitamente i saccheggi. Alle domande in merito rispondono criticando la politica e i “media mainstream”, che secondo loro si concentrano solo sui danni, ignorando le motivazioni alla base della protesta.
In realtà molte manifestazioni si stanno svolgendo in modo pacifico. Dall’inizio dell’anno scolastico in diverse città, tra cui Roma, Torino e Firenze, gli studenti stanno occupando le scuole per sottolineare la mancanza di investimenti nell’istruzione. Anche in Italia gli edifici scolastici sono fatiscenti, ci piove dentro e a volte i corridoi sono attraversati dai topi, proprio come in Francia. Gli studenti accusano i politici di aver svenduto il loro futuro in un sistema neoliberista fuori controllo che taglia le risorse pubbliche per l’istruzione, l’edilizia abitativa e la sanità, e destina sempre più fondi al riarmo.
I giovani s’identificano anche nelle manifestazioni scoppiate in Spagna, dove lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, dal suo appartamento in affitto a Madrid ha scatenato una grande mobilitazione contro la crisi degli alloggi.
“Anche a Roma trovare un alloggio a prezzi accessibili è diventato un problema enorme”, afferma Daniele Giannoni, 21 anni, studente di scienze politiche che partecipa a un accampamento di protesta davanti all’università Sapienza. “L’affitto medio è superiore ai mille euro, più o meno lo stipendio di chi entra nel mondo del lavoro”. L’offerta pubblica di alloggi per studenti è limitata, mentre i prezzi sul mercato privato sono alti perché la capitale è un’importante meta turistica: “L’offerta è scarsa, anche perché molti proprietari affittano i loro appartamenti su Airbnb”. Secondo Giannoni, inoltre, Roma dovrebbe tenere lontani gli speculatori immobiliari.
Secondo molti studenti la politica e i “media mainstream” si concentrano solo sui danni, ignorando i motivi della protesta
Gli studenti chiedono di destinare a istruzione, ricerca e alloggi gli investimenti previsti per il riarmo e la difesa. Secondo loro, il governo di destra guidato da Giorgia Meloni risponde solo aumentando la repressione.
Dopo i saccheggi a Milano ha prontamente annunciato un pacchetto di misure sulla sicurezza: d’ora in poi i minorenni considerati un pericolo per l’ordine pubblico possono essere sottoposti a un fermo preventivo fino a 24 ore. Inoltre il governo ha deciso di inviare a Milano, per i prossimi tre mesi, cinquecento militari.
Mobilitazione nazionale
In questo modo si riduce la protesta solo a una questione di mantenimento dell’ordine pubblico, si lamentano gli studenti. Giannoni richiama il divario tra il centro benestante di una città come Milano e le periferie più svantaggiate: “Se i ragazzi di queste periferie cominciano a rubare articoli di lusso che considerano irraggiungibili, dobbiamo anche chiederci come si è arrivati a questo punto”. Beppe Sala, sindaco di Milano, eletto con il centrosinistra, non è contrario a rafforzare la sicurezza, ma dice che la risposta alle proteste non può fermarsi alla repressione.
I rappresentanti del movimento studentesco a Roma hanno pochi rapporti con la politica. A livello locale ci sono contatti sporadici con l’Alleanza Verdi e Sinistra, un piccolo partito progressista di opposizione, afferma Giannoni.
Nel 2027 gli italiani andranno alle urne. Molti studenti dicono che il governo di destra non ha fatto nulla di buono, ma neanche l’opposizione di centrosinistra, a loro avviso questa si limita a discutere delle primarie e non si occupa dei veri problemi del paese.
Milano si prepara ad affrontare nuove tensioni: il 30 ottobre l’Unione sindacale di base (Usb) e altre sigle hanno indetto una giornata di mobilitazione nazionale e in città, come nel resto d’Italia, sono previsti cortei e manifestazioni. L’autunno caldo sembra essere appena cominciato. ◆ oa
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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati