Con il busto inclinato in avanti verso il tavolo, Vladimir Putin lancia uno sguardo poco amichevole al presidente ucraino Petro Porošenko. Davanti a lui ci sono il capo di stato francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel, immobili come statue. È il 17 ottobre del 2014. Per il presidente russo è l’ennesimo impegno di un viaggio in Italia nell’ambito dell’Asem, il forum tra paesi europei e asiatici. Ma ha ancora una persona da vedere, un giovane politico italiano.

L’incontro non figura da nessuna parte. In realtà Putin si è già allontanato dal
MiCo, il centro congressi di Milano, per andare a salutare il suo vecchio amico Silvio Berlusconi, e la cosa non è sfuggita ai giornalisti. Ma nessuno sa che non lontano da lì, in un bar, il leader russo ha appuntamento con Matteo Salvini. In quel momento Salvini è solo un deputato europeo e segretario della Lega nord, un partito italiano razzista e xenofobo, e nessuno può immaginare che quattro anni dopo sarà una delle figure politiche più importanti d’Italia, ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio, ma per Putin è lui la persona da vedere.

La foto di quell’incontro non è uscita subito. Salvini ha aspettato il 9 maggio del 2015 per renderla pubblica sul suo profilo Facebook, accompagnata da poche parole: “Io sto con lui”. La data scelta per diffondere la foto non era casuale: quel giorno ricorreva il 70° anniversario della vittoria nella “grande guerra patriottica” (il modo in cui i russi chiamano il conflitto con le forze naziste durante la seconda guerra mondiale), e il Cremlino aveva organizzato grandi celebrazioni sulla piazza Rossa di Mosca. L’evento era stato snobbato dai principali politici occidentali, ma altri hanno preso posto sulle tribune: intermediari e rappresentanti dell’estrema destra europea, personaggi per lo più sconosciuti.

Nel 2014 tra la Russia e i paesi occidentali è andato tutto storto. Putin è diventato un paria. Nel marzo di quell’anno il presidente russo firmava la legge che formalizzava l’annessione della Crimea al suo paese. In aprile il conflitto fra i separatisti filorussi sostenuti da Mosca e le forze di Kiev nel Donbass, nell’est dell’Ucraina, causava le prime vittime. Un mese dopo il vertice dell’Asem a Milano, nel novembre 2014, Hollande faceva sapere che a causa della situazione nel Donbass avrebbe cancellato la consegna alla Russia di una nave portaelicotteri Mistral. E presto sono arrivate le sanzioni economiche contro Mosca. Le relazioni tra il Cremlino e i governi dei paesi occidentali si sono incrinate, ed è stato a quel punto che i gruppi dell’estrema destra europea, fino a quel momento frequentati con discrezione da Mosca, sono usciti dall’ombra.

Il presidente russo non si fa più problemi a farsi vedere con loro. Lo ha confermato in modo plateale nel marzo del 2017, quando in piena campagna elettorale per le presidenziali francesi ha ricevuto Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra francese Front national (dal 2018 Rassemblement national). “So che lei rappresenta una forza politica in Europa in forte crescita”, le ha detto Putin. Le Pen sembrava al settimo cielo. Fino a quel momento il Cremlino l’aveva considerata solo come una “seconda scelta” dopo François Fillon, il candidato del partito di centrodestra Les Républicains. Ma le difficoltà di Fillon, coinvolto in una serie di inchieste giudiziarie, ha messo Le Pen al centro delle attenzioni di Mosca. E ora arrivava il riconoscimento ufficiale. La foto della stretta di mano con Putin ha fatto il giro del mondo, il tutto mentre la Zvezda, l’emittente tv controllata dal ministero della difesa russo, lanciava su Twitter l’hashtag #jevotemarine (io voto Marine).

“I nostri legami con la Russia sono anche culturali”, ha detto Salvini nel 2014

Nell’agosto 2018 un’altra foto ha fatto notizia. Invitato al matrimonio di Karin Kneissl, ministra degli esteri austriaca vicina al Partito della libertà (Fpö, di estrema destra), Putin ha ballato con la sposa in mezzo a un centinaio di invitati in costumi tradizionali. Per l’occasione erano stati invitati anche alcuni cantanti cosacchi. L’immagine del presidente russo sorridente mentre abbozza qualche passo di danza con Kneissl, nota per le sue critiche all’Unione europea e per le posizioni contro i migranti, ha attirato l’attenzione e ha rafforzato il sospetto che Mosca stesse cercando d’influenzare la politica europea.

A quel punto i politici europei, già diffidenti per i sospetti sul ruolo di Mosca nelle presidenziali statunitensi del 2016 e per le incursioni di hacker russi negli account email di Emmanuel Macron e del suo staff nella campagna elettorale per le presidenziali francesi del 2017, sono entrati in allarme. E ora, mentre si avvicinano le elezioni europee del 26 maggio – in cui la maggior parte delle formazioni di estrema destra dei 28 paesi membri presenterà suoi candidati – la preoccupazione non fa che aumentare.

Neonazisti scandinavi

Secondo i giornalisti tedeschi della redazione di Rnd, i servizi segreti di Berlino hanno indagato sui potenziali legami tra la Russia e gli estremisti di destra, compresi quelli di Alternative für Deutschland (Afd), entrati per la prima volta in parlamento nelle elezioni del 2017. Nel febbraio di quell’anno Frauke Petry, all’epoca leader dell’Afd, è volata a Mosca per incontrare Vyacheslav Volodin, il presidente della duma (la camera bassa del parlamento), e Vladimir Žirinovskij, leader del partito nazionalista Ldpr, in teoria all’opposizione ma in realtà vicino a Putin. Il viaggio ha suscitato molte polemiche perfino nell’Afd.

“Un po’ alla volta il governo russo si è unito all’estrema destra nella battaglia contro la democrazia liberale; si rafforzano reciprocamente e la loro alleanza può indebolire e destabilizzare l’occidente, e in particolare l’Unione europea”, sostiene Anton Shekhovtsov, ricercatore associato all’Institute for euro-atlantic cooperation, con sede a Kiev, e autore del libro Tango noir. Russia and the western far right.

In realtà il terreno era stato preparato molto prima che Putin cominciasse a farsi fotografare con alcuni politici di destra. Nei settori vicini al potere russo non mancavano persone che potessero fare da intermediari. Come per esempio Aleksandr Dugin, teorico e sostenitore dell’eurasismo. Intellettuale poliglotta di 57 anni, Dugin conosce quasi tutti nel mondo della destra illiberale, dagli schieramenti più radicali dell’Europa e degli Stati Uniti fino al Brasile. Fu grazie a lui se nel 2006 lo scrittore francese Alain Soral – amico del comico antisemita Dieudonné e fondatore dell’associazione di estrema destra Egalité et réconciliation – venne invitato a Mosca a un forum sui mezzi d’informazione “non allineati” organizzato da Rossija Segodnija, agenzia di stampa controllata dal governo russo.

Un altro intermediario è l’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev. Il suo nome è sulla lista delle persone colpite dalle sanzioni europee per il suo presunto ruolo nel finanziamento della guerra in Ucraina. Malofeev, che ha 44 anni e la barba curata, ha contribuito molto a stabilire contatti con i partiti di estrema destra europei, a cominciare dal Front national, sia quando il partito era guidato da Jean-Marie Le Pen sia quando il comando è passato a sua figlia Marine. Altri funzionari russi, tra cui alcuni esponenti della chiesa ortodossa, hanno alimentato questi contatti. “Insieme dobbiamo preservare l’Europa cristiana”, proclamava nel 2016 il metropolita Tikhon, molto vicino a Putin.

Un altro personaggio fondamentale è Žirinovskij. Deputato alla duma, noto in passato per i suoi legami con il dittatore iracheno Saddam Hussein, ha organizzato una serie di convegni per unificare i partiti “patriottici” di diversi orizzonti. Žirinovskij controllerebbe le reti che sostengono finanziariamente gli “amici”, anche se lui smentisce. La sua ultima iniziativa risale a giugno del 2018, quando ha organizzato a Mosca il Congresso mondiale dei partiti della pace.

il presidente russo con Marine Le Pen (Roland Schlager, Pool/Reuters/Contrasto)

Anche se l’evento ha attirato meno persone del previsto, la lista degli invitati non lasciava dubbi sulla sua connotazione politica. C’erano gruppi neonazisti russi e scandinavi e l’ex deputato francese Thierry Mariani, che all’epoca faceva parte dei Républicains ma oggi è candidato alle elezioni europee con il partito di Le Pen.

In un breve testo pubblicato il giorno dopo sul social network russo Vkontakte, il gruppo Unificazione e rinascita slava ha rivendicato l’unità d’intenti con le formazioni presenti e in particolare con il Partito nazionaldemocratico tedesco (Npd, neonazista) e con il Movimento di resistenza nordica (Nmr), fondato in Svezia e dichiaratamente razzista, antisemita e ostile all’Unione europea. “Andiamo avanti con la nostra lotta per unire intorno alla Russia e al popolo russo tutte le forze che ci sostengono, soprattutto europee”, si leggeva nel comunicato.

Nel suo ufficio al decimo piano dell’edificio della duma, Žirinovskij, 72 anni, dice che non gli interessa solo l’estrema destra. “Tanto tempo fa avevo chiesto un colloquio con Jacques Chirac, ma ci volevano sei mesi solo per essere ricevuti. Con Marine Le Pen è stato molto più facile”. Sfrontato quando parla in pubblico, questo eterno candidato alle presidenziali russe – il cui partito è strettamente legato al potere – in privato sa essere discreto. “La colpa è degli europei”, dice. “I partiti centristi, conservatori e socialdemocratici, si sono allontanati dalla Russia perché non hanno compreso la questione dell’Ucraina e della Crimea”.

Presunti esperti

Anche gli emissari del vecchio continente sono molto attivi. “Consulenti” europei che vivono in Russia o funzionari che vanno in missione a Mosca, subiscono il fascino di alcuni elementi che caratterizzano la politica di Putin: il nazionalismo, il sogno di un “mondo multipolare”, l’accento sui “valori cristiani” (contro il declino occidentale), il bombardamento propagandistico sull’invasione di migranti in Europa, l’omofobia dichiarata. “I nostri legami con la Russia non sono solo economici ma anche culturali. Putin ha annunciato la sua intenzione di proteggere le identità nazionali e siamo assolutamente con lui”, diceva nel novembre 2014 Salvini in un’intervista al sito russo Lenta.

Salvini con Putin (matteo salvini/twitter)

Visto da Mosca, sembra tutto normale. Non ci sono prove di collusione con i partiti di estrema destra di altri paesi. “Il potere ha un alibi di ferro”, dice sorridendo Kirill Martinov, giornalista di Novaja Gazeta. “Abbiamo vinto la seconda guerra mondiale, quindi non possiamo essere sospettati di essere nazisti o fascisti. È una visione cinica delle cose”.

“In Russia”, prosegue Martinov, “Putin è più a destra di Le Pen, ma non è molto amato dagli estremisti”. Del resto, all’inizio degli anni duemila i nazionalisti russi consideravano il capo del Cremlino un “liberale” ed erano tra i suoi più accaniti oppositori. Ma questo succedeva prima della guerra in Ucraina: da allora una parte di loro si è allineata alle posizioni di Putin. Nel frattempo la propaganda dei mezzi d’informazione vicini al Cremlino ha fatto il resto. “Gli ‘esperti’ di estrema destra sono citati spesso, perché parlano molto bene del paese”, dice Martinov. “Ogni giorno Russia Today mi segnala per esempio un ‘politologo’ tedesco che afferma che siamo sulla buona strada o denuncia la crisi dei migranti. Tutto ciò per dire ai russi che nel loro paese le cose vanno meglio”. E a nessuno importa se il Cremlino definisce il governo ucraino “nazista”, “fascista” o “dittatoriale”.

La Lega in Italia, l’Afd in Germania, l’Fpö in Austria, l’Ukip nel Regno Unito e molte altre formazioni di estrema destra ed euroscettiche hanno buoni rapporti con Mosca. L’italiano Gianluca Savoini, nella Lega dal 1991 e fondatore dell’associazione Lombardia-Russia, si dà molto da fare per il suo amico Salvini, che si è fatto fotografare sulla piazza Rossa con indosso una maglietta su cui era raffigurato Putin. La Lega ha perfino firmato un accordo di “cooperazione” con Russia unita, il partito al potere. Nigel Sussman, membro dell’Ukip e sostenitore della Brexit, viene invitato regolarmente a Mosca, così come Thierry Mariani, che il 14 marzo era al Cremlino per il quinto anniversario dell’annessione della Crimea. Accogliendo lui e gli altri parlamentari, Putin ha affermato: “Spero che voi, e tutti quelli che in Europa la pensano come voi, farete tutto il possibile per ristabilire delle relazioni normali tra la Russia e l’Unione europea e tra la Russia e la Francia”.

Xavier Moreau, un ex paracadutista che vive in Russia da quindici anni, è uno dei francesi che portano avanti la campagna permanente per cancellare le sanzioni imposte a Mosca dopo l’annessione della Crimea, intervenendo su tutte le piattaforme di estrema destra tra cui Egalité et réconciliation. A dicembre Moreau posava trionfalmente sugli Champs-Élysées con un gilet giallo e una bandiera della Repubblica popolare di Donetsk, i territori che si sono autoproclamati indipendenti dall’Ucraina. Accanto a lui c’era Fabrice Sorlin, ex esponente del Front national e dirigente di Dies irae, un’associazione ultranazionalista e cattolica della regione di Bordeaux.

Putin balla con la ministra austriaca Karin Kneissl

Nel settembre del 2014 Sorlin si era proclamato “rappresentante della Francia” al congresso “Famiglie numerose e avvenire dell’umanità”, organizzato a Mosca dall’oligarca Malofeev. “È evidente che la Russia, schierandosi con i valori tradizionali che hanno plasmato l’Europa, è diventata il nuovo elemento di forza su cui dobbiamo appoggiarci”, aveva affermato Sorlin.

Di recente si è fatto notare Pierre Malinowski, ex militare francese ed ex consigliere di Jean-Marie Le Pen, che ha riportato alla luce i resti di un soldato russo che combatté in Francia nella prima guerra mondiale. Nell’impresa sarebbe stato aiutato, dice, da Marion Marechal, nipote di Marine Le Pen. Questo episodio gli ha permesso di incontrare Putin al centro culturale russo di Parigi, in margine all’incontro tra il presidente russo ed Emmanuel Macron. Oggi Malinowski presiede la Fondazione franco-russa per le iniziative storiche, inaugurata in pompa magna a Mosca nell’ottobre 2018 alla presenza di Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino.

“Ma perché investire simbolicamente nei rapporti con Le Pen quando i partiti politici tradizionali francesi, in particolare quelli della destra conservatrice e liberale, hanno sempre visto di buon occhio la Russia e hanno la possibilità di tornare al potere?”, si chiedeva Jean-Yves Camus, ricercatore ed esperto di estrema destra in un articolo del 2018. “La mia ipotesi”, continuava, “è che i vertici politici russi abbiano fatto un’analisi dei rapporti di forza nelle grandi famiglie della destra e siano arrivati alla conclusione che difficilmente la destra di governo favorirà gli interessi russi”.

La Russia di Putin sa anche essere generosa dal punto di vista economico

Tracce italiane

La lista dei militanti dell’estrema destra europea che hanno preso la strada per Mosca è lunga. Tutti chiedono la fine delle sanzioni e tutti sono andati in Crimea. Quasi tutti intervengono regolarmente su Sputnik o RT, la voce del Cremlino in Russia e all’estero. Secondo Shekhovtsov questi gruppi ricavano dei vantaggi dalla vicinanza con Mosca: “Sottolineando la loro affinità ideologica con la Russia, che non è certo un paese marginale, e ottenendo diverse forme di sostegno da Mosca, i partiti di estrema destra possono rivendicare una legittimità alternativa e presentarsi non solo come forza d’opposizione ai principali partiti ma come fronte alternativo dominante”.

Questi legami hanno portato alla nascita di molte associazioni guidate a distanza da Mosca, un elemento che desta grande preoccupazione in Europa. L’organizzazione Cis-Emo (Commonwealth of the independent states – Election monitoring organization) si occupa dall’inizio degli anni duemila di supervisionare le elezioni, in particolare nei territori dell’ex Unione Sovietica che si sono proclamati autonomi e non sono riconosciuti dalla comunità internazionale come l’Ossezia del sud o l’Abkhazia, sottratti alla Georgia alla fine della guerra lampo nel 2008. Il Cis-Emo, sostenuto dalle autorità russe, si presenta come un’alternativa agli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).

Una cosa simile ha fatto l’Eurasian observatory for democracy and elections (Eode), un’ong fondata in Belgio, durante il referendum in Crimea nel 2014. Il gruppo aveva invitato come osservatori gli esponenti di diversi partiti europei di estrema destra. Ufficialmente il Front national aveva declinato l’invito, ma Aymeric Chauprade, all’epoca consigliere di Marine Le Pen per la politica internazionale, faceva parte degli “esperti” sul terreno. Con lui c’erano l’austriaco Ewald Stad­ler (ex Fpö), l’ungherese Béla Kovács (ex Jobbik) e Pavel Chernev, ex braccio destro del leader di Ataka, il partito di estrema destra bulgaro. L’Eode, il cui sito internet ha una versione in russo, continua a essere guidato da Luc Michel, ex componente della Fédération d’action nationale et européenne (Fane), un movimento neonazista sciolto nel 1987.

Tra le altre organizzazioni che fanno da ponte tra Europa e Russia c’è l’Institut de la démocratie et de la coopération (Idc), che ha sede a Parigi ed è stato creato nel 2008 per fare luce sulle violazioni dei diritti umani in Europa e negli Stati Uniti. L’Idc ha rapporti regolari con i principali esponenti della destra radicale francese. La presidente Natalija Naročnitskaja, una storica russa nazionalista, è stata nominata direttamente da Putin.

Ma la Russia di Putin non si limita a una semplice attività di influenza. Sa anche essere generosa dal punto di vista economico. Secondo i dispacci diplomatici diffusi da WikiLeaks e dal sito di giornalismo d’inchiesta bulgaro Bivol, la formazione Ataka, il cui capo Volen Siderov si è spesso distinto per le sue posizioni antisemite e razziste, ha ricevuto finanziamenti da Mosca. Nel novembre del 2011 il Front national francese ha ottenuto un prestito di nove milioni di euro da una banca russa, la First Czech-Russian Bank. Le Pen si è giustificata dicendo che “nessuna banca in Europa” aveva accettato le sue richieste.

In Italia, dopo la pubblicazione del Libro nero della Lega (Laterza 2019), Salvini ha dovuto rispondere alle critiche. Gli autori dell’inchiesta, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, sostengono che la Lega abbia ricevuto soldi da Mosca per finanziare la campagna per le elezioni europee attraverso un’operazione commerciale di compravendita di carburante. L’affare sarebbe stato concluso nell’ottobre 2018, durante la seconda visita a Mosca di Salvini da quando è al governo, su invito di Confindustria Russia, la rappresentanza locale del mondo imprenditoriale italiano.

Mentre il suo mentore parlava con gli uomini d’affari della necessità di cancellare le sanzioni contro la Russia, il fedele Gianluca Savoini avrebbe negoziato all’albergo Metropol, vicino al Cremlino, i dettagli dell’accordo. I due giornalisti del settimanale l’Espresso sembrano poter contare su elementi precisi sull’incontro, ma non hanno la certezza che ci sia effettivamente stata una transazione, e questo ha permesso a Salvini di negare qualunque “traffico di denaro” con Mosca.

Coscienza alterata

Secondo il giornalista russo Kirill Martinov, i legami finanziari tra la Russia e i partiti di estrema destra sono un fatto accertato: “Si tratta di un sistema ‘amichevole’ di finanziamenti, come si faceva ai tempi dell’Unione Sovietica, ma oggi a beneficiarne sono i partiti estremisti”. La svolta del Cremlino in favore di queste formazioni politiche si sarebbe ulteriormente accentuata dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. Una vittoria che Žirinovskij ha festeggiato alla duma bevendo champagne. “La classe dirigente russa si aspettava di poter approfittare dell’amministrazione Trump, ma è rimasta delusa. In compenso guarda con entusiasmo alla Brexit”, continua Martinov.

In effetti la Brexit è stata una manna dal cielo per la Russia, che dopo essere rimasta sorpresa dalla compattezza dell’Unione europea sulla questione delle sanzioni, cerca in ogni modo di rompere questo fronte. E i consiglieri di Putin hanno individuato molto rapidamente i vantaggi che potevano ottenere dalle divisioni e dal malcontento sociale che regna in Europa, alimentato dai gruppi di estrema destra ed euroscettici.

“I politici dei paesi occidentali accusano la Russia d’inferferire nelle elezioni di tutto il mondo. In realtà il problema è ancora più grave. La Russia entra nei loro cervelli e a causa della loro coscienza alterata questi politici non sanno più cosa fare”, ha ironizzato Vladislav Surkov in un articolo uscito di recente su Nezavisimaja Gazeta. Tra i fondatori di Russia unita, consigliere di Putin sull’Ucraina, anche se oggi meno influente che in passato, Surkov è l’artefice del concetto di “democrazia sovrana” che ha ampiamente ispirato, ammantandola di patriottismo, la svolta del Cremlino verso l’estrema destra europea. ◆ adr

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Questo articolo è uscito sul numero 1306 di Internazionale, a pagina 46. Compra questo numero | Abbonati