L’animale più terribile al mondo pesa meno della sua foto. È un’assassina assetata di sangue che si diverte a rovinare le calde serate estive, una killer non esattamente silenziosa che ti becca proprio nei momenti in cui sei più vulnerabile. Questa crudele aguzzina colpisce senza remore, provocando un notevole disagio, nei fragili attimi tra il dormiveglia e il sonno profondo, e così ci si ritrova già esausti prima ancora di cominciare una battaglia persa in partenza, completamente impotenti davanti alla sua spietatezza. Ovviamente sto parlando della zanzara.

Al tramonto, con il ventilatore acceso e la radio a basso volume, lei – è la zanzara femmina a pungerti – parte per la caccia. Il ronzio esasperante delle sue ali, che raggiungono i quattrocento battiti al secondo, ti scatena un brivido lungo la schiena, una sorta di sadico sistema d’allarme per una minaccia che riesci a localizzare solo quando è troppo tardi. Nel momento in cui atterra e ti colpisce, tu non la senti più. La zanzara dirige con precisione i sei sottili stiletti della sua proboscide sulla tua pelle delicata. Due stiletti ti tagliano a brandelli l’epidermide, altri due tengono aperto il buco, dopo di che un ago aspirante esce dal suo involucro protettivo e trangugia dai tre ai cinque milligrammi di sangue. Nel frattempo, il quinto stiletto pompa sottopelle saliva con una sostanza anticoagulante, in modo che l’operazione si svolga senza intoppi e che si riducano le possibilità che tu ti accorga di essere stato punto e la schiacci. Tre giorni dopo, questo simpatico esserino tornerà all’attacco ripetendo il suo impietoso giochetto.

Le piace? Non per forza. La zanzara non ti succhia il sangue per lenire la fame, ma per far crescere le sue uova, anche se questo non significa che non abbia anche lei i suoi gusti. Chi ha il gruppo sanguigno zero, chi si mette fragranze floreali, chi rilascia molta anidride carbonica quando respira, le persone a cui puzzano i piedi o che hanno una temperatura corporea alta e quelle che indossano abiti colorati: tutti questi soggetti hanno una maggiore probabilità di essere tormentati dalle zanzare. Ma in fin dei conti non si tratta di insetti molto esigenti: delle 3.500 specie di zanzara descritte dalla scienza, solo il 10 per cento punge, e una piccola parte di quel 10 per cento predilige gli esseri umani. A tal punto che si sono adattate per pizzicarci.

Varie specie di zanzara che oggi mandano in crisi la nostra quiete notturna e la nostra salute, un tempo erano innocenti abitanti dei boschi: deponevano le uova in pozze d’acqua nei tronchi d’albero e succhiavano preferibilmente il sangue degli animali selvatici. Quando l’essere umano ha cominciato a disboscare e a costruire, gli insetti sono stati costretti a rivedere il loro patrimonio genetico e i loro gusti.

Fino alla punta delle zampine

Se oggi le zanzare sono così difficili da tenere lontane è perché si sono evolute in efficacissimi e ineludibili rilevatori di esseri umani. Dall’estremità delle antenne fino alla punta delle zampine, sono ricoperte di sensori che captano i nostri segnali chimici. Gli scienziati in laboratorio possono mettere fuori uso anche cento di quei geni olfattivi, ma la zanzara mutata continua a scovarci e a bucherellarci. Logico, afferma la neurobiologa Leslie Voss­hall, della Rockefeller university, negli Stati Uniti, che ha contribuito allo studio: “Per la zanzara, l’essere umano e il suo habitat sono una sorta di enorme Walmart dove soddisfare le necessità biologiche”. Un comodo negozio che vende di tutto e dove lei trova il necessario per far crescere le uova.

Il ronzio esasperante delle sue ali, che possono raggiungere i quattrocento battiti al secondo, ti scatena un brivido lungo la schiena

Per i malcapitati non è il massimo della vita. Nel migliore dei casi alcune persone se la cavano con una notte difficile e qualche pomfo che prude, ma la maggior parte dell’umanità è meno fortunata. Quelle stalker ossessive delle zanzare sono l’animale più letale al mondo per noi. Mietono circa un milione di vittime ogni anno. Più di quelle causate dagli stessi esseri umani e molto più della cimice assassina, del serpente, del coccodrillo o di tutti gli altri animali spaventosi con cui condividiamo il pianeta. La zanzara deve questa supremazia non certo alla forza bruta, ma agli straordinari che fa trasportando malattie come la malaria, la dengue, la febbre gialla, lo zika, la febbre del Nilo occidentale e il chikungunya. Per cui non deve sorprendere se noi reagiamo da secoli con fastidio. Sulle tavolette sumere rinvenute in quella che era l’antica Mesopotamia la febbre malarica è attribuita a Nergal, il dio babilonese degli inferi, raffigurato come un insetto simile a una zanzara.

Qualche anno fa sono state trovate tracce di malaria in resti ossei dell’antico Egitto e della Nubia risalenti a migliaia di anni fa, tra cui quelli del faraone Tutankhamon, come racconta lo storico Timothy Winegard nel suo impressionante saggio Zanzare: il più micidiale predatore della storia dell’umanità (HarperCollins Italia 2021). Winegard è risalito alle prime prodezze di questo insetto, e la sua ricerca l’ha portato all’estinzione dei dinosauri (che si ritiene fossero già indeboliti dalle malattie trasmesse dalle punture, prima ancora che il meteorite gli desse il colpo di grazia), al declino dell’Impero romano (pare che le terme fossero incubatrici di larve di zanzara), alla nostra predilezione per il caffè (il repellente perfetto) e il gin-tonic (un efficace rimedio contro la malaria) e a praticamente tutte le grandi battaglie e i sovvertimenti geopolitici. Lo storico definisce la zanzara, senza mezzi termini, “la più potente arma biologica di distruzione di massa della natura”. Sembra eccessivo, ma neanche gli entomologi, che sono una sorta di esperti di personal branding per gli insetti, gli danno torto.

Per la cronaca: quando parliamo della “zanzara” e di quant’è terribile, ci riferiamo solo a quel paio di specie che hanno sulla coscienza tutte le malattie che diffondono e milioni di vittime. Le massime sospettate sono l’Anopheles gambiae e l’Anopheles funestus, vettori della malaria, e l’Aedes aegypti, che porta il resto del catalogo virale ed è una lontana cugina della zanzara tigre, l’Aedes albopictus, una specie che si sta espandendo sempre più a nord.

Lo scopo della scienza è risolvere un persistente problema di salute pubblica, non lo sterminio a sangue freddo di un’intera specie

Insomma, per chi odiava già le zanzare, il peggio deve ancora venire. Nel 2025 in Europa è stato registrato un numero record di contagi dei virus del Nilo occidentale e chikungunya, diffusi dalle zanzare Aedes. Il genere che fa più morti in realtà è l’Anopheles. Solo nel 2024 in Africa la malaria ha mietuto seicentomila vittime. Ogni trenta secondi qualcuno ne muore: significa che, nel tempo che si impiega a leggere quest’articolo, sono morte dieci persone di malaria. Tre quarti delle vittime sono bambini sotto i cinque anni.

Inevitabilmente, dati simili fanno venire voglia a chiunque abbia un po’ di buon senso di sterminare le zanzare. Infatti, con tutto il rispetto per dio e le sue creature, non possiamo semplicemente ammettere che era meglio se alcune specie non fossero mai esistite? Che ci conviene isolare la zanzara ed eliminarla in silenzio? Bart Knols, un entomologo olandese sopravvissuto nove volte alla malaria e ormai da decenni in prima linea nella lotta contro questi insetti, mette un freno all’entusiasmo omicida. Non perché le zanzare siano così essenziali dal punto di vista ecologico (secondo alcuni esperti, il loro ruolo come impollinatrici e la loro posizione nella catena alimentare mondiale sono trascurabili), ma semplicemente perché lo ritiene impossibile. “Al momento non abbiamo nulla con cui eliminarle tutte”.

Tra l’altro, non possiamo dire di non averci mai provato. Basta pensare agli anni cinquanta, quando in tutto il mondo si spargevano pesticidi come il Ddt, che sul momento era efficiente contro le zanzare ma che – lo si sarebbe visto in seguito – provocò uno scempio ecologico, perché non sterminava solo le zanzare ma anche utili visitatori occasionali come libellule, farfalle e coleotteri.

Il centro di studi parassitologici e sui vettori. Buenos Aires, Argentina, 8 settembre 2023 (Irina Werning)

La zanzara, inoltre, si rivelò un capolavoro dell’evoluzione. Ci mise appena sette anni a diventare resistente al Ddt. Nel 1969 l’Organizzazione mondiale della sanità dovette fare marcia indietro: l’obiettivo utopico dell’eliminazione completa della malaria fu abbandonato e si tornò a un semplice “controllo” della malattia.

Si è anche capito che concentrarsi esclusivamente sulle poche specie che trasmettono malattie è impossibile. Eppure è proprio ciò che alcune realtà molto ricche e influenti si sono riproposte di fare. Come l’Alphabet, la società madre di Goo­gle, che con il suo progetto Debug ha dichiarato guerra alla Aedes aegypti. Milioni di zanzare maschio della specie Aedes sono infettate in laboratorio con il batterio Wolbachia, che è naturalmente presente nel 60 per cento di tutte le specie di insetti. Quando questi maschi si accoppiano in natura con femmine della stessa specie non infette, il batterio provoca la morte degli embrioni nelle uova. Ma dal momento che due zanzare entrambe portatrici di Wolbachia possono generare una prole fertile, Google usa l’intelligenza artificiale e la robotica per garantire che nascano esclusivamente maschi. Il sistema però non è perfetto, avverte Knols. “C’è il rischio che una femmina portatrice del batterio riesca a scappare. Se succede, l’intero progetto va a rotoli e si alleva una popolazione immune a questo trucchetto. Una possibilità, tra l’altro, che a Singapore è già realtà”.

Nel frattempo Bill Gates sta provando un’altra strategia. La sua fondazione ha stanziato 75 milioni di dollari per produrre in laboratorio delle zanzare geneticamente modificate. Con la Crispr o altre tecniche molecolari, il genoma delle zanzare può essere modificato in modo da renderle “refrattarie”, cioè non più in grado di sviluppare il parassita della malaria. “È già stato dimostrato in laboratorio; la scienza è ormai abbastanza avanzata da poter modificare le zanzare affinché non trasmettano più le malattie, eppure non credo che sia una tecnica applicabile nel prossimo futuro”, afferma Knols. Da una parte a causa delle riserve che hanno le persone quando si parla di modificazione genetica, e dall’altra perché è impossibile sapere cosa succede se questi geni fuggono e vanno a finire in altri insetti o animali. “La gente si fa molte domande, per esempio perché è stato usato anche materiale genetico del virus dell’herpes, e perfino dei calamari. E poi non è un’azione reversibile: una volta aperta la gabbia con le zanzare geneticamente modificate, è impossibile farle tornare indietro”.

Sulle isole Maldive

Lo stesso Knols lavora da più di vent’anni con vere e proprie trappole per zanzare, usando specifici odori umani sintetici per attirarle a distanza e catturarle. “Appena si cominciano a prendere più zanzare di quante se ne riproducono in natura, la popolazione crolla. In questo modo sono riuscito a ridurre del 95 per cento la popolazione di zanzare in più di dieci isole delle Maldive, senza usare neanche una goccia di pesticida”.

Da sapere
I dubbi sull’eradicazione delle zanzare

◆ Negli ultimi anni i ricercatori hanno messo a punto potenti strumenti genetici che potrebbero permettere di eradicare una volta per tutte le zanzare e altri parassiti. Medici e scienziati sostengono che sia il momento di fare il grande passo: ricorrere all’editing genomico per eliminare le zanzare e mettere fine a malattie come la malaria e la dengue. Ma, sottolinea il Washington Post, “alcuni ricercatori ed esperti di etica ritengono che manipolare in questo modo gli esseri viventi è troppo pericoloso. Anche un insetto piccolo e fastidioso come la zanzara ha forse un valore intrinseco sufficiente per essere preservato”. Un punto di vista sostenuto dal quotidiano catalano Ara: “Le zanzare sono un elemento insostituibile del mondo vivente. Sono il supermercato della biodiversità: le loro larve filtrano la materia organica e costituiscono l’alimento essenziale per pesci e anfibi, mentre gli esemplari adulti sono consumati da uccelli insettivori, pipistrelli e libellule”. Inoltre, svolgono il ruolo di impollinatori per alcune piante. “Come sottolinea la ricercatrice Juana Díez, dell’università Pompeu Fabra di Barcellona, sbarazzarsi delle zanzare non solo sarebbe inutile, ma rappresenterebbe anche una catastrofe ecologica”, scrive Ara. Sul tema è intervenuta anche Doreen Werner, ricercatrice del Centro Leibniz per la ricerca sui paesaggi agricoli di Müncheberg, in Germania. Sul quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung ha scritto: “Senza le zanzare l’intera catena alimentare ne risentirebbe”, perché questi insetti svolgono anche il ruolo di “‘polizia ambientale’, che migliora la qualità dell’acqua rimuovendo i resti vegetali e gli animali morti”.
Alcuni scienziati raccomandano l’eliminazione mirata delle specie più pericolose. “Ma lo sterminio di una sola specie potrebbe anche non produrre l’effetto sperato, soprattutto se le zanzare si adattassero a queste nuove condizioni”, avverte Werner.


La lotta contro le malattie trasmesse dalle zanzare deve avvenire a diversi livelli contemporaneamente, sostiene Knols. Questo significa: curare le persone malate con i farmaci, vaccinare preventivamente la popolazione sana e proteggere i gruppi a rischio facendo dormire le persone sotto le zanzariere e offrendo alloggi migliori. E anche, naturalmente, lottare contro le maledette zanzare. Secondo gli esperti bisogna sbrigarsi ad adottare misure efficaci soprattutto contro la zanzara tigre asiatica: una specie esotica che, a causa del cambiamento climatico, è più presente nei nostri giardini e diffonde malattie contro le quali non abbiamo ancora difese adeguate.

Lo scopo ultimo della scienza è ovviamente risolvere un persistente problema di salute pubblica, non lo sterminio a sangue freddo di un’intera specie animale. Anche se questo potrebbe essere un piacevole effetto collaterale, forse perfino moralmente difendibile.

Nel 2016, su incarico degli istituti statunitensi National academies of sciences, engineering and medicine, un gruppo di esperti si è occupato esattamente di questo problema esistenziale. “Abbiamo riunito persone a cui, proprio come a me, viene istintivo prima di tutto cercare di proteggere le specie”, ha detto Greg Kaeb­nick, dell’Hastings center for
bioethics, negli Stati Uniti.

“Ma un po’ alla volta ci siamo convinti che in questo contesto specifico, per queste determinate specie si può sostenere una solida tesi a favore dell’eradica­zione”. ◆ oa

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati