La passione dell’est per le repubbliche create dal nulla è nota. Alcune furono messe in piedi durante guerre e rivoluzioni. Erano un modo per riempire un vuoto, ma anche il risultato di abili strategie. Nel 1917, l’anno che divide la storia della Russia in due grandi epoche, fu creata la Repubblica sovietica di Naissaar.
Naissaar (Nargö in svedese, Nargen in tedesco) è una piccola isola che oggi fa parte dell’Estonia. È una striscia di terra di 19 chilometri a meno di dieci chilometri dalla capitale Tallinn, di fronte al versante nordoccidentale dell’omonima baia. Lo storico Adamo da Brema menziona “l’isola delle donne” nelle sue Gesta hammaburgensis ecclesiae pontificum (Gesta dei vescovi della chiesa di Amburgo, 1073-1076), chiamandola Terra Feminarum.
Gli edifici militari, che si possono ammirare ancora oggi, furono costruiti per volontà dello zar alla vigilia della prima guerra mondiale
Secondo la leggenda riportata da Adamo, l’isola era abitata da donne bellissime (“quando le donne vi nascono, sono le più belle tra tutte”) e uomini crudeli, che in realtà erano solo pescatori e cacciatori di foche svedesi. Sull’isola sono state trovate monete arabe risalenti a un periodo che va dall’ottavo al decimo secolo. A metà dell’ottocento il territorio di Naissaar era diviso in 34 proprietà agricole ed era abitato da quasi duecento coloni. Nel 1858 fu costruita una piccola chiesa, che dipendeva dalla parrocchia svedese di San Michele a Tallinn, e nel 1874 fu aperta la prima scuola. Anche se la colonizzazione di Naissaar risale al medioevo, dal diciottesimo secolo in poi gli abitanti furono costretti più volte a sgomberare le loro case per fare posto ai soldati perché l’isola era considerata un avamposto difensivo di grande importanza strategica. Gli svedesi nel 1705 avevano costruito sull’isola una piccola fortezza. Poi l’impero zarista costruì un sistema di nove bastioni e infine la famiglia delle nazioni sovietiche avviò la produzione di mine navali.
Gli edifici militari dell’isola, che si possono ammirare ancora oggi, furono costruiti per volontà dello zar alla vigilia della prima guerra mondiale. Nel 1907 furono approvati i piani di difesa e nel 1913 arrivarono i primi operai. Nel 1914 fu disposta la militarizzazione completa dell’isola e vennero allontanati tutti gli abitanti. In quel periodo furono costruiti un porto sulla costa meridionale e una linea ferroviaria a scartamento ridotto nel nord. Era lunga quasi 38 chilometri (oggi è l’unica linea ferroviaria a scartamento ridotto ancora funzionante in Estonia). Anche il sistema di fortificazioni fu potenziato, con bunker e altre installazioni di difesa. Nel luglio del 1914 lo zar Nicola II visitò l’isola per posare la prima pietra di un grande porto militare.
Poco dopo lo scoppio della rivoluzione d’ottobre, il 17 dicembre 1917, l’equipaggio della nave militare Petropavlovsk (poi ribattezzata Marat) e i muratori che avevano costruito la fortezza presero il potere sull’isola, annunciando la creazione di una repubblica socialista indipendente. La neonata nazione prese il nome di Repubblica sovietica dei marinai e dei muratori della fortezza dell’isola di Naissaar (o in versione abbreviata, Repubblica sovietica di Naissaar o Isola indipendente di Nargen).
Stepan Maksimovič Petričenko, un sindacalista anarchico di origini ucraine, diventò il leader del consiglio dei commissari del popolo. Fu proprio il consiglio, formato da un commissario delle finanze, un commissario della salute pubblica e più avanti anche da un commissario dell’istruzione, a proclamare che “ai sensi della legge, Naissaar è oggi una repubblica (sovietica) indipendente”.
Il passo successivo fu quello di scrivere la costituzione. Il consiglio scelse il villaggio di Lõunaküla come capitale e L’internazionale come inno nazionale. Come bandiera della nuova repubblica fu adottato il vessillo rosso e nero dei sindacalisti anarchici. Si pensò anche alla creazione di una valuta indipendente, di cui però non si conosce il nome. La repubblica sovietica riconosceva di fatto l’Estonia, che all’epoca era in lotta per l’indipendenza, mentre il consiglio considerava nemici della nazione sia i bolscevichi sia i tedeschi.
La repubblica rossonera non durò a lungo. La sua breve esistenza fu troncata il 26 febbraio del 1918 con l’occupazione dei territori estoni da parte dell’impero tedesco. Allo sbarco dell’esercito tedesco i soldati russi abbandonarono Naissaar. I marinai si rifugiarono prima a Helsinki e poi sull’isola di Kronstadt, dove il rivoluzionario russo Petričenko sarebbe stato uno dei protagonisti della rivolta del 1921 contro il potere centrale bolscevico di Lenin. La repubblica sovietica isolana durò appena due mesi.
◆ Arrivare e muoversi Il prezzo di un biglietto a/r dall’Italia per Tallinn parte
da 198 euro (Lufthansa, Finnair, Klm). L’isola di Naissaar si può raggiungere dalla capitale estone con i traghetti della compagnia Sunlines. Per maggiori informazioni si può consultare il sito Visit Tallinn (bit.ly/2A3Ld08).
◆ Escursioni Il parco naturale dell’isola ha un sentiero ad anello lungo undici chilometri che parte dall’area campeggio e ha diversi punti di osservazione con pannelli informativi. Per maggiori informazioni si può contattare l’ufficio dei parchi estoni (iimsi.looduskeskus@rmk.ee oppure 00372 676 7842).
◆ Leggere Jaan Kross, Il pazzo dello zar, Iperborea 2016, 19 euro.
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Nel 1918 l’esercito russo in ritirata fece saltare in aria i bunker, la chiesa e altri edifici. Nel 1920 Naissaar entrò ufficialmente a far parte della neonata Estonia (a Tartu, a febbraio del 1920, l’Estonia aveva firmato un trattato di pace con la Repubblica socialista federativa sovietica russa). Con la pace i vecchi residenti poterono tornare sull’isola e contribuire al suo sviluppo: nel 1934 la popolazione totale salì a 450 abitanti. Naissaar si spopolò nuovamente durante la seconda guerra mondiale e rimase una base chiusa dell’esercito sovietico fino alla fine dell’occupazione russa nel 1991.
Una costa selvaggia
Molti edifici risalgono a quel periodo: costruzioni in cemento a scopo difensivo, un casinò, una sauna, un refettorio, una centrale elettrica, una caserma, le case degli ufficiali (frutto delle riparazioni di guerra finlandesi e simili alle casette di legno nel parco Ujazdów a Varsavia) e una fabbrica di mine navali circondata dai binari della ferrovia. Il centro di Naissaar, con le sue costruzioni militari, la caserma e il faro nella zona nord, è collegato tramite la linea ferroviaria a scartamento ridotto. I vecchi edifici agricoli e ittici non sono sopravvissuti al periodo sovietico. La costa dell’isola è selvaggia e varia, con spiagge di ghiaia e massi erratici.
Nel 1991, dopo che l’Estonia ha riacquistato l’indipendenza, Naissaar è stata di nuovo smilitarizzata. Nel 1995 è diventata una riserva naturale. Prima di aprirla ai turisti, lo stato ha dovuto smaltire oltre cinquemila residui di armamenti, soprattutto mine. Se si visita l’isola, bisogna ricordarsi che forse non tutti gli armamenti sono stati rimossi. Al momento ci sono due famiglie che vivono stabilmente a Naissaar.
Cosa c’è da vedere, a parte le costruzioni militari e le rovine della fabbrica di mine navali? Vale la pena di visitare il villaggio di Männiku, dove è possibile ammirare uno degli esempi meglio conservati di caserma sovietica, il faro, una chiesa del periodo tra le due guerre (che qualche anno fa è stata restaurata), un cimitero dell’epoca della guerra di Crimea e i resti di un giardino appartenuto al re di Danimarca Eric VI. ◆ fas
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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati