Disegnami la mappa della tua utopia e ti dirò qual è il tuo peccato. In dieci anni di giornalismo politico ho incontrato molte persone appassionate, vestite in modo stravagante, con idee molto specifiche su come dovrebbe essere il mondo perfetto, alcune delle quali ricoprivano incarichi pubblici, ma non ho mai frequentato un ambiente strano come il brodo ideologico di ammiccanti tecno-utopisti e loschi criptoimbroglioni che c’era l’anno scorso sulla crociera nel Mediterraneo organizzata dalla Coins­Bank, un’azienda che fornisce carte di credito e servizi in bitcoin.

Ecco come è andata.

A ottobre del 2018 un editor di Breaker Magazine mi ha chiamata per chiedermi se volevo andare in crociera sul Mediterraneo per quattro giorni con centinaia di investitori e predicatori criptoinvasati. Paghiamo noi il viaggio, mi ha detto, scrivi un articolo lungo su quello che vedi. Erano le due di notte e io avevo assunto troppa caffeina. Ricordo di avergli spiegato che non sapevo quasi niente né di crociere né di blockchain. Cinque giorni dopo ero al porto di Barcellona pronta per imbarcarmi sulla nave della CoinsBank Blockchain Cruise. A quel punto era troppo tardi per interrogarmi, per la milionesima volta, sulle mie scelte di vita.

Conoscevo i bitcoin solo come mezzo d’investimento prediletto da molti – e sostanzialmente teneri – nerd, e sapevo anche che le criptovalute sono tra i sistemi preferiti di finanziamento non rintracciabile dell’estrema destra. Mi avevano detto che l’avventura avrebbe seguito un tema, garantito dalla presenza di Brock Pierce, il magnate delle criptovalute, ex attore bambino e monumento vivente al fenomeno della peer pressure, la capacità di un gruppo di pari di condizionare le persone (tornerò su di lui dopo). Già immaginavo le serate costretta ad ascoltare criptohippy che descrivevano le facce d’angelo degli elfi spaziali incontrati dopo aver assunto sostanze psichedeliche. Mi aspettavo di soccorrere con acqua e antidolorifici amministratori delegati semicoscienti senza la minima idea di come tornare a casa. Mi aspettavo di farmi prendere la mano e ritrovarmi a inveire contro il governo e a scrivere poesie con il gesso sui muri. Mi aspettavo di ascoltare uomini molto ricchi parlare con aria impassibile di pianificazione fiscale e geometria sacra. Mi aspettavo costumi da bagno con il logo aziendale. Mi aspettavo d’incontrare compiaciuti poliamoristi californiani, sui quali i compiaciuti poliamoristi europei come me hanno sempre da ridire. E alla fine ho visto tutte queste cose, ma vi assicuro che a quel punto mi sono sembrate un sollievo.

Facciamo un passo indietro. Per i pigri che non sono ancora saliti sul carrozzone delle criptovalute, ecco un breve abbecedario basato sulla settimana di ripasso frenetico che ho fatto prima di partire. blockchain è la tecnologia dietro alle criptovalute, che sono dei sistemi monetari elettronici peer-to-peer non regolati da nessuna banca centrale. Il sistema bitcoin, inventato nel 2008 da un genio anonimo (o più geni) che si faceva chiamare Satoshi Nakamoto, è stata la prima valuta digitale. Quelli che hanno comprato bitcoin all’inizio, oggi sulla carta sono miliardari. Di recente sono emerse nuove valute come ethereum, ripple e bitcoin cash e ci sono ovvie ragioni per essere d’accordo con l’idea di decentrare il sistema finanziario. Oltre ai soldi, la tecnologia blockchain può essere usata per tante altre entusiasmanti applicazioni potenziali di cui pochissime persone si interessano. Per esempio, nell’ottobre del 2017 l’artista Kelly Donnelly ha diffuso in rete il video di un inno femminista, I am she, usando ethereum. È stato “il primo video impossibile da bloccare che sia mai stato trasmesso”, secondo Donnelly. Questo significa che le donne che vivono in paesi dove è in vigore la censura, come Iran, Arabia Saudita, Cina e Turchia sono riuscite a guardarlo. Mi sembra una cosa buona.

Ma non è a questo che s’interessano i pezzi grossi, e il più grande cambiamento sociale prodotto finora dalla blockchain è che un ristretto numero di persone è diventato estremamente ricco. Come ha scritto l’esperto David Gerard, scettico nei confronti di questa tecnologia, “il settore delle criptovalute è pieno di imbrogli e imbroglioni. La tecnologia è usata per fare rivendicazioni eccentriche, quasi magiche. Quando cominciano a girare frasi come ‘una forma di denaro completamente nuova’ o ‘le vecchie regole non valgono più’ le persone cominciano a credere a tutto e i ‘diversamente etici’ diventano creativi”.

Poche ore prima di salpare c’è stato un enorme crollo del prezzo dei bitcoin. Mentre m’imbarco sono sorpresa di scoprire che nessuno è particolarmente preoccupato. CoinsBank, la compagnia che ha organizzato la crociera, ha lasciato piccole scatole con regali di benvenuto in ogni stanza. Contengono antidolorifici, Alka-Seltzer, preservativi, il test di gravidanza più scadente del mondo e una bottiglietta di Jägermeister.

Imprenditori delle criptovalute a Phuket, in Thailandia, gennaio 2018 (Taylor Weidman, Bloomberg/Getty Images)

Le donne sono tutte in tiro e hanno l’aria perfetta. Gli uomini, al contrario, sembrano stranamente innaturali, non come dei prodotti chimici, ma come dei pezzi di carne stagionata. Sono quasi tutti bianchi fra i trenta e i cinquant’anni e si stanno impegnando per avere il divertimento per cui hanno pagato migliaia di dollari e allo stesso tempo per rimanere professionali in un contesto in cui le autorità del settore hanno un passato torbido, la tendenza a parlare come predicatori cospirazionisti su YouTube e l’abitudine di apparire nudi e coperti di fragole sulle copertine delle riviste. Tra questi c’è John McAfee, diventato ricco con il software antivirus McAfee prima di lanciarsi sulle criptovalute. È l’uomo con cui la maggior parte dei passeggeri vuole essere fotografata, ed è sempre circondato dalle sue guardie del corpo, che fanno del loro meglio per sembrare più toste degli skinhead russi in completo Armani sul ponte. Ogni tanto McAfee prende possesso del pianoforte nella sala di ritrovo degli ospiti e i giovani con il telefono in mano strepitano per avere la migliore inquadratura. McAfee non è mai stato condannato per omicidio o stupro, ma non allo stesso modo in cui voi o io non siamo mai stati condannati per omicidio o stupro. E la differenza è cruciale. Decido di non intervistarlo. Mi interessa meno di quanto non mi faccia cacare addosso dalla paura, anche se quelli che lo circondano sembrano rilassati. Stanno già vivendo nella criptoutopia al di là dei suoi strani, tenui occhi azzurri.

L’unica persona genuinamente felice che incontro durante il viaggio è Femi, un uomo che nella vita guida carrelli elevatori a Birmingham. Indossa una maglietta con il logo della criptovaluta Dogecoin e mi mostra con fierezza un video in cui si esercita con la spada samurai che ha comprato grazie al suo malloppo di bitcoin. Gli chiedo perché è così fiero del suo selfie con McAfee, considerata la reputazione del soggetto.

“Be’, sì”, dice Femi. Poi sorride. “Ma lui è una leggenda, no? E sua moglie è molto carina”. Non posso biasimarlo. Nei successivi quattro giorni mi trovo a deviare verso Femi e il suo inarrestabile ottimismo ogni volta che sento l’urgenza di buttarmi a mare.

I buoni vecchi dollari

Sulla nave mezza vuota, con la sua moquette fantasia che sembra uscita direttamente da Shining, non si parla granché dei problemi della tecnologia blockchain. Nessuno parla di quanto sia ecologicamente malsano l’intero progetto: secondo alcune stime i bitcoin bruciano tanta energia quanto tutta l’Irlanda, per un bacino di utenti relativamente ristretto. L’unica questione esistenziale riguarda invece quale tra le varie monete e Ico, la raccolta di finanziamenti in criptovaluta, ti renderà il più ricco più velocemente, entro l’alba.

Qui libertà significa libertà di fare soldi. E libertà di fare soldi significa libertà di ammucchiare grandi riserve di ricchezza senza essere tassati o rintracciati. A volte ne parlano perfino pubblicamente, anche se in realtà nessuno è qui davvero per partecipare alle conferenze.

“Ci sono riciclatori di denaro sporco nella stanza?”, chiede la rockstar dei bitcoin Bobby Lee, che evidentemente ha scelto il pubblico sbagliato per questa battuta, ma ci riprova nel caso non avessimo sentito. “Un sacco di riciclatori di denaro tra voi laggiù, vero? Tra di noi ci si riconosce”. Di nuovo nessuno ride. “Dobbiamo spargere la voce che se si vuole vivere in un paese libero è bene avere la libertà di fare soldi”, dice Lee.

Il pubblico rimane silenzioso finché John McAfee non sale sul palco con una giacca bianca, un taglio di capelli da pornostar sul viale del tramonto e un tanfo di fiducia in se stesso. Dice che ogni tipo di tassa è un furto, ed è affascinante come un predicatore religioso da tendone. La folla impazzisce, è l’unico momento in cui vedo il pubblico comportarsi così senza aver bevuto gratis.

Finito il suo intervento gli ascoltatori invadono i passaggi tra le poltrone per avvicinarsi ai loro eroi, ignorando del tutto le “belle ragazze” che hanno appena guadagnato il palco per la discussione “donne nella blockchain”, come spiega il presentatore. È un peccato, perché si perdono il riassunto in perfetta cadenza russa della moderatrice Olga Feldmeier: “Essere una donna nel mondo della blockchain è come andare in bicicletta. Tranne per il fatto che la bicicletta è in fiamme. E anche tutto il resto. E stai andando all’inferno”.

Gli uomini, che sono la maggioranza dei partecipanti paganti, ignorano questo dibattito, tranne quando Tatiana Moroz, una pop star non troppo famosa e imprenditrice delle criptovalute, suggerisce allegramente che quando si tratta di abilità tecniche “forse alle donne semplicemente non piace. Siamo comunicatrici naturali, è divertente starci intorno”.

E qui arriva un grosso applauso.

Capisco perché c’è gente disposta ad affittare una barca per riempirla di investitori: per fare soldi. In questa crociera le entrate si calcolano nelle buone vecchie valute, sterline o dollari. Nessuno dei bar della nave accetta bitcoin: l’unica cosa che ci si può fare qui è, appropriatamente, scommettere. Quello che non capisco è perché qualcuno ha pensato che potesse servire a togliere al tutto la sua aria di schema Ponzi con una squallida estetica cyberpunk.

È solo il primo giorno, ma è chiaro che questa non è la celebrazione del potenziale liberatorio della decentralizzazione finanziaria che mi era stata promessa. Somiglia più a una stanza chiusa a chiave, una sessione di vendita promozionale aggressiva per un pubblico letteralmente prigioniero di criptoinvestitori spendaccioni, la cui unica via di fuga sono le scialuppe di salvataggio. L’intero posto puzza di dopobarba e insicurezza. Ma per capire come opera davvero il potere, bisogna guardare le donne.

Tra i quattrocento passeggeri ci sono almeno centocinquanta “hostess” che vengono dall’Ucraina, dalla Russia e dalla Bielorussia, e molte offrono servizi non specificati. La maggior parte degli eventi blockchain ha un problema di equilibrio tra donne e uomini. Gli organizzatori della crociera hanno permesso al libero mercato di risolvere il problema nel modo che conosce meglio. Se tra di noi non ci sono abbastanza donne, allora assumiamone qualcuna. Non come vere impiegate dell’azienda, naturalmente, ma per andarsene in giro e sembrare deliziose e affascinate. Per quale altro motivo esistono le donne (la CoinsBank, che offriva anche stanze per donne “18+ only”, non ha risposto alle richieste di commento)? I corridoi oscillanti del colosso marino sono pieni di adolescenti lunatiche dell’Europa dell’est in tacchi poco pratici. “ Siamo qui come… come aiutanti”, mi dice una di loro in ascensore. Non alza gli occhi dal telefono. Quella sera un ospite mi dice che i partecipanti maschi ricevono i numeri di stanza delle ragazze via Telegram, a quanto pare il social network preferito dai criptocospiratori.

Più tardi, nell’incubo di fòrmica dal dolce odore sterile che è il ristorante, incontro due giovani donne statunitensi, Lucy e Donna, attrici ed ex hostess che hanno fatto un corso in marketing blockchain. Hanno vinto i biglietti per questo evento e ora, al secondo giorno, sono incazzate ed esauste. E sono le mie nuove migliori amiche.

Lucy e Donna sono entusiaste della tecnologia e consapevoli dei suoi problemi. Sono alte e belle, nella stessa maniera in cui le hostess ucraine sono alte e belle, il che non rende il loro lavoro sulla nave più facile, ma almeno possono scegliere cosa mettersi addosso, al contrario di alcune rappresentanti anglofone che devono strizzarsi dentro costumi da bagno con il marchio Bitcoin. Lucy sembra una Cristina Ricci degli anni novanta, è esausta, indossa un due pezzi giallo aderente delle Nasty Gal. Parla in modo diretto di come i soldi stiano sabotando le buone intenzioni di “persone che hanno fatto soldi a palate molto in fretta”. Mi dice che quando le persone scoprono che è esperta di criptovalute “istintivamente vogliono diventare mie amiche. Se diventi importante in questo mondo, è quasi come essere in una setta”.

Donna è schietta su quanto è duro il lavoro di hostess. La pagavano per andare alle feste. “Tutti recitano in quelle situazioni, e verso la fine si crea una situazione del tipo: se devo socializzare ancora con qualcuno, ho bisogno di almeno altri due bicchieri”.

“Siamo ragazze giovani e carine,” dice Lucy, “e a volte la gente di questo settore può intimidire, per cui qualcuno può sentirsi più a suo agio a parlare con una donna più giovane. Magari pensa: ‘Oh, lei non cercherà di darmi delle lezioni’”.

Un uomo robusto con gli incisivi anneriti segue Donna al buffet chiedendole perché mangia patatine fritte, perché parla inglese e se è una hostess. Trova il nostro tavolo e si lascia cadere tra noi mentre blatera qualche frase da rimorchio e tira Donna verso di sé. Lei cerca di scansarlo educatamente, il problema è che per farlo deve parlargli ed è proprio quello che vuole lui.

Siamo intrappolati in una dimostrazione galleggiante di come il libero mercato può essere pericoloso per le donne

Il mio piano b

La mattina successiva la palestra è piena di ballerine annoiate in pausa che indossano magliette dell’azienda e si allenano svogliatamente facendo esercizi alla sbarra. Dalle casse rimbomba una canzone di Ed Sheeran che dice di essere innamorato della forma che abbiamo. Mi rendo conto che il mio piano per convincere gli investitori a parlarmi, basato sul fatto di essere una delle poche donne a bordo di una barca piena di nerd, ha bisogno di essere rivisto.

Non sono alta tre metri e non ho ventidue anni, sono una minuta e iperattiva donna bianca, con i capelli strani e poco senso della misura, quindi passo a un già rodato piano b e comincio a fare leva sull’immaginario della ragazza folletto esagitata. Non è propriamente una farsa, sono una pessima attrice. È più un modo di esasperare quegli aspetti della mia personalità che gli uomini tendono a trovare graziosi, ridacchiare un po’ di più, grattarmi il culo un po’ di meno e sperare che nessuno mi cerchi su Google. Aiuta il fatto che non devo fingere di essere all’oscuro dei drammi della criptoscena, devo solo fingere che me ne freghi qualcosa.

Ve lo dico perché è importante capire come funziona il potere in situazioni come questa. Il mio metodo non è meno artificioso di qualunque cosa facciano le hostess. In effetti, con grande sollievo, sto facendo deprecabilmente affidamento su di loro per giocare il mio numero da sorellina punk (ho trentadue anni). Gli uomini che incontro non si stancano di dirmi quanto sia diversa dalle altre ragazze qui. Hanno ragione. Sono diversa dalle altre ragazze per il fatto che sono più vecchia, possiedo un maggiore capitale sociale e probabilmente guadagno di più. Questo significa che posso permettermi di avere meno pazienza.

Tantissimi degli uomini che sono sulla nave mi dicono che non sono a loro agio con il fatto che delle donne attraenti siano pagate per far finta di voler essere lì. Ma nessuno di loro lo dice ad alta voce, fatta eccezione per Swanny, un ragazzo australiano in una felpa con cappuccio che urla: “Che schifo, cazzo! Vogliamo solo parlare di cripto!”.

Tutto questo è sintomo di una microeconomia in difficoltà, come spiega Muhammad Salman Anjum, un investitore che cena ogni sera da solo al buffet della hall. Rispetto alla presenza di tutte queste belle ragazze ha un atteggiamento pragmatico. “Uno degli elementi chiave di blockchain è fare raccolta fondi per le Ico. Quindi puoi immaginare perché le ragazze siano qui, per coccolare gli investitori. È un momento difficile”.

Nel 2017, dice Salman, era relativamente facile trovare i fondi per una Ico a nove cifre. Ora che i prezzi delle criptovalute sono crollati, l’offerta di Ico “sta esplodendo, mentre la domanda degli investitori diminuisce”. Visto che l’umore del momento è prudente tendente al terrorizzato, queste affascinanti modelle sembrano essere state assunte per dare alla nave – e ai selfie dei passeggeri – l’apparenza scintillante dei tempi del boom del 2017.

Insicurezza alle stelle

Uno dei modi attraverso cui gli uomini legano tra loro è esercitando collettivamente il potere sulle donne. Questo è il motivo per cui gli affari vengono ancora conclusi nei locali di spogliarello, anche nella Silicon valley, e spiega perché le conferenze del settore tecnologico sono famose per le modelle usate per fare pubblicità. Si crea un’atmosfera di fratellanza e privilegio che fa nascere complicità tra gli uomini ricchi. È importante tenerlo a mente se avete intenzione di fare investimenti eticamente fantasiosi.

Tutti i relatori della crociera cercano di vendere promesse di responsabilità condivisa, comunità e libertà, ma nessuno sa chi è tenuto a rispondere di tutto questo. Non è colpa di nessuno se siamo intrappolati in una dimostrazione galleggiante di come il libero mercato e il capitalismo possono danneggiare le donne, considerato che soldi e potere sono cose che le donne tendenzialmente possiedono in minor quantità.

Non è così che vanno di solito gli eventi blockchain. Lo so perché molte persone che nella vita hanno fatto scelte diverse dalle mie me lo hanno detto nell’arco di una settimana, e io ci credo. Ma sapete, sono nuova qui. Devo basarmi su quello che vedo, e quello che vedo è l’approccio più trito e noiosamente maschilista alla tecnoutopia per cui sia mai stata pagata per non divertirmi.

A mezzanotte del terzo giorno l’insicurezza provocata dall’alcol è schizzata alle stelle. Sul ponte c’è una festa da ballo russa a tema pirata. Uno show di luci allucinogene pulsa sul Mediterraneo nero intorno a noi, a tempo con il ritmo frenetico della musica, che sembra un robot bambino che sta facendo i capricci dentro a un cassonetto dell’immondizia. Le modelle fluttuano ascoltando spiegazioni gridate su ethereum, gli investitori si contorcono vagando sul ponte e trangugiano cocktail pagati da qualcun altro. Basta, non parliamo mai più di questa festa.

La mattina successiva mi rendo conto che tutti fingono di divertirsi facendo il tipo di cose che secondo loro fanno i ricchi per divertirsi: scommettere, bere, farsi intrattenere da belle donne. Ma nessuno sembra rilassato. Questa non è la pigra arroganza delle persone nate con i soldi. È lo sfoggio ansioso e triste di chi è diventato ricco improvvisamente e si aspetta di sentirsi dire da un momento all’altro che non merita niente di quello che gli hanno fatto desiderare. L’utopia sembra molto lontana.

La cultura di ogni comunità riflette la sua realtà economica, e il mondo blockchain è alimentato in larga parte dalla paura di essere tagliati fuori. Dalla paura che una strabiliante opportunità di cui cogli solo in parte il senso sia sul punto di sfuggirti dalle mani. Lo capisco, davvero. Anche io ero una bambina solitaria e intelligente che come la maggior parte dei bambini solitari e intelligenti ha conosciuto l’orrore speciale di stimarsi pochissimo e troppo allo stesso tempo. Sono suscettibile alla paura di perdermi le cose così come alla seduzione di avere persone intorno a dirmi che sono importante, come qualsiasi altro nerd. Per fortuna il divertimento di questa nave è progettato esplicitamente per escludere le persone come me. Donne, intendo.

L’imprenditore John McAfee a Phuket, in Thailandia, gennaio 2018 (Taylor Weidman, Bloomberg/Getty Images)

Più femministe

Le poche donne su questa nave che non sono pagate per fingere di divertirsi si divertono poco. Ashlie Meredith della Mouse­Belt mi dice che è rimasta molto delusa dalla discussione su donne e bitcoin. “Quando ho sentito che queste donne erano state pagate per venire qui, ho pensato: se possono pagare delle donne per stare qui a fare festa, perché non hanno pagato delle donne per farle venire qui con una di borsa di studio?”.

È scettica sul modo in cui s’incensa il mondo delle criptovalute: “Quando queste donne parlano del fatto che siamo di fronte a una nuova industria dove non ci sono barriere, di come possiamo costruirla a nostro piacimento, penso che siano solo cazzate. Questo mondo non è venuto fuori dal nulla. Tutto questo entusiasmo arriva spesso da posti dove le donne sono trattate con ostilità, come 4chan. La blockchain non ha bisogno di più donne, ha bisogno di più femministe”.

Non tutti i ragazzi se la stanno spassando. Josh, hacker e attivista australiano a cui questa crociera è stata “regalata” dal suo datore di lavoro, non si sta divertendo. Perché? “Per colpa del maschilismo e della misoginia”, dice. “Ho visto persone che dovrebbero essere d’ispirazione in questo mondo coprire la voce di una donna durante discussioni in cui la donna aveva ragione”. Gesticola in direzione delle hostess che sono sul ponte inondato di neon. “E loro, loro non vogliono essere qui, stanno lavorando. È solo un altro esercizio di misoginia per far sembrare i nerd più fighi nelle foto. Sembra di essere in un bordello, è disgustoso”.

In ogni caso, almeno sto indossando i calzini nuovi forniti dalla CoinsBank, l’unico gadget utile nella cacofonia di porcherie kitsch distribuite all’inizio della crociera. Chi non ha bisogno di calze nuove? Queste hanno una frase edificante per ogni giorno e una tabella di marcia che ci ricorda dove siamo. È sabato, stiamo per passare davanti a Montecarlo e il messaggio sulle calze è: “Un uomo ha sempre ragione”.

Giustizia e stato di natura

Di solito nei carrozzoni ideologici esiste una distinzione tra gli approfittatori e quelli che ci credono davvero. Gli approfittatori sono lì per la fama e per i soldi e direbbero qualsiasi stronzata per ottenerli. Quelli che ci credono accettano i soldi e la fama come prova inevitabile della loro genialità. E poi esiste un raro sottogruppo di sociopatici incredibilmente pericolosi, quelli immersi in un incubo libertario di illuminismo oscuro per i quali la vera fede è il raggiro. Per molti di loro, inclusi non pochi che si trovano su questa nave, fregare le persone per il proprio profitto non è solo un effetto collaterale di una filosofia economica o la dimostrazione di un concetto, è una vocazione sacra. Per loro la presenza di ladri ed esperti di schema Ponzi significa che il libero mercato sta fiorendo.

Roger Ver è uno che ci crede davvero. “Il mio futuro ideale”, mi dice appena accendo il registratore, “è un futuro in cui ogni persona controlla al 100 per cento i suoi soldi e non deve ricevere il permesso da nessun politico o banchiere per usare i suoi soldi dovunque nel mondo. Sto cercando di costruire gli strumenti per renderlo possibile”.

Phuket, Thailandia, gennaio 2018 (Taylor Weidman, Bloomberg/Getty Images)

Ver non è un ultraliberale, preferisce il termine “volontariale”. “L’idea è che tutte le interazioni umane dovrebbero partire da una base volontaria. Per esempio: tu mi hai chiesto di fare un’intervista, non mi hai detto che dovevo farlo. Eppure le persone non applicano gli stessi standard morali ai governi che costringono la gente a fare cose contro la loro volontà”. Ver mi ha concesso 15 minuti, e me ne servono circa la metà per capire quanto sia introverso. Sarebbe più evidente se non avesse il bell’aspetto di un campione di football del college, con quegli spaventosi denti americani troppi perfetti e l’abbronzatura permanente di una persona che sarà sempre considerata un expat e mai un immigrato. Legalmente risiede a Saint Kitts, presumibilmente per questioni fiscali. Ma non è molto bravo nel contatto visivo e il suo linguaggio del corpo cambia appena gli chiedo quali sono i suoi libri di fantascienza preferiti. Penso che sia la prima volta in tutta la settimana che parlo con qualcuno che abbia letto Robert Heinlein. È la prima volta in tutta la settimana che incontro qualcuno che sia davvero interessato a parlare di filosofia economica. O di femminismo.

Abbiamo una breve e interessante discussione sulla possibilità che esista la giustizia tra generi nello stato di natura. Gli chiedo come può avere senso il “volontarialismo” in una cultura in cui gli uomini ricchi hanno un sacco di potere e le giovani donne molto meno. Ver risponde dicendo qualcosa che nessun altro su questa nave – e molti pochi uomini che ho incontrato – ha il coraggio di dire: “Non lo so. Devo confessare che personalmente non mi interessa affatto la parità di genere. Ma penso che questo sia dovuto al fatto che raramente incontro la gente di persona. Quasi tutte le mie interazioni sono via email e dalla tastiera, e preferisco così. Tutti pensano che sia un tipo estroverso. No, preferisco stare a casa da solo davanti al mio computer”.

Il mio editor mi avvisa che Ver è notoriamente un ego-mostro, ma la prima impressione che ho di lui è che sia in realtà molto timido. Non lo vedo sulle piste da ballo o nelle sale da poker. Naturalmente per quanto ne so potrebbe essere stato tutto il tempo a spassarsela con una modella ucraina da qualche parte lontano dai riflettori, ma sospetto di no. Sospetto che stesse facendo quello che fa normalmente: litigare su internet.

Ho una domanda

Più tardi Ver prende parte a un dibattito all’ultimo sangue con Jimmy Song, il fondamentalista dei bitcoin. Discutono della faida tra bitcoin e bitcoin cash, una variante dei bitcoin. Dovrebbe essere uno scambio di battute eleganti, ma ci mette dieci minuti a diventare una roba disgustosa. Ver si arrabbia, diventa rosso in faccia e comincia a comportarsi in modo meschino, come quando pretende di sapere dal suo avversario se ha mai letto Adam Smith dall’inizio alla fine. Perde il dibattito di brutto, un po’ perché il suo cervello sembra essere settato permanentemente sulla modalità foglio di calcolo, ma soprattutto perché ha dimenticato la legge fondamentale dei dibattiti, che guarda caso si applica anche alle relazioni: la persona che ci tiene di più perde sempre.

Mi viene concesso di fare una domanda. “Sono venuta qui per scoprire la politica e la visione delle criptovalute”, dico testando il microfono, “quindi mi chiedevo se potete dirmi perché dovrei crederci, dopo aver visto quello che ho visto”.

La domanda non gli torna. Sia Ver sia Vays cercano di convincermi che la loro moneta è la migliore in cui investire. Mi trovo a pensare a quella che alcuni filosofi chiamano politica prefigurativa: l’idea secondo cui parte del modo in cui crei un mondo migliore – qualunque cosa significhi per te – è vivere come se ci fossi già dentro. Cioè il lavoro di creare una nuova società non può essere scisso dal lavoro che serve per sopravvivere in quella attuale con i propri princìpi intatti. Portata all’estremo, è come una specie di magia empatica: l’ho vista in azione nel movimento Occupy otto anni fa, quando piccole comunità autonome nascevano come funghi nelle capitali finanziarie del mondo, con mense dei poveri, biblioteche gratuite e una gentilezza ribelle e programmatica. Detto in modo ancora più semplice, si può capire molto delle idee politiche di qualcuno osservando le feste che organizza. Per molti degli uomini che partecipano a questa bisboccia galleggiante, sicuramente per una certa fazione di libertari vicini all’estrema destra, libertà significa semplicemente libertà dalle conseguenze.

Pierce, come molti altri criptohippy, ha la qualità speciale dell’innocenza, che ho riscontrato solo in giovani uomini bianchi

Piatti tiepidi di luoghi comuni e vassoi traboccanti di pensiero fuori dagli schemi sono disponibili al buffet all you can eat dei criptolibertari, solo che c’è un retrogusto di marcio. Una morsa allo stomaco. Ci sono flaconi di detergente antibatterico poggiati su ogni superficie piana eppure è impossibile non sentirsi contaminati.

L’atmosfera di celebrità è particolarmente infettiva. E la celebrità delle celebrità su questa nave è Brock Pierce, che è tutta un’altra specie di idealista.

Ci sono centinaia di motivi per cui probabilmente non dovreste fidarvi di Brock Pierce, e se foste al mio posto ne avreste uno in più: è come un condensato di tutti quegli ambigui fidanzati dai quali le mie sorelle hanno tentato di mettermi in guardia. È alto un metro e sessanta ed è vestito sempre da cowboy. Vaga ruotando le dita e molleggiando la testa verso lo stereo in miniatura che porta in giro. Brock Pierce è una divinità minore del gruppo di quelli che hanno paura di fallire, e per quel che vale mi sta simpatico. Lo incontro quando si unisce al Coup, un gioco basato sul bluff dove confondi i tuoi avversari fingendo di essere più ricco e potente di quanto tu non sia davvero. Un sacco di gente su questa nave è brava a questo gioco. Io lo adoro e sono una schiappa. Pierce vince senza troppo sforzo mentre spiega che discende dalla stessa famiglia Percy che ha provato ad assassinare varie regine d’Inghilterra sette secoli fa.

“So come giocare al gioco di pensare solo a se stessi, è noioso,” dice, “sono passato oltre”. Poi mi dà una spilletta di metallo che rappresenta il cubo di Metatron, il simbolo del suo “futuro attuale di comunità famiglia”, dice, lanciandosi in una breve spiegazione di geometria sacra. “È uno dei simboli più potenti che esistano. È il seme della luce, il modello delle genesi della creazione, da dove viene la vita intera”.

Pierce mi dice che nessuno della “sua gente” è motivato dai soldi. “Ed è la ragione per cui siamo stati benedetti con più soldi di chiunque altro. Più rendi i soldi il tuo obiettivo, meno ne farai, a meno che tu non sia un ladro. Queste sono le persone per cui mi dispiace di più, le persone che hanno tutti questi soldi e nient’altro sono le persone più povere che conosco”.

Io ne ho conosciute di più povere, ma rovinerei l’atmosfera se lo dicessi. Dall’altoparlante di Pierce esce Despacito di Luis Fonsi, si balla sul ponte in pieno giorno.

Finalmente a terra

Tutti quelli intorno a Pierce sembrano volerlo proteggere, principalmente da se stesso e dalla sua capacità di aprire il cuore e accogliere e dispensare caleidoscopi artificiali di filosofie criptospirituali a chiunque incontri.

“Satoshi era una donna”, annuncia Pierce sul palco. La rivelazione non viene accolta bene come sperava. A Pierce piacciono davvero le donne, ma in fondo gli piacciono davvero tutti. Trova parole positive perfino per il suo ex socio e stratega dell’estrema destra, Steve Bannon. Nel mondo di Pierce tutto succede per un motivo e tutto alla fine andrà per il meglio.

La deontologia mi obbliga a ricordare lo scandalo di pedofilia che ha coinvolto Marc Collins-Rector, l’ex socio di Pierce. Collins-Rector si è dichiarato colpevole di aver trasportato minori attraverso i confini degli stati per fare sesso con loro. Pierce, il cui nome era saltato fuori in alcune cause per molestie sessuali che si sono concluse con patteggiamenti o archiviazioni, nega qualsiasi colpa.

Non gli piace parlarne – a chi piacerebbe? – ma tutto il torbido affare cade a fagiolo nella storia complessiva di Brock Pierce, una storia in cui il bisogno di approvazione, combinato alla tendenza a presupporre che tutti agiscono in buona fede, raramente rimane impunito. Anche se sei ricco e famoso. Soprattutto se lo sei, forse. Pierce, come molti altri criptohippy, ha la qualità speciale dell’innocenza, che ho riscontrato solo in giovani uomini bianchi benestanti, e che è affascinante e inquietante allo stesso tempo.

Ma in fin dei conti anche Pierce, come Ver, ha un nocciolo etico seppellito sotto il criptomisticismo dagli occhi bovini. Per molti altri su questa nave l’etica è solo un altro ingombrante insieme di regole e regolamenti. In due occasioni ho sentito Pierce dire che le prime lettere di evolve (evolvere) sono evol. Leggetele al contrario e avrete love (amore).

Se fosse stato chiunque altro avrei sospettato che Pierce stesse trollando l’intera comunità per vedere per quanto tempo avrebbe potuto parlare come l’etichetta di un frullato prima essere preso a schiaffi. Quando non pensa al fatto che le persone possono essere crudeli e prevaricatrici, Pierce è fiducioso in modo quasi preternaturale. Sarebbe un eccellente leader di qualche culto, se avesse malizia e capacità di concentrazione.

Quella festa è stata l’unica parte dell’intera avventura che mi ha infuso un minimo di speranza per il futuro dell’umanità

Comunque, quando m’invita a scendere dalla nave a Ibiza per assistere a una conferenza ancora più esclusiva, ovviamente dico di sì.

Essendo cresciuta nel Regno Unito, l’isola spagnola di Ibiza mi fa pensare a ragazzotti britannici ubriachi che vanno in vacanza alla ricerca di sonorità esotiche e infezioni del tutto prevedibili. Non avevo realizzato che fosse anche un posto strepitosamente bello. Alla fine della stagione estiva la brezza frizzante sembra una lunga esalazione calma. Ci mettiamo parecchio a superare fattorie e paesini per arrivare alla villa Futurama Blockchain – sì, si chiama davvero così – per la conferenza.

Criptocrati gironzolano in magliette polo, irritabili e affamati. Ci sono cioccolatini squisiti su cui sono impressi i loghi di varie Ico, ma nessun altro tipo di cibo. Nessuno sa dove dormirà, perché c’è stato un problema con le prenotazioni, ma ci sono decine di migliaia di dollari in poltrone Hans Wegner che coprono il prato appena posato (scusate, sono caduta in un buco di internet qualche mese fa e mi sono appassionata alla storia delle sedie. Non tutti qui apprezzeranno il design classico scandinavo di metà secolo, ma vedere quelle sedie impilate così sconsideratamente mi fa venire da piangere).

Nessuno parla molto dello scintillante futuro costellato di monete truffa. Ma non si parla molto nemmeno del presente.

Sulla terraferma il fascismo si sta infiltrando nel nord del mondo e quasi tutti qui vengono da qualche forma di esperimento fallimentare pseudodemocratico che si fa chiamare stato, e niente di tutto ciò viene menzionato se non come un ulteriore motivo per comprare bitcoin. O bitcoin cash. Come vi pare. Ho incontrato molte persone convinte che il miglior modo per sopravvivere al ventunesimo secolo sia separarsene. Da gentili ambientalisti anarchici che vivono sugli alberi a fighetti della Silicon valley che riempiono i loro bunker di bevande sostitutive dei pasti, ci sono persone di tutti i generi e di ogni posizione politica che cercano di buttarsi a mare dalla buona vecchia nave Realtà, prima di essere spinti giù, ma non ho mai incontrato tanta gente che tenta apertamente di truffare più compagni di viaggio possibili durante la discesa.

L’ultima festa

Più tardi, quella notte, vicino alla piscina comincia un altro party alcolico. Io sono stanca, annoiata e mi stendo sulla terrazza per giocare al telefono. Poco dopo scopro che questo ha creato un problema: l’organizzatore dell’evento, Miguel, si avvicina e mi spiega che ho ascoltato per sbaglio una conversazione su un affare supersegreto che riguarda le criptovalute. Avrei sentito se avessi ascoltato, ma non lo stavo facendo, perché non m’interessa, davvero. Voglio solo parlare con qualcuno che non stia cercando di vendermi qualcosa o comprare un pezzo di me o entrambe le cose.

Niente di tutto questo convince Miguel. È stato informato in ritardo che in giro c’è una giornalista che sta prendendo appunti, e ora pretende di vederli, una cosa che non va assolutamente bene. Diventa aggressivo. Gli faccio ascoltare qualcuna delle mie ultime registrazioni per farlo smettere di urlare. Si calma e mi chiede se ho intenzione di scrivere a riguardo. Gesticola in direzione delle hostess, molte delle quali stanno lì drappeggiate sui mobili parlando principalmente tra di loro, divertendosi molto di più di quanto non si stessero divertendo sulla nave.

Mi rifiuto di cancellare i miei appunti sull’ineluttabile fatto che tante giovani donne sono state assunte per intrattenere gli uomini ricchi della scena. Gli spiego che non è così che funziona il giornalismo. Miguel si sta impanicando, la mia presenza è un problema. Qualcuno alla fine ha cercato il mio nome su Google. Ed è pericoloso essere una donna che ha visto un uomo potente fare qualcosa di cui non va fiero. Sono preparata a essere buttata fuori. Odio questo posto e me ne voglio andare a casa. Invece vado a finire la serata a casa di Brock Pierce dove, per la prima volta in una settimana, comincio a divertirmi davvero.

Prometto di non scrivere cosa succede a questa festa perché non sto lavorando e mantengo le promesse, anche se è stata l’unica parte dell’intera avventura che mi ha infuso un minimo di speranza per il futuro dell’umanità.

Il mondo ha ancora bisogno di hippy, per quanto insopportabili, e io vengo da una cultura in cui la gente apre le proprie case agli sconosciuti, si sforza di vedere il meglio negli altri, indossa gioielli poco eleganti e condivide quello che ha. Sono fatti così anche i criptofricchettoni. Mi lascio andare con sollievo. Potrei essermi ubriacata a morte e aver scritto poesie socialiste con i gessetti sul muro. Potrei aver ascoltato uomini d’affari morigerati dall’aria smarrita raccontarmi delle loro preferenze sessuali mentre gli hippy suonavano alla chitarra le solite canzoni alle quattro del mattino. Potrei essermi addormentata in una cucciolata di futuristi semisvestiti. Ho promesso che non avrei dato altri dettagli.

Penso che i dettagli sarebbero meno sconvolgenti – e più rassicuranti – di quanto le persone coinvolte temono, ma chi sono io per giudicare? Vengo da una comunità in cui sesso e droga non sono qualcosa di cui vergognarsi, ma sessismo e coercizione lo sono. Una comunità in cui se uno sconosciuto ti dice che puoi andare a casa sua quando ti pare e stare quanto vuoi, lo pensa davvero (mentre scrivo una ragazza che ho conosciuto a quella festa dorme sul divano dietro di me. Sto cercando di digitare silenziosamente).

In terrazza, nella nebbia mattutina un collaboratore di Pierce che si fa chiamare Fulmine si prende del tempo per spiegarmi come la tecnologia blockchain potrebbe aiutare a sostituire lo stato con “organizzazioni autonome decentralizzate che hanno regole stabilite e amministrate da codici informatici”. Fulmine ha lunghi capelli bianchi e sembra esattamente il tipo d’uomo che in un film d’azione chiameresti per un ultimo lavoretto. Mi dice che un giorno sarà possibile automatizzare la burocrazia, prevenendo la tragedia dei beni comuni – una situazione che si verifica quando diversi individui usano un bene comune per interessi personali e agiscono in modo contrario al bene comune – assicurando così che le risorse siano massimizzate e le regole siano giuste. “Ovviamente”, aggiunge, “devi passare un sacco di tempo a lavorare alle regole e assicurarti che tutti siano d’accordo”.

Filosofia farlocca

In nome dello spirito comunitario, Fulmine mi accompagna a vedere dei bagni hippy appena costruiti, che hanno delle belle piastrelle, ma non le porte, e gentilmente fa la guardia per me. Poi torniamo alla conferenza. Pierce sta tenendo banco in mezzo a un cerchio di persone che non hanno mai incontrato nessuno di così strano e interessante, tra cui alcuni partecipanti a un concorso che hanno vinto un’ora della sua compagnia.

Parla di come salvare le foreste pluviali, del suo piano personale per ripopolare Puerto Rico, di come guarire il mondo con l’amore. “Stiamo creando divisioni sempre più grandi quando avremmo bisogno di unità. Quest’unità si prende un momento di tempo per riconoscere che le persone hanno visioni diverse rispetto alla tua e si prende il tempo per capire e ascoltare, non solo attaccare gli altri”.

Gli investitori sono rapiti, Pierce è persuasivo, ma come ogni botta da sostanze stupefacenti, l’effetto dell’atmosfera che ha creato diminuisce lasciandoti confuso e arrabbiato. Quando alla fine arriva da mangiare, ho cinque minuti per trangugiare quello che probabilmente sarà il mio unico pasto del giorno, ed è anche l’unica cosa che offre la casa: una montagna di uova di salmone che sembrano gioielli e una pila di aragoste.

Mi torna in mente la filosofia farlocca di Jordan Peterson, pseudoprofeta intellettuale dell’internet dei maschi, secondo cui abbiano molto in comune con le aragoste, a cominciare dalla lotta per la supremazia. Mi viene in mente guardando la montagna fumante di crostacei servita e attaccata immediatamente, le aragoste in cima mangiate a loro volta da uomini che indossano completi da diecimila dollari e hanno indirizzi di lavoro scelti per non pagare le tasse. Non mangio da ieri sera e qui ci sono solo aragoste. Inalo il profumo delle aragoste meglio che posso e ha il sapore del vero amore caldo dei miei vent’anni: delizioso e sospetto e mai abbastanza da venire in contatto con il contorno.

Trovo che nella disgustosa utopia dei criptohippy la vita sia snervante, disorientante e terribilmente triste. Mentre volavo a casa, quello che mi mancava di più era la minuscola cabina dondolante dove tutto era piccolo, ordinato e a prova di tempesta, con il brusio della nave intorno, come se fossi stata sigillata in un pacchetto monouso e infilata nel taschino di dio. E mi ricordo una cosa che mi ha detto Roger Ver mentre mi spiegava perché si fida più dei mercati che delle democrazie: “Nessun tipo di coercizione può risolvere un problema matematico”. È vero, ma è anche vero che nessun tipo di matematica può eliminare il pregiudizio umano e nessun libro mastro può risolvere con la logica la crudeltà umana. Se la criptocomunità non lo ha ancora capito, lo farà presto. ◆ _ pm_

**Laurie Penny **è una giornalista britannica che vive negli Stati Uniti. Il suo ultimo libro è _Bitch doctrine: essays for dissenting adults _(Bloomsbury Publishing 2017).

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Questo articolo è uscito sul numero 1318 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati