Fin dall’inizio della campagna elettorale, Joe Biden ha dichiarato che Donald Trump è un’anomalia e che il suo atteggiamento razzista e sprezzante delle regole è un insulto allo spirito nazionale. “Non è quello che siamo, questa non è l’America”, ha ripetuto il candidato dei democratici alle presidenziali. Al termine della campagna elettorale, un paese in ansia e profondamente diviso sembra rivolgere a Biden una domanda cruciale: “Sei proprio sicuro che sia così?”.

Per milioni di sostenitori di Trump, gli ultimi quattro anni sono stati un cambiamento in meglio. Queste persone hanno avuto la sensazione che il presidente sapesse chi erano e cosa volevano. Hanno festeggiato la creazione di nuovi posti di lavoro prima della pandemia, la riforma fiscale, la guerra commerciale con la Cina e la svolta a destra della corte suprema. Ma hanno risposto visceralmente soprattutto agli attacchi di Trump contro le élite e le istituzioni, contro la presunta minaccia all’ordine sociale conservatore e una serie di altri nemici.

Per molti democratici, invece, la storia di questa presidenza è stata decisamente più brutta, caratterizzata da spaccature interne create ad arte per tutelare gli interessi di Trump e dal tentativo del presidente di sfruttare il potere per regolare conti e favorire i suprematisti bianchi, i dittatori di tutto il mondo e chiunque parlasse bene di lui. Il 3 novembre questo conflitto latente è stato sottoposto al giudizio degli elettori. I primi risultati non hanno prodotto un vincitore, ma hanno confermato che nella società statunitense ci sono ancora fratture profonde. I democratici, dopo aver accarezzato il sogno di una vittoria immediata e catartica, si chiedono di nuovo se davvero conoscono il loro paese.

In attesa dei risultati definitivi, queste elezioni hanno già fornito alcune risposte sulla natura degli Stati Uniti, evidenziando tutto ciò che Trump ha cambiato e tutto ciò che non è riuscito a cambiare, oltre alle sfide che attendono Biden in caso di vittoria. Oggi gli Stati Uniti sono un paese in cui i commercianti di molte città hanno sbarrato le finestre dei loro negozi prevedendo esplosioni di violenza. Un paese dove gli elettori sperano di vedere gli avversari politici dietro le sbarre e in cui il presidente ha invitato il dipartimento di stato ad arrestare i suoi nemici. Un paese in cui i manifestanti di Black lives matter hanno portato la loro causa nelle strade e in cui i sostenitori di Trump hanno intasato autostrade e canali navigabili con una processione di bandiere.

Barack Obama e Joe Biden dopo un comizio a Flint, in Michigan, il 31 ottobre 2020 (Erin Schaff, The New York Times​/Contrasto)

Gli Stati Uniti sono un paese dove la fiducia nelle istituzioni, già intaccata, non è stata aiutata da un anno in cui le autorità non sono state capaci di proteggere la popolazione da una malattia mortale. Se consideriamo i dati sull’affluenza alle urne, gli Stati Uniti sono un paese che è stato spinto a partecipare alle elezioni come non era mai successo nella sua storia moderna, sfidando il contagio e le palesi minacce al diritto di voto. I cittadini hanno preso d’assalto i seggi elettorali armati di mascherine e guanti. Hanno depositato i voti postali personalmente per essere sicuri che non ci fossero irregolarità. Hanno formato file tortuose che hanno attraversato interi quartieri, una sorta di intestino tenue della democrazia. “Onestamente non conosco una sola istituzione che in questo momento funzioni”, sottolinea Aalayah Eastmond, 19 anni, una ragazza sopravvissuta al massacro di Parkland del 14 febbraio 2018, quando Nikolas Cruz, 19 anni, ha aperto il fuoco in un liceo della città uccidendo 17 persone. Eastmond, che ha votato per la prima volta, ha passato gran parte dell’anno a Washington protestando contro il razzismo e la violenza della polizia. “Ma una cosa funziona di sicuro”, aggiunge. “La forza delle persone”. C’è una domanda a cui nessuna campagna elettorale può rispondere con certezza: fino a che punto è possibile fare marcia indietro rispetto al passato recente? E fino a che punto l’elettorato vuole farlo? Qualsiasi dichiarazione categorica a proposito degli Stati Uniti rischia di essere smentita: parliamo di un paese che dopo aver eletto il suo primo presidente nero ha scelto un uomo che ha alimentato una teoria complottista sul luogo di nascita del suo predecessore. Ma in un certo senso l’esito di queste elezioni dirà come gli Stati Uniti vedono se stessi e cosa vogliono dai propri leader. Durante la campagna elettorale i sostenitori dei due candidati hanno espresso il timore che il paese possa diventare presto irriconoscibile, se non lo è già. Per molti la campagna elettorale è stata come una radiografia di cui si attende l’esito con ansia. “Impari molto su te stesso, sugli altri e sul paese”, mi ha detto Luke Hoffman, 36 anni, mentre indossava una mascherina con la scritta “Vota” prima di un comizio di Biden a Filadelfia. A ottobre Katherine Smarch, 51 anni, è andata fino a Lansing, nel Michigan, per ascoltare un comizio di Eric Trump, il figlio di Donald. Mi ha raccontato che ogni suo intervento sui social network a favore di Trump è stato accolto da insulti e ostilità. “Sembra di essere all’estero. Queste cose succedono solo lì”. Si prova un certo sollievo nel constatare che gli elettori statunitensi questa volta, almeno, faranno una scelta informata. Quattro anni fa gli effetti di una presidenza Trump erano solo teorici – “Cosa avete da perdere?”, chiedeva il candidato alle folle – mentre oggi è impossibile ignorare le conseguenze del voto sul paese. Nel 2016 si pensava che la solennità della presidenza avrebbe potuto trasformare Trump, che gli organi di garanzia degli Stati Uniti lo avrebbero arginato e che “gli adulti alla Casa Bianca” avrebbero frenato i suoi impulsi più sconsiderati. Non è stato così. Trump è quello che è sempre stato. Le istituzioni si sono spesso piegate al suo volere, con l’aiuto dei deputati repubblicani del congresso. I consulenti e i collaboratori si sono alternati vorticosamente e quasi mai sono stati in disaccordo con lui.

Superpotere politico

Alla vigilia delle elezioni non c’era alcun dubbio che un secondo mandato di Trump sarebbe stato molto simile al primo: caotico, vendicativo e senza alcun interesse per l’unità nazionale. Nonostante le sofferenze causate dalla pandemia, Trump ha alimentato lo scontro anche su temi che esulano dalla politica, come le linee guida sanitarie, creando una spaccatura che ha attraversato tutti gli strati sociali. “Dov’è la vostra mascherina?”, scandivano i sostenitori di Biden rivolgendosi agli avversari politici che protestavano contro una manifestazione dei democratici ad Atlanta. “Dove sono i vostri pannolini?”, rispondevano i sostenitori di Trump, prendendo in giro la prudenza degli avversari.

Nella vasta gamma dei messaggi inviati da Trump nelle ultime settimane, sempre basati sul “noi contro loro”, troviamo uno scontro prolungato con il programma televisivo 60 minutes e l’assurda ipotesi secondo cui i medici avrebbero gonfiato per motivi economici il numero di decessi causati dal covid-19. Trump ha perfino insinuato che non accetterà il risultato elettorale in caso di sconfitta. E spesso gli argomenti di Biden sembravano ridursi a una semplice domanda: vi fidate di questo tizio?

Da sapere
Fotografia elettorale

◆ Secondo gli exit poll, il voto del 3 novembre ha confermato alcune delle dinamiche registrate negli ultimi quattro anni: gli elettori bianchi con un basso livello d’istruzione continuano a sostenere Donald Trump, che però è poco popolare tra le donne. Ma sono emerse anche dinamiche nuove: il candidato democratico Joe Biden ha conquistato nel complesso il voto degli elettori di origine latinoamericana, ma in Florida Trump è riuscito a colmare il divario, e questo gli ha permesso di conquistare uno stato importante. Inoltre Biden è andato meglio di Trump tra chi pensa che bisogna fare di più per arginare la pandemia anche a costo di danneggiare l’economia. The Washington Post


Il mandato di Trump è stato una sfida continua a tutto ciò che c’era prima. I prossimi giorni potrebbero esasperare questa sfida, soprattutto se Trump dovesse rivendicare la vittoria prima del tempo. Naturalmente gli statunitensi non hanno mai potuto influenzare il comportamento di Trump. La lezione tautologica appresa dal presidente è stata: se nessuno ha il potere di dirti “no”, o anche di provarci, allora significa “sì”. Trump è consapevole del fatto che milioni di persone sono dalla sua parte e lo considerano l’uomo che difenderà il paese dal declino e dalla sinistra. “Non lo abbiamo scelto per essere il nostro pastore o nostro marito”, dice Penny Nance, presidente di Concerned women for America, un’organizzazione cristiana e conservatrice. “Lo abbiamo scelto per essere la nostra guardia del corpo”.

Consapevoli della presa di Trump sui suoi sostenitori e ancora traumatizzati dal risultato del 2016, molti democratici non sembrano credere a Biden quando dice che in futuro la presidenza Trump sarà considerata solo un’anomalia storica. D’altronde sia chi ama Trump sia chi lo detesta riconosce al presidente una sorta di superpotere politico. In pochi hanno dato importanza al fatto che nel 2016 Trump è stato eletto anche se aveva ottenuto meno voti di un’avversaria, Hillary Clinton, disprezzata e guardata con sospetto da molti elettori.

Stati Uniti
La mappa del voto
fonte: the washington post

◆ Il 3 novembre negli Stati Uniti si è votato per le elezioni presidenziali. Joe Biden, il candidato del Partito democratico, sfidava il presidente Donald Trump, del Partito repubblicano. I sondaggi e i modelli di previsione dei principali giornali davano Biden ampiamente favorito, ma l’elezione si è rivelata molto incerta. Secondo i dati aggiornati alle 20.30 del 4 novembre, Trump ha conquistato 214 grandi elettori, Biden 234 (per vincere bisogna arrivare a 270).

◆ Secondo i dati non ancora definitivi, l’affluenza è stata particolarmente alta: ha votato circa il 67 per cento degli aventi diritto, la percentuale più alta dal 1908.

◆ Si votava anche per il congresso: i democratici hanno conservato il controllo della camera dei rappresentanti; sul senato i dati provvisori fanno pensare che i repubblicani conserveranno la maggioranza dei seggi.


“Trump non è mai stato scelto dalla maggioranza degli statunitensi”, sottolinea Cornell Belcher, sondaggista democratico che ha lavorato per la campagna elettorale di Barack Obama. “Capisco che un fulmine possa colpire due volte nello stesso punto, ma non è un’eventualità probabile”. Convinto che l’appello “all’odio razziale” sia l’unico strumento a disposizione del presidente, Belcher sottolinea che l’elezione di Trump come successore di Obama è il segno di un “paese tormentato”, ma non una sentenza definitiva sulla direzione che prenderà. Biden si è presentato come il “candidato della transizione”, capace di guidare il paese in questa fase difficile e di costruire un ponte verso il futuro. L’ex vicepresidente ha prevalso alle primarie in un voto caratterizzato da una grande abbondanza e varietà di candidati, affermandosi come il più determinato a rimuovere il presidente prima di affrontare qualsiasi altro problema. Biden ha attaccato Trump sulle questioni della competenza e dell’integrità. Ha nominato Kamala Harris candidata alla vicepresidenza, mantenendo la promessa di scegliere una donna e confermando la grande intesa con la comunità nera.

I suoi alleati sanno che Biden, un uomo delle istituzioni, si è presentato al giudizio di un paese che sembra aver perso ogni stima nelle istituzioni, un paese dove la crisi di fiducia ha coinvolto il congresso, le forze dell’ordine e i tribunali. Biden ha ammesso che ricostruire questa fiducia sarà più difficile che battere Trump, e che la vittoria alle presidenziali sarà solo un primo passo. Biden si è già misurato con le realtà del momento, affrontando le proposte per l’allargamento della corte suprema e incassando attacchi infondati contro la sua famiglia dagli ex colleghi del senato.

Le ultime immagini della campagna elettorale ci hanno ricordato per l’ennesima volta che la spaccatura sopravvivrà anche dopo il voto, e forse rischia di allargarsi. Il 1 novembre, in Texas, alcuni veicoli con bandiere e slogan a favore di Trump hanno circondato un pullman dello staff elettorale di Biden e Harris, cercando di rallentarlo e di spingerlo verso il ciglio della strada. Trump ha definito “patrioti” gli autori di quella intimidazione, sostenendo che non hanno fatto niente di male. L’Fbi ha aperto un’indagine. Biden ha reagito come un genitore deluso che aspetta la fine dei capricci. “Siamo migliori di così”, ha ripetuto. “Noi non siamo così”. Che sia vero o meno, sembra comunque crederci. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati