Gabriel Matzneff, lo scrittore francese sotto inchiesta per istigazione alla pedofilia, è stato rintanato per settimane in un albergo di lusso sulla riviera ligure, senza mai riuscire a rilassarsi, a dormire o a scrivere. Era solo e latitante, abbandonato dagli stessi potenti del mondo dell’editoria, del giornalismo, della politica e degli affari che fino a qualche settimana prima lo avevano protetto. Usciva unicamente per brevi passeggiate solitarie indossando occhiali scuri, ed è rimasto sorpreso quando l’ho rintracciato in un caffè di cui parla nei suoi libri. “Mi sento come un morto vivente, un condannato a morte che passeggia sul lungomare”, ha detto nella lunga conversazione che abbiamo avuto quando sono riuscito a convincerlo a parlare. Doversi nascondere è una novità per Matzneff. Per decenni è stato famoso perché scriveva e parlava apertamente del fatto che avvicinava furtivamente ragazzine davanti alle scuole di Parigi e aveva rapporti sessuali con bambini di otto anni nelle Filippine. Veniva invitato all’Eliseo dal presidente François Mitterrand e frequentava il leader di estrema destra Jean-Marie Le Pen. Approfittava della generosità dello stilista Yves Saint Laurent e del suo compagno, l’imprenditore Pierre Bergé. Ma ora Matzneff è stato incriminato per aver attivamente incoraggiato la pedofilia nei suoi libri. Rischia fino a cinque anni di detenzione, ma il caso è anche una denuncia implicita nei confronti di un’élite che gli ha permesso di fare carriera e ignorato le voci isolate che chiedevano il suo arresto. La vicenda riflette una contraddizione che ha sempre caratterizzato la Francia: un paese profondamente egualitario ma con un’élite che spesso si distingue dalla gente comune perché ha un codice morale diverso, segue regole diverse o almeno è convinta che sia necessario difendere quelli che lo fanno. Nel 2011 Dominique Strauss-Kahn fu costretto a dimettersi da presidente del Fondo monetario internazionale perché accusato di tentata violenza sessuale nei confronti di una cameriera d’albergo. Un suo simpatizzante disse che aveva solo “palpeggiato una domestica”, un commento che ricorda il passato feudale del paese. “La nostra è una società molto egualitaria, ma c’è una sacca di resistenza che praticamente si comporta come un’aristocrazia”, dice Pierre Verdrager, un sociologo esperto di pedofilia. Matzneff godeva del tradizionale amore delle élite per i personaggi trasgressivi. Gli intellettuali di sinistra ormai anziani ritrovavano nei suoi libri lo spirito libero della rivoluzione controculturale del sessantotto. E una nuova generazione di letterati di destra lo considerava il simbolo della ribellione al politically correct. Ma oggi Matzneff e i suoi sostenitori sono sfidati da un nuovo movimento: la liberazione della voce delle donne, a lungo soffocata da uomini potenti. La resa dei conti è arrivata a gennaio con la pubblicazione di Le consentement (Il consenso) di Vanessa Springora, la prima testimonianza di una delle vittime minorenni dello scrittore. Sebbene non contenga nessuna nuova rivelazione sulla storia sessuale di Matzneff, in Francia il libro ha provocato una profonda svolta culturale. “È stato l’equivalente del #MeToo del mondo editoriale francese”, dice François Busnel, il conduttore di La grande librairie, il più importante programma letterario della televisione francese. “Una voce libera si è levata in un mondo maschilista, misogino e omertoso”. La caduta di Matzneff, anche se tardiva, è stata rapidissima. I suoi tre editori lo hanno abbandonato. Il direttore del Centre national du livre ha dichiarato che gli sarebbe stato revocato un vitalizio prestigioso e raramente concesso. Il ministero della cultura sta riesaminando due onorificenze che gli sono state conferite a metà degli anni novanta. La sua rubrica sulla rivista Le Point è stata sospesa. I pubblici ministeri hanno aperto un’inchiesta. Nel caso di Springora i termini della prescrizione sono probabilmente scaduti, ma oltre all’accusa di aver promosso la pedofilia, Matzneff potrebbe essere processato per episodi più recenti di rapporti sessuali con minori in Francia e all’estero. Dal suo nascondiglio in Italia Matzneff ha respinto le accuse. “Chi sono loro per giudicare?” ha detto. “Cosa fa e con chi va a letto questa congrega di virtuosi? Quali sono i suoi desideri proibiti e repressi?”. Quella di Matzneff è una storia che poteva succedere “solo in Francia”, hanno detto in molti. Da Voltaire a Victor Hugo, da Émile Zola a Jean-Paul Sartre, in Francia gli scrittori sono sempre stati considerati sacri. A Parigi le innumerevoli strade che portano il nome di scrittori sono la testimonianza fisica della loro straordinaria influenza. Ogni mercoledì, su uno dei più importanti canali nazionali, La grande librairie dedica 90 minuti in diretta alla discussione di libri. Pur non essendo uno dei maggiori scrittori francesi, Matzneff ha ampiamente beneficiato di questa tradizione. Ha scritto una cinquantina di romanzi, raccolte di saggi e diari che in un’industria più preoccupata dei guadagni non sarebbero mai arrivati nelle librerie. Gli editori francesi hanno accettato con deferenza di pubblicare perfino diari che si sovrapponevano ed erano poco più che annotazioni. Ma quelle opere contengono anche meticolosi dettagli sulle persone che lo hanno aiutato e sulle adolescenti che seduceva, compresa Springora. A gennaio, improvvisamente incoraggiata ad agire, la polizia ha fatto irruzione nella sede della prestigiosa casa editrice Gallimard, per sequestrare alcune copie dei libri di Matzneff. Nel processo potrebbero essere chiamati in causa anche gli editori e gli agenti dello scrittore, e i libri usati come prove. “Sappiamo di uomini afflitti da disturbi emotivi che dopo aver letto i libri di Matzneff hanno cominciato a giustificare la pedofilia”, dice Méhana Mouhou, un’avvocata dell’Ange bleu, l’organizzazione contro la pedofilia che lo ha denunciato. Un tipo abitudinario Matzneff è scomparso alla fine di dicembre, poco prima della pubblicazione del libro di Springora. Quando a Parigi è scoppiato lo scandalo ho cominciato a leggere i suoi diari e i suoi romanzi. Quando in una breve intervista concessa a un canale televisivo francese ha accennato a dove si trovava, sono andato in Liguria e, avendo capito dai suoi diari che è un tipo abitudinario, l’ho trovato nel suo caffè preferito. All’inizio Matzneff era sorpreso, arrabbiato e sulla difensiva, ma poi ha ammesso di sentirsi “molto, molto solo” e ha cominciato ad aprirsi. Mi ha chiesto di non rivelare il suo nascondiglio e ha parlato per tre ore e mezza. Matzneff era sconcertato dall’improvviso cambiamento culturale in Francia e dalla sua rapidissima caduta in disgrazia. Non ha mostrato alcun rimorso per il suo passato e non ha rinnegato nessuno dei suoi scritti. Ha anche confermato i passi dei suoi libri in cui descrive il sostegno ricevuto da personaggi importanti, anzi ha aggiunto ulteriori dettagli. Era amareggiato e furioso nei confronti dei suoi ex sostenitori che erano rimasti in silenzio, avevano preso le distanze da lui o gli si erano rivoltati contro. “Si stanno dimostrando dei codardi”, ha detto. “Potremmo chiamarla cautela, ma è qualcosa di più della cautela da parte di persone che consideravo amiche”. Questi amici non si erano limitati a celebrare le sue opere, ma inconsapevolmente o meno lo avevano protetto dalle autorità. Nel 1986 la polizia parigina convocò Matzneff, che all’epoca aveva cinquant’anni, perché aveva ricevuto una serie di lettere anonime in cui si diceva che viveva nel suo appartamento con l’allora quattordicenne Springora, e voleva interrogarlo. Ma quando andò al commissariato aveva in tasca un talismano: un articolo in cui il presidente François Mitterrand lo elogiava. Matzneff aveva attirato l’attenzione di Mitterrand una ventina di anni prima, dopo la pubblicazione del suo primo libro, una raccolta di saggi intitolata Le défi (La sfida). “Gli era piaciuto tanto che lo aveva fatto leggere ai suoi figli di 15 o 16 anni”, ha ricordato Matzneff. “E mi aveva invitato a pranzo”. Mitterrand aveva frequentato lo scrittore emergente ed era rimasto un suo ammiratore perfino dopo che nel 1974 Matzneff aveva pubblicato un’accorata difesa della pedofilia intitolata I minori di sedici anni (Es 1994). Dopo la sua elezione nel 1981, secondo l’Istituto François Mitterrand, il presidente invitò Matzneff a pranzo all’Eliseo almeno una volta, nel 1984. Scrisse anche un articolo entusiasta per una piccola rivista letteraria, Matulu, che nel 1986 dedicò un numero speciale a Matzneff. Mitterrand lo descriveva come un “seduttore impenitente” e aggiungeva: “Mi ha sempre stupito per il suo estremo rigore e la profondità del suo pensiero”. L’articolo fu pubblicato solo qualche settimana prima che la polizia parigina cominciasse a indagare su Matzneff. “Probabilmente lo avevo ritagliato e lo avevo messo nel portafogli”, dice Matzneff. Nel suo libro Springora ricorda: “In caso di arresto, pensava che potesse salvarlo”. E infatti lo salvò. Quando gli investigatori lo videro, liquidarono le lettere anonime come opera di uno scrittore rivale. “Un poliziotto mi disse: ‘Quelle lettere sono senza dubbio frutto dell’invidia’”, ricorda. Matzneff aveva ricevuto anche aiuti più diretti. Prima di tutto, il premiato scrittore Christian Giudicelli aveva accettato di nascondere lettere e fotografie di Springora che lo incriminavano. Poi, quando avevano avuto bisogno di un posto più sicuro, Matzneff e l’adolescente si erano trasferiti in un albergo. A pagare il conto era lo stilista Yves Saint Laurent, morto nel 2008. Secondo Matzneff era stato tutto organizzato dal suo stretto collaboratore Christophe Girard. La nuova sistemazione consentì allo scrittore di trascorrere la convalescenza dopo un intervento chirurgico a un occhio, ma anche di “sfuggire alle visite dell’ufficio minori, che definiva ‘persecuzioni’”, scrive Springora. “Questo durò per quasi due anni”, aggiunge lui. “Per noi è una goccia nell’oceano, non è niente, e ti vogliamo bene”, gli diceva Girard, secondo Matzneff. Girard non ha risposto alla richiesta di un’intervista. Serrare i ranghi In Francia era ed è ancora illegale per un adulto avere rapporti sessuali con un minore di 15 anni. Ma diversamente da quanto succede negli Stati Uniti e in altri paesi dove esistono leggi sullo stupro – e i minori sono considerati troppo immaturi per esprimere un vero consenso – in Francia l’età del consenso non è stabilita per legge. Nel 2018 un nuovo tentativo di fissarla è stato abbandonato. Quando scriveva di adolescenti in Francia, Matzneff stava bene attento a rimanere in quella che potremmo definire una “zona grigia”. Ha scritto di aver commesso atti di pedofilia con bambini solo nelle Filippine. “A volte avevo a letto con me anche quattro ragazzi, dagli otto ai 14 anni, e facevo meravigliosamente l’amore con loro”, ha scritto nel suo diario Un galop d’enfer (Una galoppata infernale), pubblicato nel 1985. Ci furono poche reazioni inorridite. L’unica voce critica fu quella di Denis Tillinac della casa editrice La Table Ronde, che si rifiutò di pubblicare i suoi diari: “Avrebbe dovuto essere in prigione”, ha ricordato recentemente. “Invece era ospitato e coccolato dal presidente della repubblica”. La prima volta che fu criticato pubblicamente, nel 1990, fu durante il programma letterario televisivo Apostrophes, in cui il presentatore e i suoi ospiti discutevano del suo diario Mes amours décomposés (I miei amori decomposti). Nel libro Matzneff si vantava di aver fatto sesso con innumerevoli minori, compresi alcuni ragazzi filippini di 11 o 12 anni che definiva “spezie rare”. L’unica straniera presente alla trasmissione, la giornalista canadese Denise Bombardier, lo accusò di pedofilia. La reazione dell’intellighenzia francese fu immediata. Josyane Savigneau, che ha diretto il supplemento letterario del quotidiano francese Le Monde dal 1991 al 2005, criticò pubblicamente Bombardier e difese il lavoro di Matzneff. In una recente intervista Savigneau ha ricordato di essere rimasta disgustata da alcune cose scritte da Matzneff, ma che la qualità dei suoi libri era superiore a quella di molti altri che atterravano sulla sua scrivania. “Lo consideravo un uomo al quale piacevano le giovani donne”, ha detto. “In Francia non si faceva mai vedere con i ragazzini”. Philippe Sollers, un famoso scrittore ed editor di Matzneff alla Gallimard, più tardi avrebbe liquidato Bombardier con un appellativo sessuale volgare. Sollers non ha risposto alla richiesta di un’intervista. L’unico sostegno pubblico a Bombardier arrivò inaspettatamente dal presidente Mitterrand. La giornalista ricorda che fu invitata all’Eliseo dove il presidente le aveva detto che, sebbene un tempo avesse “trovato delle qualità” in Matzneff, purtroppo ormai lo scrittore era “sprofondato” nella “pedofilia”. La nave affonda Pur continuando a sfornare libri, Matzneff era tutt’altro che ricco e si rivolgeva spesso ai suoi amici potenti. Nel 2002 Girard, l’ex collaboratore di Saint Laurent, era ormai diventato assessore alla cultura del comune di Parigi (oggi ricopre di nuovo quell’incarico). Fece molte pressioni perché Matzneff ottenesse uno dei pochi vitalizi concessi dal Centre national du livre, ha dichiarato al quotidiano L’Opinion l’attuale direttore del centro Vincent Monadé. Nel 2005 l’editore originale dell’elogio della pedofilia scritto da Matzneff nel 1974 esitò a ripubblicarlo. Matzneff dice che un suo vecchio alleato, l’avvocato e scrittore Emmanuel Pierrat, gli presentò un altro editore che diede al libro una seconda vita. “Non ne rinnego neanche una riga, neanche una parola”, scrisse Matzneff nella prefazione alla seconda edizione. Pierrat, che oggi è l’avvocato di Matzneff, presidente del Pen club francese e segretario generale del Museo Yves Saint Laurent, non ha mai risposto alle numerose richieste di intervistarlo. Nel 2013 ormai le idee di Matzneff non erano più di moda. I suoi libri vendevano pochissimo. E l’anno prima aveva scoperto di avere un cancro alla prostata. Ma perfino in questa situazione disperata riusciva ancora ad approfittare dei vecchi appoggi. Un importante premio letterario, il Renaudot, gli era sfuggito due volte nonostante le manovre di uno dei giurati: Giudicelli, lo scrittore a cui Matzneff aveva affidato le foto e le lettere compromettenti di Springora quando temeva un’irruzione della polizia. Oltre a essere un amico, era anche uno dei suoi editor alla Gallimard e andava spesso a Manila con lui. La Gallimard non ha reso disponibile per un’intervista né Giudicelli né altri dipendenti della casa editrice. I due uomini erano così intimi che si riferivano l’uno all’altro con il numero della stanza che avevano occupato la prima volta che erano stati all’albergo Tropicana a Manila. “Quando si tratta di rievocare le scappatelle per le quali non ci sentivamo affatto in colpa, il mio caro 804 si premura di nascondere il suo Christian sotto l’ala protettiva dell’801”, scrive Giudicelli dell’amico. Nel 2013 Giudicelli riuscì però a fargli ottenere il premio Renaudot, dopo aver opportunamente rivelato agli altri giurati che Matzneff aveva il cancro. “È un argomento che abbiamo sentito spesso: ne ha bisogno, poverino”, ricorda Franz-Olivier Giesbert, uno scrittore e giornalista che faceva parte della giuria. Dominique Bona, l’unica donna tra i dieci giurati e membro dell’Académie française, ammette che “le amicizie” avevano svolto un ruolo importante nell’attribuzione del premio a Matzneff. Busnel, il conduttore di La grande librairie, di recente ha dichiarato che “in Francia le giurie letterarie sono tutte corrotte”. Ma il premio rilanciò la carriera di Matzneff, e alla fine gli valse anche un invito al programma. Una delle rare voci critiche fu quella di un blogger, Juan Asensio, che scrisse un articolo feroce sul premio e sulla pedofilia di Matzneff. “Penso che i giornalisti non abbiano avuto il coraggio di dire che quel premio era uno scandalo”, dice. La stessa trappola Una persona era particolarmente furiosa per quel riconoscimento: Vanessa Springora. Arrabbiata e disgustata per il ritorno trionfale di Matzneff, cominciò a scrivere Le consentement. “Non avevo mai vinto un premio importante, avrebbe dovuto essere contenta per me”, dice Matzneff. “E invece si è arrabbiata?”. Lo scrittore è stato informato dell’imminente pubblicazione del libro a novembre da alcuni amici che lavoravano alla casa editrice Grasset. Quando Le consentement ha prodotto un terremoto in Francia, Matzneff è partito subito per l’Italia. Solo nel suo nascondiglio sulla riviera ligure, Matzneff ha detto di non sapere quando rientrerà a Parigi. A parte le passeggiate sul lungomare, cena da solo nel ristorante dell’albergo, e quando torna nella sua stanza rilegge vecchi diari inediti. Non leggerà il libro di Springora. Soffre d’insonnia. Non scrive. “Sono troppo infelice”, ha detto. Intanto a Parigi è toccato a Springora salire in prima serata sul palco di La grande librairie. Quello che è cominciato con un libro poteva finire solo con un libro. Solo in Francia. “Il mio scopo era proprio quello di catturarlo in un libro, di prenderlo nella sua stessa trappola”, ha dichiarato durante la trasmissione. “Perché è quello che lui ha fatto a me e a tante altre adolescenti”. u bt
Da Voltaire a Victor Hugo, da Émile Zola a Jean-Paul Sartre, in Francia gli scrittori sono sempre stati considerati sacri
u Il 2 gennaio 2020 è uscito in Francia il libro di Vanessa Springora Le consentement, che descrive la relazione avuta con lo scrittore Gabriel Matzneff a partire dal 1986. All’epoca Springora aveva 14 anni e Matzneff cinquanta. Il giorno successivo la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta su Matzneff per rapporti sessuali con una minore di 15 anni, anche se i fatti sono ormai prescritti. In seguito l’associazione per la difesa dei minori L’ange bleu ha denunciato Matzneff per “apologia di crimini pedofili e istigazione alla violenza sessuale” sulla base dei contenuti di alcuni suoi libri. Secondo l’associazione questi reati non sono prescritti perché le opere in questione sono tuttora in vendita. Il 12 febbraio la polizia ha fatto irruzione nella sede della casa editrice Gallimard per requisire i libri di Matzneff e i manoscritti di alcuni passaggi espunti prima della pubblicazione. Secondo Mediapart gli investigatori stanno indagando anche sullo scrittore Christian Giudicelli, amico di Matzneff.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati