Un lunedì di qualche tempo fa l’incontro comunale organizzato ogni mese a Lyon Township, una cittadina del Michigan sudorientale, era particolarmente affollato. Gli abitanti, con in mano quaderni pieni di appunti e bottigliette d’acqua, facevano la fila per parlare del problema più grave: la costruzione di un data center. Erano ben preparati. “Vorrei ricordarvi che un campo da football è grande circa cinquemila metri quadrati”, ha sottolineato un uomo con indosso un piumino nero che si è presentato come Larry. “Un data center hyperscale è grande 165mila metri quadrati, quanto 32 campi da football” (un centro dati a grandissima scala è uno stabilimento che ospita migliaia di server e che ne può aggiungere altre migliaia molto rapidamente). Poco dopo, un motociclista ha chiesto quali effetti poteva avere il progetto sul traffico, mentre un’altra persona voleva sapere se sarebbero state rispettate le procedure previste per proteggere l’habitat di una specie di pipistrelli a rischio. Una donna con una camicia rosa ha riprodotto la registrazione del rumore di un centro costruito in un’altra località del Michigan. Quando un consigliere comunale ha interrotto un intervento per ricordare che il tempo era scaduto, la donna che stava parlando ha esclamato: “Non sono arrivata neanche alla fine della prima pagina”.

Nel 2024 Lyon Township ha votato in massa per Donald Trump, ma oggi l’orientamento politico sembra aver perso significato. In un’epoca in cui gli statunitensi sono divisi su tutto c’è un tema che ha oltrepassato ogni frattura politica: i data center. Gli ultimi sondaggi confermano che gli statunitensi, un tempo indifferenti al tema, oggi provano risentimento verso queste strutture. Ad aprile il Maine è diventato il primo stato ad approvare una moratoria sulla loro costruzione, prima che il governatore la bloccasse. Iniziative simili sono state prese in altri tredici stati. In Virginia un sondaggio ha rilevato una netta contrarietà ai data center.

Lo stesso discorso vale per il Wisconsin, spiega Charles Franklin, direttore del Marquette university law school poll. Secondo un sondaggio condotto da Franklin, il 70 per cento dei residenti del Wisconsin è convinto che i costi di costruzione di un centro superino di gran lunga i benefici. Fatto ancora più interessante, Franklin sostiene che quando si parla di data center la linea di separazione tra repubblicani e democratici tende a svanire: “In uno stato solitamente molto polarizzato, il nostro sondaggio non ha rilevato quasi nessuna variazione tra conservatori e progressisti”. Il comico di Milwaukee Charlie Berens ha espresso lo stesso concetto durante un incontro organizzato a Juneau, in Wisconsin: “La questione dei data center è la cosa più bipartisan dai tempi dell’invenzione della birra”.

Sicuramente è così in Michigan, dove i cittadini riempiono le sale comunali (solitamente vuote) per protestare. In questo periodo gli statunitensi stanno diventando esperti nella richiesta di documenti governativi, nella raccolta di firme e nelle campagne di finanziamento per le spese legali. Qualcuno ha perfino scritto delle canzoni sulla mobilitazione contro i data center. A Mason, poco a sud di Lansing, Paula Caltrider e Rita Leolani Vogel hanno unito le forze per fermare un’ordinanza favorevole ai data center. Caltrider, 53 anni, ha votato per Trump e amministra la pagina Facebook “Michigan per Gesù”. Vogel, 51 anni, è una nemica giurata del presidente. Le due donne non sono mai state amiche. In passato Caltrider ha perfino bloccato Vogel su Face­book perché aveva attaccato un’amica cristiana che si era opposta all’organizzazione di un “pranzo drag” in una birreria locale. “Ora ci ridiamo su”, spiega Vogel. I data center hanno anche alcuni sostenitori: politici locali con un disperato bisogno di creare posti di lavoro ed entrate fiscali per sostenere economie in difficoltà, agricoltori anziani che vogliono vendere la loro terra a buon prezzo e sindacati che sperano in un aumento dei posti di lavoro nel settore edile. Molti statunitensi, inoltre, riconoscono che l’intelligenza artificiale può portare vantaggi alla società, ma ritengono che i data center dovrebbero essere regolamentati, come l’aviazione civile e il traffico.

Alcune proposte di legge presentate al congresso si stanno muovendo in questa direzione. La battaglia contro i data center ha avvicinato politici che mantengono posizioni ideologiche inconciliabili. Nel frattempo, però, i progetti per la costruzione di nuove strutture si moltiplicano e la tensione cresce. Ad aprile un consigliere comunale di Indianapolis che aveva votato a favore della costruzione di un centro ha riferito che un uomo armato aveva sparato tredici colpi di pistola contro casa sua, fortunatamente senza ferire nessuno. L’uomo aveva lasciato un biglietto con la scritta: “No data centers”.

New York, Stati Uniti, 11 marzo 2026 (Mark Peterson, Redux/Contrasto)

In Michigan, dove almeno cinquanta comuni sono intervenuti per sospendere la costruzione di nuovi centri, questo tema potrebbe cambiare profondamente gli equilibri politici nell’anno in cui lo stato voterà per eleggere tre deputati, un senatore e il governatore dello stato. Dato che l’attuale governatrice Gretchen Whitmer, del Partito democratico, ha sostenuto una legge che offre incentivi fiscali per la costruzione dei data center, è probabile che i democratici saranno i primi a subire gli effetti della contestazione. “È in corso un riallineamento politico”, spiega l’ambientalista Christy McGillivray. “Le parole che ho sempre usato per definire le tendenze politiche non sono più adeguate”.

Proporzioni enormi

La costruzione dei data center è indispensabile per la crescita dell’intelligenza artificiale. I progetti hanno proporzioni enormi e ricevono investimenti miliardari. Sono quindi uno stimolo molto forte per le economie locali. Ma, dato che hanno bisogno di grandi quantità d’acqua ed energia, minacciano di alterare la geografia dei luoghi in cui sono costruiti. Nelle interviste che abbiamo fatto in sette città del Michigan, gli abitanti hanno citato diversi motivi per il loro dissenso: aumento dei prezzi dell’elettricità, riduzione del valore degli immobili, danni ambientali e paura degli sviluppi dell’intelligenza artificiale.

Tuttavia la carica emotiva del dibattito è alimentata soprattutto dalla portata dei progetti, dalla rapidità con cui sono apparsi e dalla segretezza che li contraddistingue. Questo è il motivo per cui oggi migliaia di cittadini del Michigan, di tutti i partiti, si presentano alle riunioni comunali in tutto lo stato.

Molte persone raccontano di aver scoperto dell’esistenza di un progetto grazie a una richiesta di modifica della destinazione del suolo presentata da un’azienda di cui nessuno aveva mai sentito parlare. Spesso i consigli comunali non hanno avuto la forza di opporsi a colossi aziendali che hanno fatto di tutto per avviare i lavori al più presto. Per ora non c’è una stima ufficiale dei progetti avviati nello stato, ma Michael Bommarito, ex lavoratore del settore tecnologico, ne ha contati sedici fino allo scorso dicembre.

Starlet Peedle, 79 anni, assistente scolastica in pensione di Lyon Township, racconta di aver sentito parlare per la prima volta del progetto di un data center dopo che la commissione urbanistica comunale aveva concesso un’autorizzazione provvisoria. Preoccupata che la struttura sorgesse troppo vicino a una scuola e svalutasse la sua casa, ha cominciato a partecipare alle riunioni comunali. Ma non ha ottenuto le risposte che cercava: quanto aumenteranno le bollette della luce? Qual è l’azienda responsabile del progetto? Il data center avrà un impatto sul suo pozzo? I cittadini di Lyon Township raccontano che un incontro comunale organizzato a gennaio per rispondere alle domande della comunità si è ridotto a un evento promozionale.

I progetti per la costruzione di questi centri hanno nomi oscuri, come Project Cannoli e Project Cherry Blossom. Quello di Lyon Township si chiama Project Flex. Lise Blades, insegnante d’inglese delle superiori e consigliere comunale, si è giustificata dicendo che non è l’amministrazione comunale ad aver scelto il nome del progetto e che l’espressione “data center” c’era nell’ordine del giorno quando il piano è stato discusso per la prima volta. Secondo Blades i consiglieri si trovano in una posizione scomoda, tra i cittadini infuriati e il governo dello stato che ha favorito la costruzione dei data center con incentivi fiscali, ma senza fornire assistenza agli enti locali. “I piccoli comuni non hanno risorse per gestire la faccenda”, ha precisato Blades, sottolineando che lo stato non ha risposto alle richieste di un intervento. “In parole povere, abbiamo il culo scoperto”.

Nei comuni sparsi per il Michigan i sospetti sono sempre più diffusi, e a volte inverosimili. In alcuni casi i cittadini temono conseguenze sulla fertilità, mentre in altri sottolineano che le strutture potrebbero diventare un bersaglio militare, citando gli attacchi iraniani contro i data center nel golfo Persico. Si concentrano in particolare su due contratti conclusi tra i promotori di un centro a Saline Township e la principale azienda elettrica statale. Grazie al ricorso a una procedura accelerata speciale, il progetto ha evitato l’obbligo di convocare udienze pubbliche. Perfino le firme sui contratti sono state oscurate. La Oracle, l’azienda responsabile del progetto, sostiene che la censura serve a proteggere dati sensibili da potenziali concorrenti. Allo stesso tempo garantisce di aver rispettato tutte le richieste di informazioni inoltrate dalle autorità statali. Ma i cittadini sono a disagio, come se qualcuno li avesse ingannati. A Lyon Township la signora Peedle sottolinea che questa sensazione la spinge ad agire a prescindere dall’appartenenza politica. “Non mi interessa se una persona vota per i democratici o per i repubblicani. Questa lotta ci riguarda tutti”, spiega.

Fiducia reciproca

Grazie alla collaborazione, molti cittadini riescono a instaurare un clima di fiducia reciproca che cancella le divisioni politiche. Un tempo Ryan Wagner, fondatore del circolo di caccia Northern Michigan hunters, si riteneva un sostenitore convinto del movimento Make America great again (Maga), tanto che indossava il cappellino rosso d’ordinanza e aveva creato la pagina Facebook Libertà dalla tirannia. Ma quando nella sua piccola città di Kalkaska, nel Michigan del nord, sono partiti i lavori per la costruzione di un data center, ha unito le forze con Seth Bernard, musicista di sinistra e attivista per l’ambiente. “Cinque anni fa probabilmente non gli avrei neanche rivolto la parola”.

I due, invece, hanno trovato un’intesa basata sugli interessi comuni, come il desiderio di proteggere il fiume in cui Wag­ner va a pescare e i timori per l’impatto dell’ia sui loro figli. Inoltre condividevano alcuni nemici: le aziende tecnologiche, i democratici del Michigan che avevano concesso gli sgravi fiscali e Donald Trump, contrario alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. “È un antidoto alla rabbia da tastiera e alla sensazione d’impotenza”, spiega Bernard parlando della sua “alleanza” con Wagner.

La rivolta contro i data center è un nervo scoperto della politica statunitense, ma non è chiaro in che modo cambierà le dinamiche in corso nel paese. Kelly Coleman, infermiera di Saline Township, il primo comune dove sono partiti i lavori per la costruzione di un data center, vota per i democratici, ma oggi, con le elezioni di metà mandato alle porte, è indecisa. Anche Wagner non è più sicuro della sua fede politica. Si considera ancora un conservatore, ma non si sente più repubblicano, anche a causa dei data center. “Io e i democratici siamo stati nemici per molto tempo”, racconta. “Ma quando è successo qualcosa che riguarda la nostra vita quotidiana, abbiamo scoperto di essere molto più vicini di quanto pensassimo”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati