Il 6 maggio 2018, all’alba, più di venti poliziotti hanno fatto irruzione in casa di Shady Abu Zeid. Hanno frugato tra le sue cose, sequestrando computer e cellulari, e poi lo hanno portato via. Da quel giorno Zeid è in prigione, in custodia preventiva, accusato di adesione a un’organizzazione illegale e diffusione di notizie false.

Non è ancora chiaro cosa abbia provocato l’arresto di questo ragazzo di 25 anni. Non è un attivista politico o un agitatore; è un videoblogger e autore satirico, un comico con un corpo esile e una personalità ingombrante.

Ale e Ale

Laureato in scienze della comunicazione alla October university for modern sciences and arts del Cairo, nel 2015 ha cominciato a postare video su un canale YouTube chiamato The Rich Content. I filmati, più di venti, mostrano il suo talento satirico e artistico. Alcuni sono diretti e schietti, altri più astratti e oscuri, ma sono tutti originali. Hanno un modo speciale d’interrogare la società egiziana e scavare al suo interno, mettendo a nudo le sue norme più assurde. Affrontano argomenti come il maschilismo, il classismo, la tradizione, la religione, la xenofobia, le strutture di potere familiari e i diritti dei gay.

“Smonta ogni cosa”, spiega Andeel, vignettista e autore satirico egiziano che collabora con Mada Masr. “Fa comicità sociale, aprendo un dialogo con le persone e con la società, e sfidando le regole sociali e le convinzioni più radicate. Non mette affatto in discussione il governo né incita le persone a ribellarsi allo stato. Semplicemente lo ignora”.

Shady Abu Zeid è detenuto nell’ambito del caso 621/2018, una delle più grandi inchieste egiziane in cui le persone coinvolte non sono militanti islamisti, per esempio i blogger Mohamed Ibrahim (conosciuto in rete come Oxygen) e Mohamed Khaled, gli attivisti Shady al Ghazaly Harb, Amal Fathy (che il 18 dicembre è stata rilasciata con la condizionale) e Sherif al Rouby, affiliati al movimento 6 Aprile. L’inchiesta è ancora in corso.

Alcuni giorni dopo l’arresto, Andeel ha reso omaggio a Zeid, dedicandogli un episodio di Big Brother, il suo programma su internet. “È uno dei miei comici preferiti, una delle poche persone di cui ammiro davvero il lavoro. Lo trovo illuminante, perché ha una voce comica riconoscibile, diversa dalle altre”, spiega Andeel.

Nel luglio del 2015, in uno dei primi video postati sul suo canale, il comico critica i pregiudizi contro i cristiani copti, che sono numerosi in Egitto. Zeid mette in ridicolo l’intolleranza esibendola pubblicamente.

L’argomento più affrontato nei suoi video è quello delle molestie sessuali, il tema sociale che lo fa arrabbiare di più. Negli ultimi anni il blogger ha trascorso le vacanze dell’Aid al Adha – quando generalmente le molestie sono più diffuse, visto che le persone passano più tempo per strada – facendo campagne contro la violenza sulle donne. In una di queste marchiava con della vernice la schiena dei molestatori, per renderli identificabili. “Per molto tempo le azioni di Shady per combattere le molestie sessuali sono state frutto solo dei suoi sforzi individuali. Non erano sostenute da alcun gruppo”, ha scritto in un post su Facebook Azza Gamal Eldeen, un suo amico. “È stato picchiato e intimidito da alcuni molestatori, ma ha continuato a sostenere molte donne vittime di violenza, anche se non era loro amico o non le conosceva di persona”.

Un video girato nel settembre del 2016 spiega molto bene il lavoro di Zeid, al tempo stesso polemico e ironico. Il blogger, basso e magro, cammina per le strade del Cairo con un amico molto più alto e robusto. I due fermano alcuni giovani, chiedendogli quante donne abbiano molestato. Ogni volta che uno degli intervistati si vanta di averlo fatto, il robusto amico di Zeid rompe un uovo sulla testa del molestatore. Un’umiliazione pubblica, a cui si aggiunge una violazione dello spazio personale e dei confini fisici simile a quella che le donne devono affrontare quando vengono molestate.

Proprio grazie a uno di questi filmati contro le molestie, a metà del 2015, Zeid è entrato a far parte di Abla Fahita, un programma satirico dell’emittente egiziana Cbc (cancellato lo scorso marzo). È diventato famoso come inviato: faceva interviste per strada, prendendosi gioco del modo in cui gli egiziani affrontano varie questioni. Tra i suoi video più popolari ce n’è uno girato nel governatorato di Daqahliyya, che si trova a nordest del Cairo, dove parla con persone che avevano votato per il parlamentare Tawfiq Okasha, e un altro nel quale si traveste da Babbo Natale.

“Si è caricato sulle spalle tutta la stagione, attirando un nuovo pubblico”, scrive su Facebook Mahmoud Ezzat, produttore del programma e amico intimo del blogger. “Le persone venivano da noi e ci dicevano che, quando guardavano la trasmissione, non vedevano l’ora che arrivasse lui. E nonostante questo Zeid non si è mai montato la testa per il successo. È una delle persone più intelligenti e in gamba con cui io abbia mai lavorato”.

Preservativi e censura

All’inizio del 2016 ha suscitato polemiche un video che Zeid ha pubblicato in occasione del quinto anniversario della rivoluzione del 2011. Nel filmato lui e l’attore Ahmed Malek fingono di festeggiare la giornata della polizia il 25 gennaio (anniversario della rivoluzione) in piazza Tahrir, distribuendo ad agenti di polizia inconsapevoli dei palloncini fatti con preservativi gonfiati. Sui palloncini c’era scritto: “Dalla gioventù egiziana alla polizia, per il 25 gennaio”. Lo scherzo è diventato virale: ha avuto più di 1,4 milioni di visualizzazioni in un giorno e ha spinto un alto funzionario di polizia a denunciare i due autori.

Malek, che all’epoca era un attore emergente, è stato sanzionato dal sindacato degli attori. Subito dopo si è scusato e la sua carriera non ha subìto intralci. Zeid invece ha diffuso un comunicato in cui difendeva il suo diritto ad “affrontare questioni sociali in maniera comica” e criticava le minacce che gli erano state rivolte sulla pagina Facebook ufficiale della polizia. “La costituzione della repubblica egiziana, entrata in vigore nel 2014, protegge la libertà di parola e la creatività e considera tutte le istituzioni dello stato responsabili di proteggere chi esprime le sue opinioni e la sua creatività, non di terrorizzarlo e minacciarlo con il rapimento e la tortura”, ha scritto il blogger.

Biografia

1992 Nasce al Cairo, in Egitto.
2015 Comincia a pubblicare video su The Rich Content, un canale YouTube.
2016 In un video satirico prende in giro la polizia egiziana.
Maggio 2018 Viene arrestato e messo in carcere.


In seguito la sua famiglia ha fatto un reclamo ufficiale, chiedendo al ministro dell’interno di garantire l’incolumità di Zeid. Abla Fahita ha diffuso un comunicato nel quale denunciava il filmato come “offensivo e inaccettabile” e ha licenziato Zeid. Il blogger ha continuato a lavorare in maniera indipendente, postando filmati sul canale The Rich Content, e si è tenuto alla larga dalle questioni apertamente politiche.

“Sapeva che la situazione era molto difficile”, racconta Wael Iskander, un amico di Zeid che appare in alcuni dei suoi filmati. “È un videoblogger. Gli piace scendere in strada e parlare di cose legate alla società. È questo che lo appassiona”. Uno dei video più divertenti di Zeid risale a gennaio 2018: si vede lui che intervista alcune persone, chiedendo cosa ne pensino degli alieni. Il comico si prende gioco delle idee comuni sulla religione, i valori tradizionali e la paura dell’altro. L’espressione impassibile del comico contrasta con la totale assurdità delle risposte.

Ormai sono sei mesi che Shady Abu Zeid è in prigione. Dopo il suo arresto a maggio sui social network sono aumentati i messaggi di solidarietà. Gli amici postano foto di lui e rievocano aneddoti divertenti, ribadendo che Shady non è stato dimenticato. I loro messaggi descrivono un burlone dal cuore d’oro, un amico leale che ama gli animali, i film, suonare la chitarra e andare in spiaggia. Senza eccezione, gli amici e i familiari sottolineano un tratto di Shady più di ogni altro: il suo umorismo. Per gli amici, anche quelli ormai abituati all’ondata di arresti fatti in Egitto negli ultimi anni, l’incarcerazione del blogger è stata una sorpresa. Non riescono a credere al fatto che contro di lui non ci sia un’accusa chiara – una cosa strana, perfino per gli standard del paese.

“La cosa mi ha colpito profondamente”, spiega il vignettista Andeel. “Ci sono motivi personali, legati al mio lavoro: il suo arresto è un avvertimento a chiunque faccia qualcosa di simile a lui. Ma mi ha colpito anche a livello politico, perché quello che stava facendo Shady non era assolutamente pericoloso per lo stato”, aggiunge. Andeel ha deciso di lasciare l’Egitto alcuni mesi dopo l’incarcerazione di Shady e ora vive all’estero.

Alcuni giorni dopo l’irruzione della polizia nella casa di Zeid è stata diffusa una foto che ritraeva il blogger in pantaloncini e maglietta, seduto a un tavolo pieno di oggetti che solo lo stato egiziano potrebbe considerare delle prove: poster rivoluzionari, una bombola di gas lacrimogeno, bottiglie di alcol, una maschera antigas e una maschera di Guy Fawkes. “Mi sono sentito sconfitto”, spiega Iskander. “Siamo davanti a una persona che si è fatta da parte, che non voleva occuparsi di politica per non essere arrestata, e che comunque è stata messa in prigione. È davvero demoralizzante. Zeid non ha fatto niente per meritarselo”.

Occhi chiusi

Roula, la sorella di Zeid, va spesso a fargli visita in prigione e scrive frequentemente di lui su Facebook. Dopo una visita recente ha postato alcune foto di un modellino di nave molto elaborato che Zeid ha fabbricato per lei con centinaia di schegge di legno, ci ha messo due settimane. “Shady è così. Dovunque sia, riesce a incanalare la sua energia e il suo dispiacere in qualcosa di creativo”, scrive Roula.

L’ultimo video di Zeid, pubblicato su The Rich Content appena tre settimane prima del suo arresto, descrive uno scenario da incubo. Comincia con il blogger che chiude gli occhi. Sulle sue palpebre è dipinto, in nero, un altro paio di occhi spalancati e spenti. Il filmato prosegue con Shady che passa la giornata in una sorta di surreale sonnambulismo: si mette il rossetto sulla guancia, mastica una sigaretta, pesca in una zona ricoperta di rifiuti, seduto sul ciglio di una strada.

Poi Zeid va a casa di un amico dove tutti si comportano come lui: sono incapaci di vedere, con gli occhi chiusi e con gli occhi finti disegnati sulle palpebre. Uno di loro regge una chitarra come se fosse un violino, suonandola con un archetto. Un altro mette del riso all’interno di foglie d’uva, arrotolandole in uno spinello e passandolo poi a Shady, che lo accende e lo fuma. Versano dell’olio d’oliva dentro un bicchiere con del ghiaccio e lo bevono. Nessuno parla. Alla fine Zeid torna a casa, si sdraia sul letto e si addormenta. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati