La domanda era sulla bocca di tutti: quanti abitanti hanno già lasciato Wuhan dopo che, a quattro giorni dall’inizio delle vacanze del capodanno cinese, è stato lanciato l’allarme sulla pericolosità del coronavirus 2019-nCoV e la città è stata messa in quarantena? Il sindaco di Wuhan ha dato la risposta il 26 gennaio: cinque milioni di persone sono partite prima della quarantena, portando potenzialmente il virus con sé in ogni angolo della Cina e del mondo.

In pochi giorni il bilancio è passato da centinaia di casi, di cui 15 mortali, a più di seimila, con 133 morti (dati aggiornati al 29 gennaio). Il tasso di mortalità rimane costante, intorno al 3 per cento, molto più basso di quello della sindrome respiratoria acuta (Sars) del 2003, che uccideva il 10 per cento dei malati. Questo coronavirus, però, è più difficile da individuare: mentre i sintomi della Sars si manifestavano in pochi giorni e potevano uccidere rapidamente, i tempi d’incubazione del nuovo virus sembrano oscillare tra i due e i dieci giorni, durante i quali i pazienti possono contaminare le persone che incontrano, come ha spiegato il capo della Commissione nazionale per la salute cinese.

Cinque milioni di sospetti

Così la Cina si isola. E nel caos ogni città adotta misure diverse per difendersi dal virus. La provincia dello Hubei, di cui Wuhan è il capoluogo, è in quarantena: i trasporti verso l’esterno sono bloccati, le strade interrotte e, come succede a Wuhan, le auto private non possono circolare. Solo i volontari registrati sono autorizzati ad accompagnare i pazienti in ospedale o a trasportare cose da mangiare. Molti centri abitati si stanno trasformando in città fantasma. A Wuhan sembra essere tornata la calma dopo la confusione dei primi giorni, quando migliaia di persone sono corse in ospedale per sapere se i loro sintomi erano quelli del coronavirus o di una semplice influenza. Diversi negozi sono stati svaligiati da persone in preda al panico. Ma secondo alcune testimonianze la maggior parte dei supermercati è stata rifornita.

I cinque milioni di abitanti di Wuhan che hanno lasciato la città e quelli che ci hanno soggiornato sono stati invitati a comunicarlo ai comitati di quartiere, le organizzazioni di vicinato in stretto contatto con il Partito comunista. Quelli che non lo fanno spontaneamente sono ricercati in tutto il paese. La fitta rete di sorveglianza predisposta dalla polizia cinese permette di individuare i cinque milioni di persone che hanno lasciato la città prima della quarantena o quelli che ci hanno soggiornato. Gli abitanti di Wuhan in viaggio sono stati rintracciati dalla polizia attraverso il loro numero di telefono legato alla carta d’identità, la targa dell’auto o grazie alla segnalazione dei vicini. E sono stati messi in quarantena in modo più o meno rigoroso, a seconda dei posti. In alcuni casi i loro dati personali sono stati pubblicati su internet. A Shanghai un giornalista della Reuters, David Stanway, di ritorno da un viaggio a Wuhan per un reportage, ha ricevuto la visita di uomini in tuta e maschere antigas che gli hanno consegnato un ordine di quarantena di 14 giorni. Alcune infermiere passano regolarmente a misurargli la febbre.

Fuori dallo Hubei le città si chiudono per proteggersi. A Shanghai le vacanze per il capodanno sono state prolungate fino al 9 febbraio per le aziende e fino al 17 per le scuole. Altre grandi metropoli adottano misure meno drastiche: Pechino, Shanghai e Tianjin hanno sospeso i viaggi dei pullman verso il resto della Cina, mentre treni e aerei continuano a circolare. Alcune località invece adottano misure più radicali. In certi villaggi le strade sono interrotte da mucchi di terra o barricate. Foto e video sui social network mostrano cartelli colorati con scritto “vietato l’ingresso al villaggio agli estranei” e persone armate di bastoni che sorvegliano l’accesso ai paesini.

Il 27 gennaio il primo ministro cinese Li Keqiang ha fatto visita al personale medico e ai malati di Wuhan. Un gesto atteso da tempo. Li ha preso la guida di un gruppo di lavoro del comitato centrale incaricato di gestire l’epidemia. Due giorni prima il presidente Xi Jinping aveva presieduto una riunione straordinaria del comitato permanente, l’organo supremo di direzione del Partito comunista, per definire la risposta alla crisi. “Di fronte a un’epidemia che sta accelerando è necessario rafforzare la direzione unificata del comitato centrale del partito”, ha dichiarato Xi Jinping.

Cantiere di un nuovo ospedale che accoglierà le persone contagiate dal coronavirus, Wuhan, 28 gennaio 2020 (Getty Images)

Per ora la maggior parte delle critiche è rivolta alle autorità locali. Si moltiplicano gli appelli online alle dimissioni degli amministratori della città di Wuhan e della provincia dello Hubei. Il governatore dello Hubei si è scusato in una conferenza stampa: “Siamo desolati e siamo responsabili”. Le autorità locali sono accusate di aver nascosto il problema quando all’inizio di gennaio già si moltiplicavano i segnali preoccupanti.

“Sembra che a Wuhan si sia cercato di minimizzare la crisi per diverse ragioni: l’arrivo del capodanno, il timore di scatenare il panico, l’organizzazione di un banchetto per battere uno stupido record e la paura di Xi Jinping, che ha inculcato ai suoi sottoposti il terrore di essere richiamati all’ordine. Così le autorità locali hanno impedito ai dottori di informare la gente e hanno censurato i mezzi d’informazione”, spiega il sinologo Jean-Pierre Cabestan, dell’Università battista di Hong Kong.

Il problema deriva anche dalla complessa burocrazia: a ogni livello si esita a dare cattive notizie ai superiori. “Il problema dev’essere sufficientemente grave per farlo presente ai livelli superiori. Se si disturba Pechino per un problema di poco conto si rischiano sanzioni”, osserva Alex Payette, docente dell’università di Ottawa esperto di Cina. “Era una situazione difficile da gestire per un funzionario di medio livello: bisognava comunicare la notizia a tutti, con il rischio di creare un’ondata di panico prima del capodanno. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un sistema autoritario dove sbagliare non è tollerato”.

Da sapere
Gli scienziati in cerca di risposte

**Cos’è un coronavirus? **I coronavirus sono una famiglia di virus comuni, chiamati così per le punte sulla loro superficie che formano una specie di corona. Possono causare malattie che vanno dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più gravi come la Mers (sindrome respiratoria mediorientale) e la Sars (sindrome respiratoria acuta grave). Nel 2003 la Sars infettò più di ottomila persone, di cui 774 morirono. L’attuale epidemia, scoppiata a Wuhan, una città cinese di 11 milioni di abitanti nella provincia dello Hubei, è causata da un coronavirus finora sconosciuto, chiamato 2019-nCoV.

Quali sono i sintomi del nuovo virus? Soprattutto febbre e tosse, e in alcuni casi difficoltà respiratorie. I sintomi sembrano manifestarsi tra i due giorni e le due settimane dopo che la persona è stata esposta al virus. Una ricerca, pubblicata sulla rivista medica The Lancet, ha analizzato i dati relativi ai primi 41 pazienti ricoverati in ospedale. Con un’età media di 49 anni, tre quarti erano uomini e meno di un terzo presentava un’altra patologia: diabete, ipertensione o altre malattie cardiovascolari. Tutti avevano la polmonite e, tranne uno, la febbre. A differenza della Sars, i primi 41 pazienti non presentavano sintomi legati alle vie aeree superiori, come naso che cola, mal di gola, starnuti. Solo un paziente aveva la diarrea.

Come viene diagnosticato e trattato? Le autorità sanitarie cinesi hanno ricreato il virus in laboratorio, sequenziato il suo genoma e condiviso la sequenza con la comunità scientifica internazionale. Il virus è stato ricreato anche da un gruppo di ricercatori australiani, che lo ha messo a disposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Non ci sono antivirali specifici per l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali di solito usati per altre infezioni. Attualmente non esiste un vaccino, ma gli scienziati hanno identificato il virus rapidamente e messo a punto un test diagnostico in meno di un mese. I progressi della tecnologia potrebbero consentire di testare un vaccino contro il 2019-nCoV entro tre mesi. Tuttavia passare dai test a una produzione di massa richiede parecchio tempo.

**Come si trasmette? **Il coronavirus di Wuhan è molto probabilmente trasmesso attraverso tosse e starnuti, come nell’influenza. Ma non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante il periodo d’incubazione. Gli scienziati stanno cercando di capire il grado di trasmissione del virus. Un secondo studio di The Lancet, su una famiglia, suggerisce che il virus sia passato da un parente malato ad altri sei; solo due avevano avuto contatti con il paziente iniziale. è stata la prima conferma di trasmissione del virus da persona a persona.

**Da dove viene il virus? **L’Oms sta ancora lavorando per individuare l’origine del virus. Molti dei primi casi confermati (ma non tutti) riguardavano persone che, a dicembre, erano state in un mercato di Wuhan che vende anche animali vivi. Una recente analisi genetica suggerisce che il nuovo coronavirus somiglia a virus che colpiscono pipistrelli e serpenti. Secondo Kristian Andersen, biologo dell’Istituto di ricerca Scripps, che ha analizzato le sequenze del 2019-nCoV, il primo contagio potrebbe essere avvenuto settimane o mesi prima, e il virus sarebbe arrivato al mercato in un secondo momento.

**Dove si è diffuso il virus finora? **Dei 6.095 casi confermati (dati aggiornati al 29 gennaio), più del 98 per cento si trova in Cina, soprattutto a Wuhan, ma anche a Pechino, Shanghai e Guangdong. Dei 76 contagiati nel resto del mondo – tra Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Stati Uniti, Singapore, Vietnam, Australia, Malaysia, Francia, Nepal, Cambogia, Canada, Germania, Sri Lanka, Emirati Arabi Uniti, Finlandia – quasi tutti venivano da Wuhan o da altre città cinesi. Casi di trasmissione da persona a persona avvenuti al di fuori della Cina sono stati registrati in Vietnam, Giappone e Germania.

**Quanto è contagioso il virus? **Ancora non è chiaro. Si sa che si trasmette da persona a persona. Le autorità cinesi hanno presentato prove di casi di quarta generazione a Wuhan e infezioni di seconda generazione fuori città. I calcoli preliminari sul numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare, nota come R0, indicano che siano da 1,4 a 2,5 per persona infetta. L’influenza stagionale di solito ha un R0 di circa 1,3.

Quanto è mortale? Finora 133 morti sono state collegate al virus, il che suggerisce un tasso di mortalità intorno al 3 per cento. In confronto la normale influenza ha un tasso di mortalità dello 0,14 per cento (circa una persona su mille). Il tasso di mortalità della Sars è dell’11 per cento, quello della Mers è del 30 per cento. Ogni anno nel mondo la normale influenza stagionale colpisce milioni di persone. Fra i tre e i cinque milioni hanno complicazioni e tra le 250mila e le 500mila muoiono.

**C’è il rischio di un’epidemia globale? **L’Oms ha dichiarato che il rischio epidemico è molto elevato in Cina ed elevato a livello regionale. È elevato anche a livello globale. Se il numero di casi fuori della Cina dovesse aumentare, l’Oms potrebbe dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale.

Come viene contenuta l’epidemia?

Il governo cinese ha preso misure senza precedenti per arginare i contagi: ha prolungato le vacanze del capodanno, chiuso la borsa e le scuole fino a nuovo ordine. Le zone più colpite dal virus sono state messe in quarantena: sono stati sospesi i trasporti pubblici e il traffico privato. I provvedimenti riguardano più di cinquanta milioni di persone in 17 città. Hong Kong ha interrotto i collegamenti ferroviari con la Cina continentale. Le compagnie aeree British Airways e Lufthansa hanno sospeso tutti i voli con la Cina. Stati Uniti, Unione europea, Australia e Giappone hanno organizzato dei voli speciali per rimpatriare i loro cittadini. ◆
Oms, New Scientist, Le Monde, Science, Dingxiangyuan


Invece le critiche alle autorità locali sono ancora ammesse. Hu Xijin, il direttore del quotidiano nazionalista Global Times, si è espresso molto duramente su Weibo, il sito di microblogging: “Questa epidemia è molto simile alla Sars. Non dovrebbe succedere in un paese come la Cina, dove la medicina moderna ha raggiunto alti livelli e l’organizzazione sociale è molto forte. Personalmente penso che le autorità sanitarie statali e quelle di Wuhan siano responsabili. Ma ci sono ragioni più generali che spiegano questa situazione, per esempio negli ultimi anni si è indebolita la capacità dei mezzi d’informazione di fare da contropotere”.

Il giornalista, che in altre occasioni non ha esitato a dar voce alla propaganda di Pechino, ha criticato apertamente lo stretto controllo esercitato sui giornalisti dal ministero della sicurezza pubblica sotto la presidenza di Xi Jinping. Il suo commento, pubblicato il 25 gennaio, ha ricevuto 84.700 like. ◆ adr

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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati