Quando aveva vent’anni, Elliot Connors non faceva molto caso ai suoi capelli. Sì, forse ne stava perdendo un po’, e allora? È quello che succede agli uomini. Era spiritoso e brillante e aveva una ragazza.
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Ha cominciato a preoccuparsi solo l’estate scorsa, quando lui e alcuni amici dell’università a New York hanno aperto una chat di gruppo. Parlavano di corsi e di sport o scherzavano sulle loro vite sentimentali, e spesso finivano a parlare di caduta dei capelli: se l’attaccatura regge o, Dio non voglia, arretra; quali prodotti usare, quali farmaci prendere; quanto gli importava o non importava.
Diversi amici di Connors prendevano un farmaco chiamato finasteride, rivelatosi sorprendentemente efficace: gli studi indicano che rallenta la caduta dei capelli nella maggior parte degli uomini per almeno dieci anni, e molti riferiscono benefici anche oltre. Nella maggioranza dei casi sembra stimolare almeno una moderata ricrescita.
Gli amici di Connors monitoravano i loro progressi, settimana dopo settimana. I dermatologi distinguono comunemente sette stadi della perdita dei capelli, definiti negli anni settanta da O’Tar Norwood, dermatologo e pioniere del trapianto di capelli. Molti degli amici di Connors, che avevano meno di trent’anni, si trovavano a uno stadio Norwood 2 o perfino Norwood 3, con i primi segni di una V che avanza lentamente ai lati della fronte. Secondo i forum online sulla calvizie, quando si arriva a Norwood 6 non c’è più niente da fare.
Non è passato molto tempo prima che Connors cominciasse a controllarsi le mani dopo aver lavato i capelli. Ne cadevano più del solito? Guardava le sue vecchie foto e le confrontava con il riflesso allo specchio, in cerca di segni di cambiamento. Ha cominciato a osservare i capelli degli altri uomini. Notava chi aveva l’attaccatura che arretrava e chi era così giovane da dare per scontata la propria chioma folta, beatamente ignaro della perdita che con ogni probabilità lo aspettava. Ha cominciato a pensare di non avere alternative, se voleva restare al passo. Doveva cominciare a prendere la finasteride. Aveva letto che il farmaco può causare effetti collaterali preoccupanti, come il calo del desiderio sessuale o la depressione, e provava sentimenti contrastanti rispetto alla sua diffusione. “Potremmo semplicemente non prendere niente tutti quanti, e così avremmo più o meno lo stesso aspetto”, ha detto. “Ma ora dobbiamo usarla tutti solo per non restare indietro rispetto a chi già la prende. È come una corsa agli armamenti nucleari”.
Per gli uomini, perdere i capelli è stato a lungo un destino quasi inevitabile e pressoché universale. Secondo la American hair loss association, due terzi dei maschi statunitensi mostrano i primi segni di diradamento entro i 35 anni e l’85 per cento subisce una perdita sostanziale entro i cinquanta. “Un tempo si diceva: perdere i capelli fa parte della vita, accettalo”, racconta Marc Avram, dermatologo di New York specializzato nel trattamento della calvizie. In epoche precedenti, i grandi attori di Hollywood come Paul Newman, Jack Nicholson e Bruce Willis continuavano a interpretare ruoli romantici molto dopo che la loro attaccatura aveva cominciato ad arretrare. Padri e zii consigliavano ai giovani uomini di accogliere quei cambiamenti come parte del passaggio all’età adulta. “Non c’erano molte alternative”, dice Avram, “a parte gli innesti”.
Oggi non è più così. Celebrità e persone che possono permetterselo arrivano a spendere fino a ventimila dollari per i trapianti di capelli, diventati sempre più invisibili e precisi. I chirurghi sono in grado di prelevare singoli follicoli sani dalle zone più folte della testa e impiantarli, uno a uno, nelle aree ormai spoglie del cuoio capelluto. Questo metodo più recente e costoso promette un’attaccatura dall’aspetto più naturale, anche se un occhio allenato riesce ancora a smascherarla. “Se un attore ha una chioma piena che comincia dritta dalla fronte e ha più di trent’anni, probabilmente ha fatto un trapianto”, sostiene la dermatologa Leah Ansell, che si diverte a segnalarli al marito durante le cerimonie di premiazione.
Chi ha mezzi più limitati può andare a sottoporsi allo stesso intervento in Turchia, al costo di circa tremila dollari. Oppure può partire dall’opzione più economica in assoluto, la finasteride. Negli Stati Uniti le prescrizioni del farmaco sono triplicate tra il 2017 e il 2024, mano a mano che le aziende di telemedicina si diffondevano e gli uomini cominciavano a passare ore ogni giorno a fissare i propri capelli su Zoom.
Ad alimentare quest’ansia contribuisce una campagna di marketing di massa che insegna anche agli uomini quel brutale autoesame a cui le donne sono da tempo addestrate. Un uomo sui venti o trent’anni è esposto a un flusso continuo di pubblicità e consigli su Instagram, TikTok, YouTube e sulla piattaforma di streaming in diretta Twitch con prodotti anticaduta pensati per la sua fascia d’età. Non solo compresse, ma anche pillole masticabili e spray.
Per gli uomini, perdere i capelli è stato a lungo un destino quasi inevitabile e quasi universale. Oggi non è più così
Perfino il comandante in capo del paese invita i giovani uomini a dare grande importanza al proprio aspetto: nelle sue lodi più entusiastiche ai funzionari sono frequenti i commenti sull’aspetto fisico. È “perfetto per la parte”, ha detto il presidente Donald Trump parlando della sua scelta per la guida della Federal reserve, Kevin Warsh, che a più di cinquant’anni ha ancora una folta capigliatura. Pete Hegseth, segretario alla difesa, è più vicino a un Norwood 2. Trump sembra avere una vera ossessione per i capelli. In un comizio ha parlato a lungo dei prodotti migliori che usa sotto la doccia e in un’altra occasione ha invitato una giovane donna a salire sul palco per controllare da vicino la sua testa e confermare che non portava un parrucchino, come aveva insinuato un conduttore radiofonico.
I giovani uomini diventati adulti nell’epoca della manosfera sono il pubblico ideale di un flusso incessante di reel creati da influencer, alcuni muscolosi, alcuni divertenti, alcuni con milioni di follower, che sperimentano vari trattamenti nella speranza di tornare ad avere una chioma piena. L’influencer della calvizie (ormai è una categoria a sé) Zeph Sanders ha più di un milione di follower su TikTok che seguono il suo “percorso dei capelli”. “Pov: l’anno in cui ti sei innamorato di te stesso”, recita il titolo di un rapido montaggio di tutti i passaggi compiuti negli ultimi dodici mesi per migliorare i suoi capelli, a partire da un trapianto. La grande diffusione di questo tipo di contenuti fa sì che perdere i capelli non sembri più inevitabile. Oggi la calvizie può apparire come una scelta, una decisione deliberata.
Spesso la pubblicità e gli influencer trasmettono ai giovani il messaggio che dovrebbero cominciare a prendere la finasteride già a vent’anni, per evitare di perdere anche i primi capelli. Andrew Dudum, cofondatore dell’azienda di telemedicina Hims & Hers, ha detto nel 2017 che l’obiettivo era proprio vendere i farmaci contro la caduta dei capelli a un pubblico più giovane. Ha aggiunto che, quando era al college, lui e i suoi amici avrebbero trovato utili prodotti in grado di proteggere l’attaccatura. Questo atteggiamento rientra nella più ampia tendenza della “prejuvenation”, in cui giovani uomini e donne usano laser, filler e prodotti come il botox per contrastare i segni dell’invecchiamento prima ancora che compaiano. Leah Ansell racconta di genitori che chiedono informazioni sulla finasteride per i figli adolescenti, con l’intento di assicurargli “tutto il meglio per avere successo”. Molti giovani uomini si presentano da soli, in cerca di aiuto per preservare i capelli. “Alcuni sono davvero in ansia”, dice Ansell. “Non c’è una nuova epidemia di perdita dei capelli, ma c’è un’epidemia di uomini che vanno nel panico per questo”.
Il prezzo della ricrescita
Prima della finasteride c’erano l’olio di rosmarino, l’esposizione alla luce solare, gli innesti, i riporti, i parrucchini. Prima dei farmaci contro la calvizie ottenibili tramite farmacie online e confezionati in eleganti packaging minimalisti dai toni naturali c’era l’HairClub for Men, un’azienda fondata da Sy Sperling, ex venditore di piscine che collaborò con un parrucchiere per offrire protesi realizzate intrecciando i capelli del cliente con altri dello stesso colore fissati su una rete di nylon. “Non sono solo il presidente di HairClub”, dice Sperling in uno spot del 1984, mostrando una folta chioma castano ramata, “sono anche un cliente”.
Negli anni settanta i medici che studiavano il minoxidil per i suoi effetti sulla pressione sanguigna notarono che favoriva la crescita dei capelli negli uomini. In seguito fu commercializzato contro la calvizie con il nome di Rogaine. Il farmaco, che sembra facilitare l’afflusso di sangue, ossigeno e nutrienti alle cellule dei follicoli piliferi, è molto popolare, ma solo in circa la metà dei casi attiva l’enzima necessario perché funzioni davvero. La maggioranza di chi lo usa riscontra un ispessimento dei capelli e un rallentamento della caduta, ma il farmaco sembra limitarsi a ritardare la perdita senza prevenirla del tutto.
La finasteride, al contrario, tende a dare risultati migliori per gli uomini che cercano di mantenere i capelli e stimolare la ricrescita. I ricercatori si sono accorti di questi effetti sui capelli nei primi anni novanta, quando il farmaco è stato somministrato in uno studio clinico a uomini con prostata ingrossata. La finasteride impedisce che il testosterone si trasformi in diidrotestosterone (Dht), un ormone fondamentale nello sviluppo delle caratteristiche maschili. Negli uomini adulti il Dht è associato sia alla crescita dei peli sul corpo sia alla perdita dei capelli sulla testa. Il motivo per cui i follicoli reagiscono in modo così diverso allo stesso ormone a seconda della zona del corpo è uno dei misteri del Dht. I medici non sanno nemmeno perché gli uomini tendano a perdere per primi i capelli sopra le tempie, ma sanno che la finasteride è particolarmente efficace nel far ricrescere i capelli sulla sommità del capo e verso la parte posteriore. Quando una zona del cuoio capelluto diventa liscia e lucida, i follicoli in quell’area potrebbero essere ormai troppo atrofizzati per essere riattivati.
Immessa sul mercato per la prima volta dalla Merck con il nome di Propecia nel 1997, la compressa è diventata disponibile negli Stati Uniti in versione generica nel 2013. Quando è scoppiata la pandemia e la telemedicina è decollata era già un farmaco economico. Oggi in alcuni stati gli uomini possono procurarselo da soli caricando qualche foto e rispondendo online a poche domande. Disponibile anche nelle grandi catene di farmacie a partire da circa cinque dollari al mese, la finasteride resta comunque un impegno a vita, almeno per quelli che continuano a preoccuparsi della propria attaccatura. Quando si smette di prenderlo, la perdita dei capelli ricomincia nel giro di circa sei mesi.
Peli sulla guancia
Molti dermatologi considerano la finasteride una delle grandi cure cosmetiche del ventesimo secolo. Eppure c’è un rovescio della medaglia. Circa un uomo su venti tra quelli che assumono il farmaco per via orale sperimenta effetti collaterali come disfunzione erettile, calo del desiderio sessuale o, più raramente, riduzione della conta spermatica e depressione. Secondo gli studi nella grande maggioranza dei casi questi problemi si risolvono poche settimane dopo la sospensione del farmaco e talvolta anche senza interromperlo. In rari casi, però, alcuni uomini hanno riferito sintomi debilitanti che persistono anche dopo aver smesso di usare la finasteride. Sono stati segnalati anche intorpidimento genitale, difficoltà cognitive, una riduzione delle dimensioni del pene e perfino pensieri suicidi. La presenza di uno o più di questi sintomi persistenti è definita da alcuni ricercatori come sindrome post-finasteride, una condizione ancora poco compresa e oggetto di acceso dibattito nella comunità scientifica.
Una ricerca rigorosa, basata su uno studio randomizzato e controllato pubblicato nel 2021, ha rilevato che l’uso topico della finasteride, applicata sul capo sotto forma di spray o gel, riduce la probabilità di effetti collaterali gravi ed è quasi altrettanto efficace della versione orale. Inoltre nuovi farmaci, tra cui uno che stimola i mitocondri dei follicoli piliferi, dovrebbero arrivare sul mercato nei prossimi anni, e sembra che non provochino effetti collaterali.
Per ora, tuttavia, la maggior parte dei dermatologi continua a prescrivere il farmaco per via orale, che è stato studiato più a lungo. Le versioni topiche, non ancora approvate dalla Food and drug administration, costano di più e devono essere preparate da farmacie galeniche. Molti uomini si stancano anche dell’applicazione regolare di sieri o gel, perché durante il giorno appiattiscono i capelli e la sera ungono il cuscino. I medici temono il contatto ravvicinato della finasteride con donne in gravidanza o che potrebbero rimanere incinte, dal momento che il Dht svolge un ruolo importante nello sviluppo del feto maschio. Anche se la finasteride da sola non fa crescere peli sulla guancia di una fidanzata, spesso è usato insieme al minoxidil, che invece potrebbe farlo.
“Io personalmente non assumerei mai questo farmaco”, dice Jonathan Clavell, urologo a Houston. “Perché se fossi uno di quei pochi sfortunati che sviluppano la sindrome, so che me ne pentirei”. Mentre i dermatologi con cui ho parlato dicono di non aver mai visto pazienti con sintomi persistenti, Clavell è uno dei cinque urologi intervistati che affermano il contrario. Sospetta anche che il numero di persone che segnalano questi gravi problemi sia basso perché molti si vergognano troppo per chiedere aiuto. Chi soffre di depressione o di nebbia cognitiva potrebbe non collegarli al farmaco. Clavell racconta che alcuni pazienti non avevano idea del possibile legame con la finasteride fino a quando non gli ha chiesto l’elenco delle medicine che prendevano.
Clavell prova una forte empatia per i suoi pazienti. A quarant’anni anche lui stava perdendo rapidamente i capelli e avrebbe fatto qualunque cosa pur di conservarli. Per anni si è affidato al minoxidil, che a un certo punto ha smesso di funzionare. “C’è un pregiudizio secondo cui solo le donne tengono al proprio aspetto”, dice. “Non è vero. Gli uomini semplicemente non ne parlano con gli amici. Ma in segreto cerchiamo di conservare il più a lungo possibile una versione giovanile di noi stessi”. Forse è una forma di machismo, ipotizza, che spinge gli uomini a confrontare in continuazione i propri capelli con quelli degli altri. “Quando guardi la televisione, i film, tutti questi attori”, dice Clavell, “hanno capelli lunghi e bellissimi. E ti chiedi: ma come fanno a mantenere tutto quel volume?”.
La moglie di Clavell, la dermatologa Mildred Lopez Pineiro, prescrive regolarmente la finasteride dopo aver avvertito i pazienti dei possibili effetti collaterali. “Se sono informati e disposti a correre il rischio, perché no?”, dice. Ma non pensa che il marito ne abbia bisogno. Di recente Clavell si è arreso e si è rasato la testa, come molti uomini che perdono i capelli, alcuni dei quali frequentano forum sull’argomento o promuovono questo look sui social. È soddisfatto della sua scelta, anche se la figlia di cinque anni ha commentato: “Papà, non hai più i capelli!”.
Cute sensibile
L’universo dei social media dedica così tanta energia al tema della perdita dei capelli maschile che le conversazioni online danno per scontata la familiarità del pubblico con questa ossessione. “Cosa preferiresti perdere: un dito o i capelli?”, ha chiesto la comica Hannah Berner a una serie di uomini sul suo profilo Instagram lo scorso dicembre. “Il dito”, ha risposto il collega comico Erik Scott. “Anzi, le dita!”. Quando il comico Adam Friedland ha registrato un episodio del suo show con l’influencer Clavicular, un appassionato di steroidi e dell’estetica maschile classica, ha posto una domanda che mostra quanto siano diffuse le preoccupazioni sugli effetti collaterali della finasteride: preferiresti perdere i capelli o il pene? Friedland e Clavicular sono stati d’accordo: meglio tenersi i capelli.
Il dilemma sulle controindicazioni del farmaco è un tema di discussione ricorrente in uno dei forum più popolari dedicati alla salute maschile su Reddit, r/tressless, uno spazio in cui gli uomini parlano di calvizie e trattamenti dal 2011. Il subreddit ha registrato un forte aumento di traffico durante la pandemia e conta oggi circa 413mila visitatori alla settimana. Gli uomini condividono foto di ricrescita, cercano rassicurazioni, si sfogano, raccontano la frustrazione per le donne che li rifiutano e si scontrano in dibattiti spesso accesi sui rischi reali del farmaco. “I medici mi dicono di evitare la finasteride” è il titolo di un thread. “La finasteride ha cambiato la mia vita in meglio”, apre un altro.
Il discorso oscilla tra ammissioni di profonda insicurezza e segni di reali difficoltà psicologiche. “Odio profondamente la perdita di capelli”, ha scritto un utente tre mesi fa. “Sto letteralmente per piangere, bro”. Diceva di non riuscire più a vivere una vita normale, con il diradamento cominciato così presto. Un altro uomo scriveva che per lui diventare calvo era così traumatico da chiedersi se non fosse l’unico a pensare di rinunciare ad avere figli, visto che la perdita dei capelli è ereditaria.
Dopo che avevo lanciato su Reddit un appello agli uomini disposti a condividere le proprie opinioni su finasteride e calvizie, sono stata contattata da Kieran (il suo secondo nome), project manager a Londra. Era preoccupato che i timori eccessivi sui rari effetti collaterali impedissero a tanti di vivere una vita più serena. La sua ansia per la perdita dei capelli, cominciata a vent’anni, era tale da somigliare a ciò che gli esperti definiscono dismorfofobia legata alla calvizie. Quando usciva indossava sempre un cappellino e quando incontrava i vecchi amici del liceo era imbarazzo per le loro battute sul suo cranio. Era convinto che il suo status sociale fosse crollato. Aveva una fidanzata, ma nella relazione si sentiva insicuro.
Aveva cominciato ad assumere la finasteride e stava ottenendo dei risultati, ma i racconti su Reddit lo avevano allarmato e aveva smesso di prenderlo per diversi anni, fino a quando la perdita dei capelli era diventata abbastanza insopportabile da fargli accettare qualsiasi piccolo rischio. “La mia relazione è migliorata perché mi sento molto più sicuro di me”, mi ha raccontato. “Mi offro per fare cose che prima non avrei mai fatto. Sto partecipando a una gara di crossfit. Parlo molto di più in pubblico per lavoro”. Era convinto che gli uomini con più capelli e un aspetto più giovanile fossero trattati diversamente. “Le persone valutano in fretta”, ha detto. “Magari vedono qualcuno con i capelli diradati e pensano che sia una persona stressata, che non si prende cura di sé”.
La finasteride potrebbe essere il farmaco simbolo di una generazione di giovani uomini mai così ossessionati dall’aspetto
Salute sessuale
Mi ha scritto anche un avvocato di 27 anni del New Jersey che aveva sviluppato una forte ossessione per la propria chierica. Si vergognava dei capelli e, forse ancora di più, del fatto che la cosa gli importasse tanto. “Su una scala di disagio da 1 a 10 ero a circa 8”, ha detto. Ha scoperto il subreddit r/tressless e non capiva cosa lo angosciasse di più: i racconti di uomini convinti che la calvizie avesse rovinato la loro vita sentimentale o quelli di chi diceva che i farmaci avevano compromesso la loro vita sessuale. Alla fine, più convinto dai commenti positivi, ha deciso di cominciare la terapia e ha rapidamente notato un cambiamento inquietante nella sua sessualità: produceva uno sperma più acquoso, un effetto raro ma noto, legato alla riduzione delle dimensioni della prostata. Anche le sue erezioni erano meno vigorose.
Da quanto aveva letto, i sintomi sarebbero scomparsi una volta sospesa la finasteride, fatto che alcuni utenti del forum consideravano un buon motivo per continuare almeno finché non avesse trovato una fidanzata. “Ma mi sembrava strano assumere un farmaco con questi effetti collaterali e fare finta di niente”, ha detto. “Non potevo essere certo che non avrebbe avuto conseguenze a lungo termine”. Ha smesso di prenderlo. I sintomi sono scomparsi rapidamente e oggi considera quel periodo una sofferenza inutile. Ora è felicemente sposato e mi ha risposto per consigliare agli uomini di stare lontani dai forum. “Alimentano solo l’ansia”, ha detto.
Un altro giovane mi ha raccontato di aver ordinato la finasteride per la prima volta tramite un sito di telemedicina a 23 anni. Era all’inizio di una relazione e si è spaventato quando ha visto i primi effetti collaterali sessuali. Si è rivolto a un altro servizio online e ha ordinato un farmaco per la disfunzione erettile piuttosto che smettere e perdere altri capelli.
Rachel Rubin, urologa specializzata in medicina sessuale, mi ha detto che alcuni pazienti si rifiutano di sospendere la finasteride, anche dopo aver spiegato che il farmaco potrebbe essere la causa o l’aggravante dei loro problemi sessuali. La preoccupa il fatto che in alcuni casi gli uomini diano priorità ai capelli, anche quando la loro vita sessuale ne risente, rendendo ancora più difficile la loro ricerca di intimità.
La finasteride potrebbe essere il farmaco simbolo di una generazione di giovani uomini mai così ossessionati dall’ottimizzazione dell’aspetto, eppure sempre più isolati sul piano romantico e sociale. I social media non si limitano a riempire i telefoni di contenuti sul miglioramento personale, ma incoraggiano anche a costruire immagini di sé da sottoporre allo sguardo e al giudizio degli altri. Molti uomini oltre i cinquant’anni potrebbero avere difficoltà a mettere insieme più di qualche decina di foto di loro a vent’anni, mentre un ventenne medio può pubblicarne altrettante in pochi mesi, esponendosi continuamente all’osservazione e alla valutazione altrui.
Gli psicologi sanno da tempo che le donne ossessionate dal proprio aspetto tendono ad avere più difficoltà legate a gestire l’ansia e a raggiungere la soddisfazione sessuale. “Le donne hanno dovuto affrontare questa cosa per anni”, dice Ryan, uno degli amici nella chat di Connors. “È terribile che ora stia succedendo anche agli uomini, ma c’è anche una sorta di giustizia”.
Connors e alcuni amici della chat hanno accettato di incontrarmi in un ristorante a SoHo a marzo per parlare delle loro attaccature. Ryan, che ha chiesto di usare solo il nome per poter parlare liberamente di un tema così personale, ha raccontato di essersi fissato sulla perdita dei capelli subito dopo la laurea all’università della California, a Santa Barbara. La città era piena di studenti più giovani, che lo rendevano ancora più insicuro; durante la pandemia, il tempo trascorso a casa e sui social lo portava a osservare continuamente la propria attaccatura allo specchio. Assume finasteride dal 2023 e si sente sollevato nel vedere che i capelli hanno recuperato volume.
Ryan non ha avuto effetti collaterali dovuti al farmaco, che assume anche Alex, un altro giovane seduto accanto a lui. Solo quando ho posto la domanda direttamente al gruppo Alex ha ammesso di aver provato un calo del desiderio sessuale quando ha cominciato il farmaco. Per il gruppo era una novità. “Non l’hai scritto in chat”, ha detto Connors. “Dovevi dircelo”.
Alex, che ha chiesto di usare solo il nome, si è difeso: è successo prima che il gruppo chat esistesse. All’epoca non era preparato a questa possibilità e il medico che gli aveva prescritto il farmaco non gli aveva parlato del rischio. Ha smesso non appena se n’è accorto, ma i capelli che erano ricresciuti hanno cominciato di nuovo a diradarsi in modo evidente. Ha deciso di dare al farmaco un’altra possibilità. “Se ricapita, smetto per sempre”, si è detto. Questa volta, racconta, il problema non si è ripresentato. Da allora guarda con sollievo i capelli tornare più folti.
Connors ha cominciato a prendere finasteride lo scorso autunno. All’inizio ha pensato di aver commesso un errore. Era scosso: continuava a preoccuparsi dei possibili effetti collaterali letti su Reddit. Non riusciva a ricordare con precisione se alcuni sintomi depressivi che aveva cominciato a notare fossero comparsi subito dopo l’inizio del farmaco, ma per sicurezza, dopo poche settimane, lo ha interrotto. Quando il suo umore è rimasto cattivo ha continuato a scherzarci con gli amici: aveva sicuramente la sindrome post-finasteride. O forse era semplicemente depresso perché sapeva che non stava facendo più nulla per la sua attaccatura. Alla fine, attribuendo quel periodo di buio a una fase stressante della sua vita più che al farmaco, ha ripreso la finasteride. Dice che non si stupirebbe se a un certo punto tornasse a ripensarci e a mettere in dubbio la sua scelta, ma per ora, a circa tre mesi dal secondo tentativo, sta bene e si sente fiducioso sulla ricrescita dei capelli. Ultimamente ha anche pensato che dovrebbe parlarne con suo fratello, più giovane di tre anni. Comincia adesso, vorrebbe dirgli. Prima che sia troppo tardi. ◆ gc
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati