La vittoria di misura contro il fascismo al secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane il 25 ottobre è stata merito di Luiz Inácio Lula da Silva e del Partito dei lavoratori (Pt), ma anche del cosiddetto Exército do Lula, esercito di Lula, un canale WhatsApp che in poche settimane ha arruolato più di dieci milioni di persone per mobilitarsi in sostegno del candidato di sinistra. Il merito è stato anche di una moltitudine di brasiliani che hanno manifestato per le strade del paese. Si sono uniti perché conoscono i pericoli dell’estremismo di destra: volevano proteggere la vita di tutti, compresi quelli che hanno votato per Flávio Bolsonaro.

Ora Lula dovrà scegliere tra il sostegno di questa base popolare o le alleanze con chi stava dall’altra parte della trincea pur di governare, abbandonando i suoi “soldati” in mezzo al campo minato creato dall’estrema destra.

Davanti a scuole e ospedali

Nelle settimane tra il primo turno del 4 ottobre e il ballottaggio il paese è entrato in uno stato di agitazione. I brasiliani hanno partecipato alle missioni di André Janones, un deputato di 42 anni del Minas Gerais e “comandante” dell’esercito di Lula. Gli iscritti al suo canale WhatsApp hanno eseguito tempestivamente le disposizioni impartite sui social media, si sono collegati a una diretta streaming durata ventiquattr’ore e si sono presi una strigliata quando il canale ha smesso di crescere per mancanza di nuovi utenti. Tutto questo ha dato slancio alla campagna elettorale online di Lula.

Ma quello che è successo lontano dagli schermi è stato ancora più importante, perché ha dimostrato che il popolo, quando è necessario, può determinare un cambiamento.

Persone comuni, che in molti casi non si identificano con nessun partito politico, hanno dato il loro contributo al movimento Vira voto, cambia il voto, che ha dato il via a una mobilitazione nelle strade per mostrare concretamente i rischi di una vittoria dell’estremismo di destra. Davanti al portone della scuola di mio figlio, alcuni genitori si sono attivati per spiegare ad altre famiglie perché un’eventuale vittoria di Bolsonaro sarebbe stata pericolosa per il sistema dell’istruzione pubblica. Alcune persone sono andate davanti agli ospedali e alle cliniche per far capire ai pazienti che i programmi sociali, come Farmácia popular (che garantisce alcuni medicinali gratuiti o a basso costo), e lo stesso sistema sanitario pubblico nazionale avrebbero potuto essere compromessi a causa dei tagli proposti dalla squadra di Bolsonaro.

Molti brasiliani hanno sottratto tempo al lavoro e hanno pagato di tasca propria per creare contenuti semplici e chiari da distribuire con dei volantini per le strade. È stata una specie di guerriglia.

La grande marcia per Lula il 24 ottobre lungo l’avenida Paulista, a São Paulo, ha trasformato interi quartieri in una marea rossa (il colore del Pt) impossibile da attraversare. I bambini preparavano i cartelloni agli angoli delle strade. Ci sono state musica e danze e lacrime al passaggio di Lula. La mobilitazione è stata il risultato di una spinta unitaria che si è ripetuta in diverse zone del paese. La gente si è riappropriata della maglietta della nazionale brasiliana e dell’inno nazionale dopo più di un decennio in mano dell’estrema destra.

In molte città del Brasile si respirava un’atmosfera simile a quella del carnevale: il suono dei clacson e i canti a favore di Lula sono andati avanti per tutta la notte. Una mia amica ha abbracciato una sconosciuta che portava un adesivo con il volto del leader del Pt e ha pianto insieme a lei, entrambe terrorizzate dalla possibilità che la rimonta contro Bolsonaro non si concretizzasse. Tutti i presenti erano uniti dalla stessa paura e dalla stessa speranza.

Il 25 ottobre gli elettori si sono presentati alle urne coperti di adesivi e avvolti nelle bandiere del Pt, perfino nelle roccaforti bolsonariste, spinti dalla forza della mobilitazione degli ultimi giorni. I resoconti diffusi online hanno mostrato persone che dopo aver saltato il primo turno sono tornate nel paese o hanno attraversato diversi stati, viaggiando per giornate intere, solo per votare, consapevoli del valore di ogni singolo voto. In Amazzonia, gli indigeni hanno percorso distanze enormi per partecipare a un’elezione che avrebbe avuto ripercussioni dirette sul loro futuro.

Dopo la vittoria di Bolsonaro al primo turno i brasiliani non si sono attivati per difendere un candidato o un partito, ma per proteggere ognuno dei diritti conquistati in anni di democrazia, su cui incombeva una minaccia pesante. Per questo motivo è importante che ora Lula faccia la sua scelta più importante: se vuole davvero fare la storia deve affidarsi anche alla forza dei “soldati della democrazia”.

Mettere alle strette

Nel 2014 abbiamo assistito a un movimento simile. Dopo un anno di proteste contro la decisione di aumentare le tariffe del trasporto pubblico, la presidente Dilma Rousseff (del Pt) aveva dovuto appoggiarsi alla forza delle mobilitazioni popolari per sconfiggere il candidato di centrodestra Aécio Neves, anche in quel caso di misura. Ma poco dopo, nel tentativo di salvare il suo governo, Rousseff aveva voltato le spalle alle aspirazioni della piazza affidando il ministero delle finanze a Joaquim Levy, un economista liberale legato alla scuola di Chicago che aveva imposto con il pugno di ferro una serie di tagli in settori come l’istruzione e gli alloggi, andando contro la volontà della piazza e perfino di alcuni esponenti del Pt. Rousseff aveva tentato di conciliare l’inconciliabile in un congresso conservatore. Il problema è che andando incontro al centro e alle persone che non l’avevano votata in nome della governabilità, aveva perso l’appoggio della piazza e poi anche la presidenza (è stata destituita dal parlamento nel 2016).

Flávio Bolsonaro non ha vinto le elezioni, ma il suo Partito liberale ha la maggioranza in parlamento. Questo significa che la destra e l’estrema destra, che difendono i grandi interessi economici, avranno la possibilità di mettere alle strette Lula e impedirgli di governare.

Durante il suo terzo mandato, sempre in nome della governabilità, Lula ha circoscritto e protetto meno territori indigeni di quanto avrebbe dovuto e ha continuato a sostenere i grandi proprietari terrieri con esenzioni fiscali e crediti agricoli agevolati. Questi soldi sono stati usati per mettere sotto pressione le aree protette, i territori dove vivono le comunità rivierasche, indigene e quilombolas (le comunità fondate dagli schiavi africani fuggiti dalle piantagioni), oltre che per aumentare il potere politico dei latifondisti legati all’estrema destra.

Un futuro migliore

Bisogna capire una volta per tutte che non c’è conciliazione con l’inconciliabile. Se Lula continuerà su questa strada, rafforzerà il potere dell’estrema destra. Tra quattro anni Lula non ci sarà più e finora nessun altro candidato progressista si è dimostrato in grado di vincere un’elezione contro il fascismo. Questo sempre che riesca a portare a termine il suo mandato, poiché non è da escludere che un parlamento così conservatore avvii una procedura di messa in stato d’accusa.

Durante la diretta di ventiquattr’ore promossa da Janones tra il 23 e il 24 ottobre, Lula ha dichiarato che “la partecipazione del popolo a questa campagna elettorale, con la presenza in piazza degli studenti, delle donne e di tanti lavoratori, ci obbliga a trovare un nuovo modo per governare il paese”. Poi ha aggiunto che il Brasile “non sarà più lo stesso”.

Più di 64 milioni di persone sono pronte a far parte dell’esercito che difende la democrazia. Solo con loro sarà possibile governare e costruire un futuro migliore. Bisogna approfittare di questo slancio per discutere una riforma che trasformi il congresso in un organo più allineato alle persone che dovrebbe rappresentare: con più donne, più indigeni e più lavoratori. Bisogna capire come mobilitare la base affinché la retorica dell’estrema destra non metta radici.

Il Pt e gli altri partiti progressisti devono riconnettersi al territorio. Non è il momento giusto per riposarsi. Bisogna recuperare presa e credibilità in alcune regioni e l’unico modo per riuscirci è attraverso l’alleanza tra Lula e il suo esercito popolare.◆as

Telita Bedinelli è una giornalista brasiliana. È una delle fondatrici di Sumaúma, un sito indipendente nato nel 2022 con sede ad Altamira, in Amazzonia, per raccontare la crisi climatica, i problemi della foresta pluviale e le minacce che affrontano i popoli nativi.

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati