09 novembre 2020 16:20
  • Gli Stati Uniti hanno registrato dieci milioni di contagi da nuovo coronavirus l’8 novembre, e l’ultimo milione si è aggiunto in soli dieci giorni. Gli esperti mettono in guardia dagli assembramenti che potranno crearsi durante le prossime festività per giorno del ringraziamento, il 26 novembre, e per il Natale. Il presidente eletto Joe Biden ha messo la lotta alla pandemia al centro del discorso pronunciato la sera del 7 novembre, sapendo di avere di fronte a sé un paese diviso anche sull’uso delle mascherine e sulla chiusura delle attività economiche, mentre le autorità sanitarie temono che la situazione possa peggiorare tra oggi e il 21 gennaio 2021, quando Biden entrerà ufficialmente in carica. Il 9 novembre il nuovo presidente degli Stati Uniti dovrebbe incontrare le 12 persone che entreranno in una task force anticovid, probabilmente guidata dall’ex portavoce della sanità federale, Vivek Murthy, da David Kessler, ex commissario della Food and drugs administration, e dall’epidemiologa Marcella Nunez-Smith, docente di medicina interna a Yale. Biden vuole aumentare l’azione federale nel contrasto alla pandemia distaccandosi dalla gestione di Trump, che ha sempre insistito perché i singoli stati se la cavassero da soli, oltre ad aver rifiutato di indossare la mascherina e a minimizzare la portata del virus. Ma bisognerà comunque aspettare gennaio prima di vedere all’opera un comando centrale dei rifornimenti (che in base a una legge risalente alla guerra di Corea consente al presidente di ordinare alle imprese di produrre quanto serve per la difesa nazionale) oltre che l’applicazione di un eventuale ordine di indossare le mascherine negli uffici federali e nei mezzi di trasporto interstatali.
  • In Europa cresce l’affollamento negli ospedali, dove le persone ricoverate per covid-19, in rapporto alla popolazione, sono più che negli Stati Uniti, mentre secondo l’European center for disease prevention and control i casi totali nel continente sono ormai 11,8 milioni. Nonostante questi numeri, e un deciso aumento dei contagi nel paese scandinavo (146.461 al 9 novembre), per il direttore della sanità svedese, l’epidemiologo Anders Tegnell, sarebbe inutile imporre l’obbligo dell’uso delle mascherine all’aperto e nei luoghi pubblici. Tegnell l’ha riaffermato in un’intervista al tabloid liberale Dagens Nyheter, aggiungendo che l’aumento dei casi anche nei paesi dove si usa la protezione delle vie respiratorie, dimostrerebbe che potrebbe essere addirittura pericoloso pensare che questa sia la strada principale da percorrere nella lotta la virus. Indossare le mascherine, ha detto Tegnell è complicato, costoso, spesso sono usate male e scoraggiano le persone dal mantenere la distanza di sicurezza. Le sue parole sembrano in contrasto con quelle del primo ministro, Stefan Lofven, appena entrato in isolamento perché qualcuno del suo ambiente lavorativo è entrato in contatto con una persona positiva. Lofven ha dunque adottato misure molto più severe di quelle applicate dal suo governo: in Svezia (dove i morti registrati sono 6.022 su poco più di dieci milioni di abitanti) la politica principale nella lotta al coronavirus resta quella di raccomandare alle persone un comportamento responsabile e di restare a casa per una settimana alla comparsa di eventuali sintomi, scrive la Deutsche Welle.
  • La città metropolitana di Buenos Aires (Amba), in Argentina, passerà dal confinamento al distanziamento fisico fino al 29 novembre, in ragione di un calo dei contagi nelle ultime otto settimane. L’ha annunciato il presidente argentino, Alberto Fernández, precisando che le restrizioni rimarranno in vigore per i mezzi pubblici che potranno essere usati solo per motivi essenziali. Restano invece chiusi cinema, teatri, club e centri culturali, ed è vietato spostarsi fuori dei confini dell’Amba.
  • La pandemia di covid-19 negli allevamenti intensivi di animali da pelliccia mette in difficoltà il settore. Secondo i dati dell’ong animalista Humane society international, la Cina, la Danimarca (che ha appena ordinato l’abbattimento di milioni di visoni per l’epidemia di covid-19 tra gli animali, con 12 contagi tra il personale), la Finlandia e la Polonia sono i paesi principali di allevamento e produzione di pellicce. Nel mondo ogni anno sono uccisi cento milioni di animali per la loro pelliccia, di cui 34,7 milioni di visoni solo nell’Unione europea nel 2018, secondo l’ong. Globalmente l’Europa sarebbe, perciò in testa, davanti alla Cina (20,7 milioni di visoni in allevamento), gli Stati Uniti (3,1 milioni) e il Canada (1,7 milioni). Altri abbattimenti di animali dovuti ai contagi da covid-19 tra gli animali nel 2020 sono stati effettuati in Aragona, in Spagna, e nei Paesi Bassi, che hanno anticipato la chiusura degli allevamenti dal 2024 al 2021. Il settore ha un valore economico di trenta miliardi di dollari (allevamento e confezione), ma grazie alle campagne delle organizzazioni animaliste sono almeno 15 i paesi europei che negli ultimi vent’anni hanno vietato l’allevamento di animali da pelliccia, secondo i dati della Peta. Finora, scrive il New York Times, i visoni allevati sono i soli animali non allo stato selvatico ad aver contagiato delle persone, e il mondo scientifico continua a indagare sul passaggio del virus tra esseri umani e animali, e sulle possibili mutazioni del virus.
  • In Francia, dove il 5 novembre sono stati registrati 58mila contagi per quattromila ricoveri in terapia intensiva, il governo e il mondo politico sono alla ricerca di misure d’isolamento per frenare il rialzo della curva dei contagi. Riappare dunque nel dibattito l’ipotesi dell’isolamento mirato alle sole persone fragili, cioè soprattutto quelle sopra i 65 anni e con situazione di comorbilità. Secondo Le Monde l’idea circola negli ambienti vicini al presidente Macron, che pure l’ha scartata il 28 ottobre annunciando le nuove restrizioni, ed è presa in considerazione per alleggerire l’impatto economico della pandemia in attesa di un vaccino. La Commissione europea nelle sue previsioni pubblicate il 5 novembre stima che le nuove chiusure imposte in tutto vecchio continente rendono illusoria la prospettiva di un rimbalzo economico rapido. Le restrizioni mirate, comunque, non piacciono né al ministero della sanità né al mondo medico, sia perché impossibili da applicare sia perché mancano di basi scientifiche, dato che il virus circola anche tra le persone non anziane. Il dibattito, prosegue il quotidiano, è soprattutto politico, dato che secondo un sondaggio pubblicato il 9 novembre il 66 per cento dei francesi ritiene più importante limitare i contagi che contenere l’impatto sull’economia.
  • Secondo l’analisi provvisoria di un comitato indipendente di monitoraggio dei dati, il vaccino contro il covid-19 sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Pfizer insieme all’azienda biotech tedesca BioNTech sarebbe efficace al 90 per cento. Nella terza fase della sperimentazione, che è ancora in corso, il vaccino è stato iniettato a 44mila volontari e tra questi, finora, sono stati registrati 94 casi positivi, scrive il Washington Post. Tra i positivi sembra che meno di nove persone avessero ricevuto le due dosi del vaccino, un risultato considerato molto incoraggiante. Inoltre, non sono stati segnalati gravi effetti collaterali sui volontari. Ma i dati sono parziali e preliminari, e non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica o sottoposti a revisione paritaria. Il nuovo vaccino richiede due dosi somministrate a distanza di tre settimane e utilizza l’mRna (acido ribonucleico messaggero) per sintetizzare la proteina spike del sars-cov-2. Pfizer e BioNTech hanno dichiarato che intendono presentare una domanda di autorizzazione urgente alla Food and drug administration (Fda), l’ente statunitense per i farmaci e l’alimentazione, dopo la terza settimana di novembre, quando saranno stati raccolti due mesi di dati sulla metà dei volontari che hanno partecipato allo studio. Nel frattempo la Pfizer lavora per aumentare la produzione e fornire 50 milioni di dosi entro la fine dell’anno e 1,3 miliardi di dosi nel 2021.
  • Secondo i dati del governo indiano, l’indice di qualità dell’aria a New Delhi è rimasto superiore a 400, su una scala di 500, per cinque giorni consecutivi: è il periodo più lungo dal novembre del 2016. Il segretario generale dell’associazione dei medici indiani, R.V Asoken, ha annunciato che l’inquinamento atmosferico ha favorito la rapida diffusione del virus e peggiorato le condizioni di salute dei pazienti malati di covid-19. Nel paese i nuovi casi giornalieri hanno quasi raggiunto il picco dei contagi di settembre. L’8 novembre sono stati registrati 46.661 nuovi contagi e 491 decessi: l’India ha superato gli 8,5 milioni di contagi dall’inizio della pandemia. Le autorità sanitarie temono un aumento dei casi a causa dell’inquinamento e dei festeggiamenti per il diwali, la più importante festività induista. Per questo motivo, il primo ministro di New Delhi ha vietato l’uso di petardi nella capitale.
  • Hong Kong rafforzerà le misure per contenere i contagi da covid-19, rendendole “mirate, caute e rigorose”. Lo ha affermato il segretario capo, Matthew Cheung Kin-chung, dopo che Carrie Lam ha concluso il suo viaggio a Pechino senza un accordo per la riapertura delle frontiere tra Hong Kong e la Cina. Durante l’incontro del 6 novembre il vicepremier cinese, Han Zheng, ha ricordato a Carrie Lam che combattere il covid-19 dev’essere la priorità assoluta per il suo governo. Secondo il South China Morning Post, il 9 novembre il governo della provincia cinese del Guangdong ha annunciato di essere disposto a una riapertura dei confini se il numero dei contagi resterà basso per due settimane consecutive. Il 6 novembre le autorità hanno registrato sei nuovi casi positivi, tutti importati. Mentre nelle ultime due settimane ci sono stati 16 nuovi casi, di cui nove non tracciati.
  • Taiwan, uno dei pochi paesi ad aver avuto successo nella gestione della pandemia, non è stata invitata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) all’incontro annuale previsto per questa settimana a causa dell’“ostruzionismo” della Cina, ha annunciato il ministro degli esteri dell’isola. La missione statunitense a Ginevra il 6 novembre ha esortato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, a invitare Taipei agli incontri perché il suo contributo è fondamentale per affrontare il covid-19 negli altri paesi: dall’inizio della pandemia Taiwan ha registrato solo sette decessi e meno di 600 contagi. Anche l’associazione medica mondiale ha scritto all’Oms chiedendo di restituire a Taiwan almeno lo status di spettatore di cui godeva fino al 2016 (dopo l’elezione di Tsai Ing-wen , forte sostenitrice dell’indipendenza di Taiwan, Pechino ha escluso l’isola dall’organizzazione per tutelare la politica di “una sola Cina”). Alle diverse richieste Tedros ha risposto che la partecipazione di Taiwan può essere decisa solo dagli stati membri e con l’approvazione del “governo competente”, riferendosi a Pechino.