Domande incrociate è la rubrica di Internazionale Kids in cui a ogni domanda rispondono due generazioni: un ragazzo o una ragazza del gruppo di lettura “Storie di città” di Milano e la scrittrice Susanna Mattiangeli. Scuola, amicizie, famiglia, social network e tutto quello che può essere difficile capire quando si cresce. In questa pagina trovi tutte le lettere pubblicate durante il 2026, dalla più recente.

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La scuola ha organizzato una giornata degli scacchi e un laboratorio di braccialetti. Io e la mia migliore amica abbiamo scelto scacchi, le altre braccialetti e hanno cominciato a bisbigliare. L’ho detto alla maestra, ma non è cambiato niente.

-Bianca, 9 anni

Cara Bianca, chissà se hai già iniziato il tuo corso di scacchi insieme alla tua amica. Magari avete incontrato altre persone simpatiche e state già facendo delle partite insieme. Lo spero proprio. Spero anche che il laboratorio di braccialetti sia rilassante e che renda le tue compagne più gentili. Se invece dovessero avere ancora voglia di parlare di voi all’orecchio, prova a dire qualcosa come: “Che succede? La tua amica non ci sente? Oppure non hai più voce?”. Prova a ribaltare la situazione: non siete voi quelle strane, sono loro a fare una cosa senza senso e forse se qualcuno glielo fa notare se ne renderanno conto. Si può anche usare l’immaginazione: “Che vi dite all’orecchio? Le tabelline? I nomi dei sette nani?”. Oppure, chissà, magari dicono cose bellissime su di voi, e allora potete ringraziarle e dire che fanno bene a parlare sottovoce perché i complimenti vi mettono in imbarazzo.
Susanna, 53 anni

Quello che ti è successo non è bello e capisco che ti faccia stare male. Hai fatto bene sia a scegliere gli scacchi, perché ti piacciono, sia a dirlo alla maestra. Voglio dirti una cosa importante: finché una cosa ti piace, falla. Non ascoltare gli altri, perché avranno sempre qualcosa da dire. Tu vivi la tua vita come la senti giusta per te. Gli scacchi sono una scelta bellissima e il fatto che tu l’abbia fatta insieme alla tua migliore amica è speciale. Forse le altre bambine bisbigliano senza un vero motivo, oppure perché non capiscono. Non significa che ci sia qualcosa che non va in te. Tu stai facendo qualcosa che ti piace davvero, e questo è molto più importante di quello che pensano loro. Continua a divertirti con la tua amica. E se ti senti ancora a disagio, parlane con qualcuno di cui ti fidi, spiegando come ti senti. La cosa più importante è che tu rimanga te stessa: meriti di stare bene e di divertirti.
Lisa (16 anni) e Nazha, 17

Internazionale Kids 81, giugno 2026

Illustrazione di Cristina Portolano

Ho una migliore amica: quando sono con le altre mie amiche la trattiamo un po’ male e sparliamo di lei, quando siamo da sole le voglio bene e ci divertiamo. Non voglio che continui così, ma non so come fare.

-Ignoto, 13 anni

Cara Ignoto, mi sembra di capire che tu voglia bene alla tua amica ma, siccome lei non piace alle altre, ti adegui ai sentimenti del gruppo, anche se in fondo non vorresti. Può darsi che tu ti senta davvero divisa tra un legame che dura da tanto tempo e la voglia di sentirti nuova tra persone nuove. In questo non c’è niente di male, sono cose che succedono. Quello che non va è partecipare alle chiacchiere contro qualcuno a cui vuoi bene. Tu stessa te ne sei resa conto, e questo è già un punto di partenza. Quindi evita di unirti al coro, magari prova a cambiare discorso, trova qualcosa di più interessante da fare o da dire. Vedrai che con il tempo il gruppo troverà altri argomenti. Ma poi, perché si sparla di questa tua amica? Che cosa fa, come si comporta? Non si può fare niente per aiutarla? Pensa anche a questo quando sei con lei.
Susanna, 53 anni

È normale sentirsi in questo modo. Da un lato vuoi bene alla tua amica e ti trovi bene con lei, ma dall’altro, quando sei in gruppo, ti lasci un po’ influenzare dagli altri. È una cosa che capita a molte persone, soprattutto alla tua età, quando il desiderio di essere accettati è così forte da spingerti a comportarti in modi che non ti rappresentano davvero. Il fatto che questa situazione ti faccia stare male significa che sai già qual è la cosa giusta da fare. Prova a non partecipare quando gli altri parlano male di lei, anche solo evitando di ridere o commentare: il silenzio può essere un segnale potente. Se ti senti pronta, sostienila con piccoli gesti, come includerla in una conversazione o farle un complimento. All’inizio può essere difficile (potresti avere paura di essere giudicata o esclusa), ma con il tempo diventerà più naturale. Ricorda come ti senti con lei: ti aiuterà a proteggerla anche quando non c’è.
Zulaiha 16, Miriam 15

Internazionale Kids 80, maggio 2026


Illustrazione di Cristina Portolano

Ho quasi 15 anni e alla nascita mi hanno assegnato il genere femminile. Da anni sapevo che non ero una “ragazza al 100 per cento”, ma nell’ultimo periodo ho sentito molto la differenza, quindi con i miei amici ho cambiato nome e mi faccio chiamare al maschile. In realtà credo di essere non-binary. A scuola sto avendo qualche difficoltà e a volte penso che abbiano ragione quando mi dicono che sono inutile. Mi date qualche consiglio?

-Aiden

Caro Aiden, ti abbiamo mandato i contatti di associazioni che possono accompagnare il tuo percorso e magari indirizzarti verso persone che operano vicino a te, visto che non sappiamo dove abiti. Per gestire la tua situazione è bene farsi aiutare e mi pare che tu l’abbia capito: si può iniziare anche così, scrivendo a una rivista. Grazie da parte di tutta la redazione per la fiducia. Quanto alla parola “inutile”, chi la usa per definirti non ti sta descrivendo, sta solo seguendo un istinto di distruzione che non ha niente a che fare con te. Certi esseri umani fanno così. Capisco che sia naturale sentirsi inadatto se intorno a te c’è gente che si diverte a strapazzarti, però ecco, comincia a convincerti che è l’atteggiamento di chi hai intorno a essere da scartare, non tu.
Susanna, 53 anni

Ciao Aiden, ci spiace molto sapere della tua situazione. Non è per niente facile, ma il nostro consiglio è: fregatene! Sappiamo che è complicato e difficile, però è davvero la soluzione. Qualunque cosa tu faccia, le persone troveranno sempre qualcosa di cui lamentarsi. Se per andare d’accordo con gli altri dovessi cambiare continuamente tutto ciò che di te non va bene agli altri, finiresti per non essere più te stesso. E probabilmente non saresti comunque felice. L’atto più ribelle che puoi fare contro di loro è essere te stesso, sempre. Se il problema diventa insopportabile, parlane con qualcuno, in modo che possa aiutarti. Quello che stai subendo è bullismo.
Gianfranco, 17 anni, e Hany, 18 anni

Internazionale Kids 79, aprile 2026


Illustrazione di Cristina Portolano

A scuola alcuni compagni chiedono spesso di andare in bagno solo per chiacchierare e saltare la lezione. Per colpa loro nessun prof vuole portarci in gita, ma nessuno ha il coraggio di dirgli di smetterla. Così paghiamo tutti per quello che fanno in tre.

–Irene, 12 anni

Cara Irene, ribaltiamo il problema: perché i prof non vogliono portarvi in gita? Per paura che quei tre si infilino in ogni bagno disponibile? Immaginiamo: voi siete in un museo e loro vvum, si fiondano al bagno. Siete in un castello? In bagno. A Pompei? Al Parlamento europeo? Quelli via, subito al bagno. Magari a chiacchierare con i signori delle pulizie, per dirsi chissà cosa. Siamo sicure che questo renderebbe impossibile una gita scolastica? Seriamente, quello che voglio dire è: in una classe ci sono sempre due o tre ragazzi irrequieti, a volte anche di più. Allora che si fa? Si aboliscono le gite? Succede spesso che la colpa del mancato viaggio ricada sugli alunni “difficili”. Ci tenete davvero? Proponete a qualche genitore di accompagnarvi. Parlatene tutti insieme, chiedete un’assemblea straordinaria, tentate tutte le strade. E quei tre? Chiudeteli in bagno.
Susanna, 53 anni

È vero, situazioni così a scuola succedono spesso e fanno sentire impotenti. È brutto quando per il comportamento di pochi ci rimettono tutti, soprattutto se la maggior parte della classe si comporta bene. Una cosa importante: non devi sentirti responsabile né pensare che devi fare qualcosa per forza. È normale non avere il coraggio di dire certe cose in faccia ai compagni. Però restare in silenzio difficilmente cambia la situazione. Un altro consiglio è: non affrontarli da sola, perché potrebbe metterti in difficoltà o creare tensioni inutili. Provate a parlarne tutti insieme e a spiegare come vi sentite per quello che sta succedendo. Se non funziona, potete confrontarvi con i prof. A volte essere maturi significa anche chiedere aiuto e farsi avanti, anche quando si ha un po’ paura. E da come scrivi si capisce che sei una ragazza intelligente e sensibile.
Robyn, 19 anni, e Nazha, 16 anni

Da Internazionale Kids 78, marzo 2026


Illustrazione di Cristina Portolano

Qualche volta la gente si approfitta un po’ di me, perché non mi arrabbio mai. Questo perché io ho paura che se mi arrabbiassi, mi arrabbierei troppo.

- Irene, 9 anni

Cara Irene, non ho capito bene se non provi mai la rabbia oppure la trattieni. Però quando dici che temi di arrabbiarti troppo, mi fai pensare che non vuoi dare via libera a un sentimento nascosto da qualche parte dentro di te. In questo caso che facciamo? Teniamo la rabbia rinchiusa? Credo che in questo modo non possa fare altro che crescere. È come imprigionare in cantina un mostriciattolo feroce: di sicuro non si calmerà. Se ho capito bene, hai paura di arrabbiarti perché non sai che cosa potrebbe succedere se lasci andare un’emozione che non sei abituata a mostrare. Allora, prova a darle aria un po’ alla volta: comincia esprimendo quello che pensi e che senti in modo chiaro e fermo, senza violenza ma con energia. A volte basta un semplice no! per cambiare il corso delle cose. Mi raccomando, fai sentire il punto esclamativo. Esercitati ad arrabbiarti bene.
Susanna, 53 anni

Non avere paura di esprimere le tue emozioni. La rabbia è più che normale e può farti bene tirarla fuori. Non aiuterà solo te, ma anche chi ti sta intorno: potrà capirti meglio se mostri quello che ti porti dentro, e lo capirà anche chi magari oggi se ne approfitta. Per alcune persone è sicuramente più comodo che tu resti calma e zitta: così hanno più spazio nelle decisioni. Ma quando ti fai valere, chi merita davvero un legame con te ti ascolterà volentieri, e gli altri impareranno a rispettarti. Hai un valore che merita di essere visto.
Lisa, 16 anni

Da Internazionale Kids 77, febbraio 2026


Illustrazione di Cristina Portolano

Ho una domanda. A me dà un sacco fastidio quando le persone sanno meno di quello che so io o quando sanno di più. A molti miei compagni sembra strano. È normale?

- Rebecca, 12 anni appena compiuti

Cara Rebecca, prima di stabilire se il tuo fastidio sia normale oppure no, cerchiamo di capirlo meglio. A quanto pare ti disturba sentirti non allineata rispetto al sapere delle persone intorno a te: chi è più ignorante di te non ha nulla da insegnarti e magari può far perdere la pazienza; chi sa più cose di te può farti sentire in difetto e metterti a disagio. Se è così, ti rispondo subito: è naturale fare confronti con chi ci circonda e notare differenze di ogni tipo e in ogni campo, incluso quello della conoscenza. Per fortuna però il dislivello che ti dà tanto fastidio può scomparire in tempi sorprendentemente brevi: tu stessa potresti ritrovarti alla pari con chi ti faceva sentire inferiore, e chi ritenevi più ignorante di te può imparare tante cose anche da gente come te, che ne sa di più. Se pensi al tuo fastidio come qualcosa di temporaneo, forse potrebbe diminuire.
Susanna, 53 anni

La tua domanda è più che normale, fidati. Quella sensazione di “fastidio” arriva spesso quando proviamo a capire qual è il nostro posto dentro a un gruppo: è una specie di paura, un meccanismo di difesa che scatta mentre cerchiamo un equilibrio nuovo. Non c’è niente di strano: significa solo che stai crescendo e osservando con attenzione. La cosa importante è ricordarsi che la conoscenza non funziona come una classifica o una gara da vincere. C’è un cammino e ognuno ci procede con i propri tempi. La tua curiosità può essere una bussola preziosa: ti permette di imparare da chi ne sa di più, e allo stesso tempo di tendere la mano a chi sta muovendo i primi passi. Stai serena: il tuo valore non sta nella quantità di cose che sai, ma in come scegli di usare quello che conosci.
Anjely, 17 anni

Da Internazionale Kids 76, gennaio 2026

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