Sul volo Bologna-Bruxelles la voce di Amadou & Mariam s’intreccia alle immagini del festival di Internazionale. Dopo tre giorni adrenalinici, che effetto farà tornare nel regno della flemma politica?
Con il senno di poi, a Ferrara si sarebbe potuto organizzare un bell’incontro sul Belgio: “Cronache da un paese senza governo”, oppure “Lavorare con lentezza: la politica in Belgio”, o ancora: “Elezioni? Quali elezioni?”. Ma chi poteva immaginare che il 30 settembre 2011 - 474 giorni dopo le elezioni politiche - i belgi sarebbero stati ancora in attesa del loro primo ministro?
Probabilmente nessuno, e certamente non Yves Leterme, l’uomo che suo malgrado ha esteso oltre ogni ragionevole limite il concetto di “primo ministro ad interim”. Stanco di aspettare i comodi dei partiti coinvolti nei negoziati, il 13 settembre Leterme ha annunciato che entro la fine dell’anno prenderà armi e bagagli e si trasferirà a Parigi, dove lo aspetta il posto di vicesegretario generale dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
L’annuncio ha avuto l’effetto di una scarica di petardi a una festa di bradipi. Il 14 settembre i partiti hanno concluso un primo accordo, quello sulla scissione della circoscrizione elettorale di Bruxelles-Hal-Vilvorde. Il 24 si sono accordati sui meccanismi di finanziamento delle regioni. Ora stanno cercando di raggiungere un’intesa sugli aspetti giudiziari della suddetta scissione.
Il problema è che sprecano una gran quantità di energie a scambiarsi critiche e rimproveri, il che a volte dà alla vicenda toni da soap opera. Dopo il divorzio tra i nazionalisti e i cristiano-democratici fiamminghi, è entrata in crisi una coppia francofona, quella formata dai liberali del Mouvement réformateur e i Fédéralistes démocrates francophones (liberali anche loro, ma soprattutto interessati a difendere gli interessi dei francofoni). Poi, sentendosi un po’ in ombra, i liberaldemocratici fiamminghi dell’Open VLD hanno rubato la scena a tutti dichiarando che loro i verdi nel governo non ce li vogliono. I verdi, che partecipano ai negoziati dall’inizio, hanno ribattuto che bisognerà cacciarli, perché non hanno nessuna intenzione di farsi da parte.
Sarà probabilmente Elio Di Rupo, il capo negoziatore nonché leader dei socialisti francofoni, a decidere della sorte dei verdi. La sua non è una posizione facile, ma se vuole diventare il futuro premier deve mostrarsi deciso fin da ora. Chi invece non ne può più di spronare bradipi è il re Alberto II. Ieri il programma di attualità politica Controverse si apriva su una serie di domande alla Vulvia di Guzzanti: “Il re sta forse per andare in pensione? Può farlo? È stanco di questa crisi? Ed è vero che è il monarca europeo che sgobba di più?”. Pierre-Yves Monette, consigliere di sua maestà, ha spiegato che Alberto II non pensa di abdicare, però “è stufo”. Stuferia regale… su Rieducational channel!
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