Stavo cercando un modo per riassumere i grandi momenti vissuti dal Belgio nel 2011 quando, sfogliando il giornale, sono capitata su una pagina graficamente raggelante: la pubblicità del sondaggio “Le belge de l’année 2011”.

Leggendo il testo - pubblicato sull’altrettanto raggelante sito Lebelge2011.be - si scopre che l’iniziativa è rivolta a un pubblico francofono (anche se il voto dei neerlandofoni non è esplicitamente vietato). I candidati, invece, appartengono a entrambe le comunità linguistiche (ma sono soprattutto francofoni). Il sondaggio, lanciato due anni fa da Paris Match Belgique in collaborazione con altre quattro testate, l’anno scorso ha raccolto le preferenze di 18mila persone, che, persino in un paese piccolo come questo, equivalgono a quattro gatti. A dicembre un sondaggio simile sul sito della rivista fiamminga Knack aveva registrato 40mila voti (di cui 12.000 per Bart De Wever).

Per quanto modesta, l’iniziativa mi è sembrata provvidenziale: tra candidati e vincitori, permette di farsi un’idea dei protagonisti dell’anno appena trascorso. Dopo la vittoria di Herman Van Rompuy nel 2009 (all’epoca appena nominato presidente del Consiglio europeo) e del beneamato (dai francofoni) re Alberto II nel 2010, da quest’anno le personalità in gara sono divise in tre categorie: “politica”, “società” e “sport”. Si vota un candidato in ogni categoria, vince chi raccoglie il maggior numero di preferenze.

Nella prima categoria troviamo due nomi cari a questo blog: Monsieur Papillon, il neo primo ministro Elio Di Rupo, e Yves Leterme, il capo del governo ad interim più lungo della storia. Gli altri tre non diranno nulla a chi non vive da queste parti: Benoît Lutgen, che a soli 41 anni ha preso la direzione del Cdh (Centre démocrate humaniste, ex socialisti cristiani francofoni); Charles Michel, diventato ad appena 36 anni presidente dell’Mr (Mouvement réformateur, i liberali francofoni); e Olivier Maingain, figura storica del nazionalismo francofono, presidente dal 1995 dell’Fdf (Fédéralistes démocrates francophones), che nel 2011 ha rotto l’alleanza con l’Mr, considerato troppo tiepido nella sua difesa degli interessi dei francofoni.

Commento-lampo: i due candidati più giovani sono anche gli unici figli di politici, l’ex ministro e senatore Guy Lutgen e l’ex commissario europeo Louis Michel, mentre il più alto in carica è figlio di un minatore. Il Belgio è un paese di dinastie - di reali, politici e costruttori - ma anche di self-made men.

Nella categoria “società” - che, dato il carattere dichiaratamente popolare del sondaggio, comprende anche la cultura - troviamo: l’imprescindibile Alberto II, per il suo contributo alla fine della crisi politica; Amnesty International, per un motivo che mi sfugge; gl’instancabili fratelli Dardenne; la rivelazione musicale Selah Sue, classe 1989; gli organizzatori della manifestazione Shame, che quasi un anno fa ha riunito a Bruxelles decine di migliaia di belgi stufi di non avere un governo.

http://www.youtube.com/watch?v=-IunmW3wI5Q

Infine, nella categoria “sport”, abbiamo i fratelli Borlée, campioni di atletica; la tennista Kim Clijsters; il giocatore di golf Nicolas Colsaert; Jérôme D’Ambrosio, unico pilota belga di Formula 1, arrivato 24° su 28 nel 2011 (ma era il suo primo campionato, diamogli tempo); e il ciclista Philippe Gilbert. Concluderò con un pronostico: il vincitore porterà un papillon. Troppo facile? Forse. Ma era anche facile prevedere che Bart De Wever avrebbe spopolato tra i lettori di Knack.

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