10 ottobre 2002 17:28

Mentre tutti noi siamo ipnotizzati dai discorsi sulla guerra, sul terrorismo e sulla guerra contro il terrore (ma si può dichiarare guerra a una sensazione?), nello Stato del Madhya Pradesh, nell’India centrale, una piccola scialuppa di salvataggio ha preso il largo nel vento. Su un marciapiede di Bhopal, in una zona chiamata Tin Shed (Capanna di latta), un piccolo gruppo di persone si è imbarcato in un viaggio di fede e speranza. Quattro attivisti del Narmada Bachao Andolan (Nba), il movimento contro le Grandi dighe per salvare il fiume Narmada, hanno digiunato più di quanto abbia mai fatto Gandhi durante la lotta per l’indipendenza.

Le loro richieste sono molto più modeste di quanto siano mai state le sue. Protestano contro l’allontanamento forzato di più di mille famiglie adivasi deciso dal governo del Madhya Pradesh per fare spazio alla diga del Maan. Chiedono solo che il governo applichi la legge, che prevede di dare altre terre in cambio di quelle espropriate alle persone cacciate a causa della diga. Non c’è nessuna controversia. La diga è stata costruita. Le persone cacciate devono essere risistemate prima che il bacino si riempia nella stagione dei monsoni e sommerga i loro villaggi.

Il prezzo del progresso

Che cosa succederà a queste persone? Passeranno semplicemente alla storia come “il prezzo del progresso”? Questa espressione definisce abilmente tutta la questione come una polemica tra favorevoli e contrari al progresso. E suggerisce l’inevitabilità della scelta da fare: a favore del progresso, naturalmente. Suggerisce astutamente che movimenti come l’Nba sono antiquati e assurdamente contrari all’elettricità e all’irrigazione. Ovviamente queste sono sciocchezze. L’Nba è convinto che a essere obsolete siano le Grandi dighe. È convinto che esistano metodi più democratici, più adatti al contesto locale, più efficaci economicamente e sostenibili dal punto di vista ambientale per produrre elettricità e gestire i sistemi idrici. Chiede più modernità, non meno. Chiede più democrazia, non meno.

E guardate invece cosa sta succedendo: la polizia è entrata nei villaggi con i bulldozer. Ha sigillato le pompe a mano, demolito edifici scolastici e abbattuto alberi per costringere la gente ad abbandonare le case. E per questo c’è stato lo sciopero della fame.

La condanna del terrorismo da parte di qualsiasi governo è credibile solo se questo si dimostra sensibile a un persistente, ragionevole, ben argomentato e non violento dissenso. Eppure quello che sta succedendo è esattamente il contrario. In tutto il mondo, i movimenti di resistenza non violenti vengono schiacciati e piegati. Se non li rispettiamo e non li onoriamo, necessariamente privilegiamo quelli che ricorrono a mezzi violenti.

In tutto il mondo, quando i governi e i media dedicano tutto il loro tempo, l’attenzione, i fondi, le ricerche e lo spazio alla guerra e al terrorismo, il messaggio che trapela è inquietante e pericoloso: se si vuole denunciare e sanare una pubblica ingiustizia, la violenza è più efficace della non violenza. Purtroppo, se non si dà nessuna possibilità al cambiamento pacifico, quello violento diventa inevitabile. In questo senso l’Nba non sta solo lottando contro le Grandi dighe, sta combattendo per la sopravvivenza del dono più importante che l’India abbia mai fatto al mondo: l’ahimsa, la resistenza non violenta. Nel corso degli anni il nostro governo non ha mostrato altro che disprezzo per la gente della valle del Narmada. Disprezzo per le loro ragioni. Disprezzo per il loro movimento.

Nel Ventunesimo secolo, sta diventando impossibile ignorare il rapporto tra fascismo religioso, nazionalismo nucleare e impoverimento di intere popolazioni a causa della globalizzazione industriale. Mentre il governo del Madhya Pradesh dichiarava di non avere terre con cui risarcire le persone cacciate, alcuni rapporti indicavano che stava preparando il terreno (scusate il bisticcio di parole) per dare altri grandi appezzamenti all’industria agricola.

Cantare canzoni che chiedono la pace non basta. Fare tutto il possibile per sostenere i movimenti come il Narmada Bachao Andolan: così si chiede la pace. Questa è la vera guerra contro il terrore. Andate a Bhopal e chiedete dov’è Tin Shed.

Traduzione di Bruna Tortorella

Internazionale, numero 444, 10 ottobre 2002