Potere al pannolone

09 giugno 2006 11:53

“Diritto di voto dalla nascita”. È il titolo di un congresso che si terrà a Berlino dal 9 all’11 giugno, organizzato dalla Fondazione per i diritti delle generazioni future Srzg. Alle ultime elezioni tedesche un terzo degli elettori aveva più di sessant’anni. In Europa i vecchi vivono sempre più a lungo e i giovani fanno sempre meno figli.

Il risultato è che gli anziani pesano sempre di più nel decidere il destino dei giovani. Una correzione potrebbe essere il diritto di voto dalla nascita, esercitato dai genitori per i figli fino al diciottesimo anno. Forse è ora di pensarci anche in Italia.

L’Italia ha il record mondiale di anzianità della popolazione, cioè nel rapporto tra chi ha più di 64 anni e meno di 15. Siamo il primo paese al mondo in cui la popolazione tra i 40 e i 60 anni supera quella tra i 20 e i 40. Ciò è dovuto a una delle più alte longevità e a uno dei più bassi tassi di nascite al mondo.

Ecco che il potere elettorale è sempre più squilibrato verso gli anziani: il futuro lo decidono sempre più quelli che non lo vivranno e sempre meno quelli che lo subiranno per più di mezzo secolo. Quindi i problemi del futuro sono spesso affrontati proprio con le culture, le mentalità e le miopie che li hanno creati. Basta pensare al disinteresse ancora diffuso e ancora dominante per l’ambiente e per la sostenibilità del nostro modo di produrre e di vivere.

In Italia lo squilibrio demografico è aggravato da ulteriori squilibri di potere e di cultura a favore dei più vecchi. Gli anziani, infatti, non solo sono tanti, ma pretendono anche di comandare molto più dei meno anziani. L’età media dei presidenti della repubblica, dei ministri, dei parlamentari, dei boss della pubblicità, dei manager, dei banchieri e dei professori universitari italiani è molto più alta che nel resto d’Europa.

C’è poi un aspetto particolarmente ipocrita del potere grigio. Sono proprio i vecchi al potere che alimentano a fini puramente commerciali un culto giovanilistico che sconfina nella pedofilia. Gli stati maggiori del partito pubblicitario, che domina l’Italia da vent’anni e la politica da dodici, sono oltre l’età della pensione. Ma nelle loro campagne di propaganda commerciale i vecchi come loro sono assenti, mentre di minorenni si fa un grande uso.

I bambini in particolare sono sia protagonisti sia bersaglio di campagne pubblicitarie che dovrebbero essere vietate in ogni paese civile. Bambini di tutte le età vengono usati a man bassa in qualunque pubblicità di qualunque merce. Per alimentare il consumismo farmaceutico la pedofilia pubblicitaria è arrivata a trasmettere alla radio uno spot in cui un bambino invita il papà a farsi comprare in farmacia inutili “vitamine amiche dei bambini”.

A guardare la pubblicità non sembra che l’Italia sia il paese più anziano del mondo. Sembra abitata solo da giovani adulti e bambini. Quelle poche volte che si vede un vecchio, non è mai uno dei molti che tirano le fila del potere; è sempre una macchietta inoffensiva come la nonnina della candeggina.

Provate a confrontare i vecchi sui manifesti pubblicitari in Svizzera e in Italia. A Zurigo il comune ha riempito i tram e la città di simpatiche foto di anziani di bell’aspetto, protagonisti di una campagna per favorire il dialogo tra le generazioni. A Milano invece ho visto un manifesto odioso che si faceva beffe di una povera vecchia, ritraendola rugosa e travestita da bionda vamp scollacciata e in minigonna, sdraiata sul cofano di un’auto sportiva.

Considerate gli uomini del potere pubblicitario, come Mastrolindo, Malgara, Previti. Sono sulla settantina, potrebbero fondare il partito del pannolone. Ma ci sono i trapianti di capelli, il taglia-e-incolla dei chirurghi plastici, le lampade abbronzanti. Invece di reclamare autorevolezza per la loro età, tanti vecchi di potere si travestono da giovani e fanno finta che la vecchiaia non li riguardi.

Ancora oggi Mastrolindo, che diceva di voler svecchiare la politica, insiste a imbrogliare milioni di telespettatori sommando i voti di camera e senato, come se chi ha più di 25 anni contasse due volte perché vota per entrambe le camere. L’ha fatto anche a fine maggio a

Porta a porta, senza contraddittorio e senza che Vespa smentisse la sua truffa.

È gente strana. Con la vecchiaia hanno un rapporto perverso. Lo hanno dimostrato il 19 maggio al senato, quando gli uomini del partito della pubblicità hanno fischiato e insultato i sette senatori a vita, compresi tre ex presidenti della repubblica, età media sopra gli ottanta. La loro colpa? Non aver votato come piaceva ai fischiatori. Mastrolindo ha avuto il coraggio di definire “immorale” il loro voto.

Quando invece il 18 maggio 1994 il suo governo ottenne la fiducia al senato per un solo voto e grazie ai voti determinanti di tre senatori a vita, il voto dei grandi vecchi era stato secondo lui moralissimo. È gente strana, questa della pubblicità travestita da politica. Sono decrepiti, stanno insieme con il lifting, dicono di difendere le tradizioni. Ma poi insultano peggio che allo stadio i più anziani rappresentanti della parte più anziana del popolo.

Questo testo è tratto dallo spettacolo Incantesimi.

Internazionale, numero 645, 9 giugno 2006

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Claudia Grisanti