Secondo uno studio della Commissione europea, l’introduzione della Tobin tax comporterebbe una riduzione delle transazioni finanziarie fino al 20 per cento. L’imposta s’ispira alle idee di James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981. Nelle intenzioni dei governi che l’hanno proposta, tra cui l’Italia, bisogna tassare allo 0,1 per cento gli scambi di titoli e obbligazioni e allo 0,01 per cento le operazioni sui derivati. La tassa è stata proposta a livello europeo con l’obiettivo di ridurre la volatilità dei mercati, limitare l’azzardo morale delle banche e aumentare le entrate fiscali provenienti dalla finanza.

Su lavoce.info Diego Valiante sottolinea come l’introduzione di una Tobin tax in Europa potrebbe non produrre entrate aggiuntive proprio perché avrebbe un effetto molto forte sul volume delle transazioni. Le banche, inoltre, potrebbero recuperare le perdite causate dalla tassa aumentando i costi per i clienti.

Ma il problema più serio riguarda il coordinamento tra gli stati. Dal momento che i mercati finanziari europei sono molto integrati, se l’imposta non fosse applicata in tutta Europa creerebbe distorsioni della concorrenza e danneggerebbe il mercato interno. Inoltre sarà difficile superare l’opposizione di alcuni paesi, in particolare la Gran Bretagna. Il risultato finale potrebbe essere una soluzione di compromesso, con l’introduzione di un’imposta di bollo aggiuntiva su azioni e obbligazioni in paesi come Francia, Germania e Italia. Alla fine, forse, le difficoltà scoraggeranno anche i sostenitori più accaniti della Tobin tax.

Internazionale, numero 939, 9 marzo 2012

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