Immaginate un poliziesco in cui un detective anticonformista, esperto e con parecchie cicatrici è accoppiato a un novellino in un’indagine su un caso di corruzione che arriva molto in alto. Il detective ha anche alle costole i burocrati che non amano i suoi metodi poco ortodossi. Ora sostituite gli investigatori con dei preti e il gioco è fatto. Russell Crowe si è evidentemente divertito e quando non è in scena se ne sente la mancanza. Per il resto c’è poco da dire, gli autori conoscono bene i ritmi e gli stili dei film di possessione demoniaca e addirittura, in un caso, riescono ad aggiungere qualcosa di originale al canone. A chi sostiene che il film possa essere un’esaltazione della discutibile figura dell’esorcista Gabriele Amorth, alle cui opere autobiografiche si fa riferimento, si può rispondere che, per quanto sia un film sulla fede, questa pulp fiction papalina è talmente ridicola che non può suscitare che un senso di divertita incredulità. Catherine Bray, Empire

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Questo articolo è uscito sul numero 1507 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati