“So di essere una ficcanaso, ma adoro le vecchie foto”, dice la fotografa argentina Irina Werning, che dal 2010 porta avanti il progetto intitolato Back to the future. Molte persone sono affascinate dalle immagini trovate nei mercatini o dagli album di famiglia, ma Werning va oltre la passione e il collezionismo, e s’interroga su come apparirebbero i soggetti ritratti nella stesse situazioni in cui sono stati fotografati molti anni prima. “Gli chiedo di tornare indietro nel loro futuro”, spiega Werning, che fruga nei cassetti e nei vecchi album di ricordi per trovare immagini significative. “Poi passo alla parte più tecnica: studio l’illuminazione, l’angolazione, il tipo di macchina fotografica e di obiettivo con cui è stata scattata l’immagine originale”. Infine, si dedica alla scenografia, ai costumi, al trucco e ai capelli, cercando quello che serve su aste online, negozi di seconda mano, per strada o nei mercatini di Buenos Aires, chiedendo vestiti in prestito agli amici o noleggiando oggetti rari.

“È un progetto che richiede molta improvvisazione. Quando è possibile riporto le persone nello stesso luogo in cui è stata scattata la prima foto. Poi gli chiedo di assumere la stessa posa. Mi stupisco sempre che ci riescano”. ◆

Ato nel 1992 e nel 2010, Buenos Aires, Argentina.
Mechi e Paz nel 1983 e nel 2011, Buenos Aires, Argentina. “Ho conosciuto Mechi tramite un’amica. È stata spinta dalla banchina di un treno da un uomo che era fuggito da un ospedale psichiatrico nelle vicinanze. È sopravvissuta, ma ha subìto numerose operazioni. Ha perso una gamba e un braccio. Quando l’ho incontrata abbiamo guardato le sue vecchie foto e ho scoperto che aveva una gemella, quindi ho scelto una foto in cui c’erano entrambe. Riuscire a mostrarle mentre si abbracciano e si muovono è stata una vera sfida, ma ce l’abbiamo fatta”.
Pancho, nel 1983 e nel 2010, Buenos Aires, Argentina. “Pancho, il mio migliore amico, è stato il primo che ho fotografato. Eravamo sulla mia terrazza. È stato difficile perché doveva fare un sorriso quasi imbarazzato. Inoltre, era estate e faceva caldo, ma l’immagine richiedeva il sole diretto sulla testa e il flash sul viso. Pancho sudava con quella giacca invernale, ma ce la siamo cavata molto bene, adoro questa foto. Per gli occhiali sono stata in almeno venti negozi vintage e ho passato giorni su internet prima di trovarli”.
Leanne, nel 1982 e nel 2011. “Quando l’ho conosciuta era una studente, ora è una famosa decoratrice. Mi sono divertita molto a cercare di trovare un cesto in cui potesse entrare”.
Mary e Jane, nel 1978 e nel 2012, Brighton, Regno Unito.
Christoph, nel 1990 e nel 2011, muro di Berlino, Germania. “Sono cresciuta durante la guerra fredda e sono sempre stata curiosa del muro di Berlino. È stato emozionante fare questa foto. Ho dovuto impedire alle persone di attraversare per non entrare nell’inquadratura. Mi sono sentita come se fossi io il muro in quel momento”.
Andy, nel 1967 e nel 2011, Los Angeles, Stati Uniti. “Quando Andy mi ha inviato questa foto ero a New York e ho subito comprato un biglietto per raggiungerlo a Los Angeles. Mi aveva fatto ridere tantissimo. Gli ho chiesto di poter conoscere suo padre, perché immaginavo dovesse avere un grande senso dell’umorismo”.
Hari, nel 1970 e nel 2012, New Delhi, India. “Prima di arrivare in India ho cercato per molti mesi qualcuno che avesse dei baffi così belli, per questo dopo aver trovato Hari non vedevo l’ora d’incontrarlo. Il giorno in cui ci siamo visti per fare la foto si è presentato con i baffi molto più corti e quando gli ho chiesto il perché mi ha detto che voleva somigliare di più alla foto originale. Anche se non era così, il risultato è più divertente”.
Gareth nel 1990 e nel 2012, New York, Stati Uniti. “Questa immagine è stata una sfida. Per farla ho dovuto portare in studio chili di sabbia”.
Lotte, nel 1994 e nel 2012, Dokkum, Paesi Bassi.
Mazarine, nel 1976 e nel 2012. “Nel 1994 il mondo venne a sapere che Mazarine Pingeot era la figlia dell’ex presidente francese François Mitterrand. Lui aveva tenuto nascosto per molti anni la sua relazione extraconiugale con Anne Pingeot. Aveva perfino usato il suo potere per mettere a tacere chi conosceva il suo segreto con il pretesto di combattere il terrorismo. Nel 2011 Mazarine mi ha contattato per realizzare la copertina del suo libro, ispirandosi al mio progetto. L’idea era quella di scegliere immagini della sua infanzia, un periodo in cui la sua identità era tenuta segreta al mondo, ma era amata immensamente dal padre. Mentre passeggiavamo per Parigi non potevo fare a meno di pensare a come Mazarine si fosse sentita crescendo in una situazione del genere. Era una donna adorabile, umile e intelligente, che alla fine è diventata una scrittrice”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1522 di Internazionale, a pagina 126. Compra questo numero | Abbonati