La Striscia di Gaza vista da Israele, 22 novembre 2023. (John MacDougall, Afp)

Venerdì 5 aprile il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede di vietare la vendita di armi a Israele. I paesi che hanno votato a favore sono 28, i contrari sei (tra cui Stati Uniti e Germania), 13 gli astenuti. L’Italia non fa parte del Consiglio.

Ma da dove vengono le armi che Israele usa contro la popolazione civile della Striscia di Gaza?

Un articolo di David Gritten della Bbc dà qualche risposta. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il maggior fornitore e hanno aiutato Israele “a costruire uno degli apparati militari tecnologicamente più avanzati al mondo”.

Secondo il Sipri, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma, gli Stati Uniti hanno fornito il 69 per cento delle armi che Israele ha comprato tra il 2019 e il 2023. Subito dopo c’è la Germania, con il 30 per cento. E terza è l’Italia, con lo 0,9 per cento.

Secondo l’Istat, l’ufficio nazionale di statistica, lo scorso anno le vendite a Israele di armi prodotte in Italia sono state pari a 13,7 milioni di euro. Tra ottobre e dicembre sono state approvate esportazioni per 2,1 milioni di euro, nonostante il governo avesse assicurato di averle bloccate in base a una legge che vieta la vendita di armi a paesi impegnati in guerre di aggressione o che violano i diritti umani.

Il ministro della difesa Guido Crosetto, ricorda la Bbc, ha detto che l’Italia ha onorato i contratti esistenti dopo aver verificato che non riguardassero “materiali che potevano essere usati contro i civili”. Ma è una definizione ambigua.

Proprio analizzando i dati Istat, Duccio Facchini su Altreconomia ha ricostruito che a dicembre dello scorso anno una parte rilevante delle esportazioni militari italiane verso Israele “ha riguardato armi e munizioni a uso militare”, oltre a materiali e pezzi di ricambio probabilmente usati per i trenta aerei addestratori militari M-346 venduti negli ultimi anni dalla Alenia Aermacchi, del gruppo Leonardo, per formare i piloti dell’aviazione israeliana.

La stessa aviazione che da 185 giorni bombarda la Striscia di Gaza. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1558 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati