È mercoledì mattina, il sole entra dalle finestre e illumina le pareti di un’aula colorata. La lezione nella scuola elementare di Řeznovice, un villaggio nel sudest della Repubblica Ceca, sta per cominciare. Gli alunni di terza, seduti su un tappeto davanti a una grande lavagna, aspettano l’insegnante. L’obiettivo della lezione di oggi è scritto a chiare lettere: imparare le regole sulle vocali che seguono la lettera v. Per raggiungerlo i bambini possono fare delle prove con un assistente, compilare delle schede ed esercitarsi al computer. Si cimenteranno in tutte queste attività nell’ordine e nei tempi che preferiscono.

Durante la lezione lavorano da soli, raramente qualcuno fa domande agli adulti presenti. “Il sistema di valutazione che usiamo incoraggia i bambini a essere indipendenti. La preparazione delle attività richiede più impegno all’insegnante, ma in classe sta agli studenti svolgere gran parte del lavoro. Cercano di arrivare da soli alla soluzione. Quando non sanno qualcosa, provano ad aiutarsi con strumenti diversi o consultano un compagno di classe. In questo modo imparano anche a conoscersi meglio”, dice la maestra, Martina Grycová.

La scuola elementare e materna di Řeznovice. (Facebook)

Nella scuola di Řeznovice si usa la valutazione formativa da trent’anni. In Repubblica Ceca è un’eccezione. Alcuni insegnanti e genitori continuano a nutrire dubbi su questo metodo, ma sempre più scuole vorrebbero introdurlo. Si sta rivelando efficace ed è raccomandato dai pedagogisti e dal ministero dell’istruzione.

“Alla base di questo metodo c’è un lavoro continuo sull’obiettivo e sul riscontro di quello che è stato appreso, sulla collaborazione con i compagni di classe, l’autovalutazione e il dialogo”, spiega Helena Zitková, dell’università di Pardubice. “Questo porta gli studenti ad assumersi la responsabilità d’imparare e sostiene la loro motivazione”. Il percorso per raggiungere l’obiettivo è definito dall’insegnante e dagli alunni.

Fare da soli

Tutto comincia quando l’insegnante entra in classe avendo ben chiaro quello che si deve ottenere durante la lezione. L’obiettivo deve essere realizzabile e verificabile. “Non possiamo dire ai bambini di andare a pagina 32 del libro di testo, bisogna presentargli un argomento specifico”, afferma Karla Černá, preside della scuola di Řeznovice. “Gli alunni di prima elementare sono in grado di esprimere cosa possono fare per raggiungere l’obiettivo. E sanno anche suggerire cosa va cambiato perché il risultato la prossima volta sia migliore”. Secondo Černá, i bambini si avvicinano allo studio con il massimo entusiasmo quando sanno esattamente quale sarà il risultato.

La scuola elementare e materna di Řeznovice. (Facebook)

L’insegnante non insiste sugli insuccessi e gli errori, piuttosto sottolinea i successi e i progressi. Gli alunni devono capire da soli cosa è andato storto. “Se l’obiettivo è imparare a scrivere correttamente una lettera dell’alfabeto, lo affrontano in autonomia. In fase di verifica, prima ci concentriamo su quello che hanno fatto bene: i bambini cerchiano una lettera che gli piace, e l’insegnante fa lo stesso. Solo dopo ci occupiamo di quello che bisognerebbe riscrivere e sul perché, con gli alunni che decidono cosa cancellare e qual è l’errore”, spiega la preside.

Martina Grycová, maestra in terza elementare, aggiunge: “Sui testi che mi consegnano non faccio correzioni, ma accanto a ogni riga faccio una crocetta per ciascun errore. I bambini poi cercano gli errori e li correggono da soli. Memorizzano meglio in questo modo che ricevendo indietro il foglio pieno di segni rossi”.

I commenti dell’insegnante e dei bambini sono importanti. Alla fine dell’ora gli alunni di terza, la maestra e l’assistente rivedono insieme la lezione. “Chi conosce le parole con la lettera y preceduta dalla lettera v come dicevamo all’inizio della lezione? Avete capito tutto?”. Una selva di mani si alza in un attimo. “A chi non è bastato il tempo per completare il compito?”, continua la maestra. Uno studente si alza in piedi dicendo che non è riuscito a fare l’esercizio al computer. “Ho passato troppo tempo sulle schede. Non sono stato attento”, spiega. “Sì, è quella la ragione. La prossima volta sarebbe meglio tenere d’occhio l’ora”, consiglia l’insegnante.

La preside afferma che i bambini non hanno paura di riferire onestamente i loro insuccessi quando sono sicuri che non saranno puniti: “Questo alunno si è reso conto che deve imparare a gestire meglio il tempo. Un errore o un ritardo non sono un problema, al contrario, possono essere un buon punto di partenza per raggiungere il prossimo obiettivo”.

La scuola elementare e materna di Řeznovice. (Facebook)

La chiave è un’autovalutazione accompagnata da un continuo feedback. Questo non è previsto nella valutazione classica. “I voti sono solo numeri soggettivi a cui siamo abituati”, afferma Helena Zitková, che ha insegnato nelle scuole primarie e secondarie, a proposito del sistema di voti da uno a cinque usato in Repubblica Ceca.

La valutazione tradizionale considera solo le conoscenze acquisite. Trascura invece la motivazione, gli sforzi per migliorare, i progressi individuali o lo sviluppo della capacità di esprimersi e di lavorare in gruppo. “Il voto non tiene conto, per esempio, del fatto che una bambina può aiutare i compagni, prestargli le matite, o essere volenterosa”, afferma la preside.

Inoltre, i voti spesso portano alla divisione degli alunni in buoni e cattivi, influendo negativamente sulla loro motivazione e sulla loro psiche. “Noto che i bambini danno molta importanza ai voti. E questo per loro è spesso fonte di stress, tensione e talvolta ansia”, dice lo psicologo e psicoterapeuta infantile David Macek. Succede soprattutto quando il risultato è al di sotto delle loro aspettative o di quelle degli altri.

Una nuova pagella

Nonostante questi limiti, gli esperti non rifiutano completamente la valutazione classica. “Incontro presidi e docenti che ritengono che l’approccio formativo significhi presentare una valutazione scritta in pagella. Per loro la prospettiva di dover scrivere lunghe lettere agli alunni due volte l’anno è scoraggiante. Ma sbagliano”, sottolinea Jiří Vorlíček, docente dei corsi di valutazione formativa alla scuola Lipka di Brno. Karla Černá pensa che si possa educare anche con i voti, ma devono essere supportati dalle parole: “Questo processo deve aiutare il bambino o la bambina ad apprendere. Se attraverso un voto comunico allo studente che non è bravo in qualcosa, devo anche dirgli cosa può fare per migliorare. E per questo devo usare le parole”.

Nella sua scuola gli alunni ricevono i voti a partire dalla quarta elementare. I maestri cercano di fare in modo che il passaggio dalla valutazione puramente verbale non li destabilizzi. “Gli alunni di terza non vedono l’ora di ricevere i voti. Ma hanno ancora bisogno di sapere che se sbagliano nessuno li giudicherà severamente. Alcuni bambini non riescono a ottenere il massimo, questa è la realtà. Ecco perché mettiamo l’accento sulla valutazione verbale, che li fa sentire apprezzati e gli dà la sensazione di aver raggiunto qualcosa”, afferma la preside.

Per farla funzionare gli insegnanti di Řeznovice seguono delle regole comuni. I bambini tengono un registro, che compilano insieme a loro. “Abbiamo trovato il modo di equiparare la voce degli alunni alla nostra”, dice la preside.

Un altro supporto sono gli incontri a cui partecipano l’insegnante, gli alunni e i genitori. Si svolgono due o tre volte all’anno. La scuola ha anche introdotto una nuova pagella scolastica come parte di un progetto condotto da Jana Kratochvílová, che dirige il dipartimento di pedagogia dell’università Masaryk di Brno.

Un altro supporto sono gli incontri a cui partecipano l’insegnante, gli alunni e i genitori. Si svolgono due o tre volte all’anno

“Finora hanno aderito dieci scuole primarie di varie dimensioni in diverse parti del paese. Partecipano 115 insegnanti, 53 classi e circa mille alunni. Altri stanno mostrando interesse”, afferma Kratochvílová. Stando alla sua ricerca, i genitori sono rimasti colpiti dall’aspetto e dalla struttura di questa pagella. Apprezzano il fatto di sapere esattamente cosa può fare il loro bambino e in cosa deve migliorare. Inoltre, giudicano positivamente l’autovalutazione e le forme di valutazione combinate o verbali.

Secondo Vorlíček, il sistema sta avendo sempre più successo: la richiesta di corsi per formare i maestri sta aumentando notevolmente. Il suo istituto organizza ogni anno un programma estivo di tre giorni e quattro anni fa ha proposto un progetto più ampio finanziato anche dall’Unione europea.

“Che il feedback precoce e continuo motivi e supporti lo sviluppo degli alunni è provato dalla ricerca e dall’esperienza pluriennale degli insegnanti”, afferma Jana Kratochvílová. Anche David Macek, che in passato ha lavorato come psicologo nelle scuole primarie, sottolinea l’effetto positivo sugli studenti, soprattutto nei primi anni, quando si forma il loro atteggiamento verso l’apprendere.

All’estero questo metodo è più diffuso, soprattutto nei paesi scandinavi, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. In Finlandia, che da molti anni occupa i primi posti nella classifica del Programme for international student assessment (Pisa), l’approccio formativo è uno dei pilastri fondamentali dell’istruzione. Le indagini Pisa sono tra le più importanti per misurare il livello d’istruzione degli studenti delle scuole secondarie. Si concentrano non tanto sulle conoscenze acquisite a scuola, quanto su quelle di cui ragazze e ragazzi avranno bisogno per proseguire gli studi.

Paura di cambiare

Tuttavia, alcuni insegnanti cechi rifiutano la valutazione formativa. “Il più delle volte sostengono che i genitori o l’amministrazione scolastica gli chiedono i voti. Tuttavia, credo che la vera ragione sia la mancanza di fiducia”, afferma Kateřina Emer, docente dell’Associazione dei liberi professionisti nell’istruzione.

Anche Karla Černá parla della riluttanza a rinunciare ai metodi consolidati: “Le persone spesso temono le novità. Perfino certi insegnanti non vogliono cambiare, senza capire che imparare da soli e migliorarsi continuamente fa parte del loro lavoro”.

I genitori preferiscono la valutazione convenzionale per la sua semplicità e perché sono abituati così. “Anche per noi è stato un lungo percorso, abbiamo dovuto spiegare e giustificarci. Le famiglie hanno dovuto capire che l’ambiente che creiamo sostiene lo sviluppo dei bambini”, ricorda Černá. Alcuni genitori hanno trasferito i figli in un’altra scuola. In trent’anni anni, però, sono stati casi isolati.

Secondo la preside, i genitori scelgono la sua scuola proprio per il metodo che sceglie: “Sono pochi i bambini della zona, la maggior parte viene da località che si trovano nel raggio di venti chilometri. Le famiglie hanno scelto questa scuola perché vogliono che si presti attenzione al loro bambino e che non sia solo uno nella massa”.

In alcuni istituti solo una parte del corpo docente adotta la valutazione formativa. Černá avverte però che se una scuola vuole adottarla, gli insegnanti devono essere tutti convinti. “Devono sapere esattamente perché lo fanno e cosa comporta. L’importante è essere presenti per gli alunni e aiutarli il più possibile nell’apprendimento. È questo che ci rende insegnanti”, conclude la preside. ◆ ab

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1528 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati