◆ Nel 2010 solo il 3 per cento dell’elettricità prodotta in Cambogia proveniva dal settore idroelettrico. Nel 2016 la percentuale è salita al 60 per cento. Alla fine del 2018, quando sarà pienamente operativa la diga Lower Sesan 2, nella provincia nordorientale di Stung Treng, l’idroelettrico avrà un’ulteriore crescita. L’impianto da 800 milioni di dollari avrà una capacità totale di 400 megawatt, diventando il più grande del paese. Il livello dell’acqua è cominciato a salire nel settembre del 2017, quando è stata attivata la chiusa della diga. Nel novembre del 2017 è stata azionata una prima turbina. Si prevede che tutte e otto le turbine saranno operative nell’ottobre del 2018.

Le due immagini della diga sono state scattate dal satellite Landsat 8 della Nasa prima e dopo l’avvio del progetto. La diga è stata costruita vicino alla confluenza dei fiumi Sesan (Tonlé San in cambogiano) e Srepok, affluenti del fiume Mekong. Le aree marroni e verde chiaro della prima foto sono terreni disboscati per il legname. Le aree più piccole marrone chiaro sono piantagioni e quelle verde scuro foreste.

La chiusa della diga Lower Sesan 2 è stata attivata nel settembre del 2017, costringendo migliaia di persone a lasciare i loro villaggi.

In un paese in cui solo il 50 per cento degli abitanti delle zone rurali ha accesso all’elettricità, l’aumento della produzione dovrebbe portare a una copertura totale entro il 2022. Tuttavia, la diga e la riserva idrica (di 75 chilometri quadrati) hanno avuto conseguenze negative per gli abitanti della regione. L’aumento del livello dell’acqua ha costretto migliaia di persone a lasciare i loro villaggi, e gli scienziati prevedono una riduzione del 9 per cento delle risorse ittiche nel bacino del Mekong. Nei prossimi anni il governo costruirà altre dighe sul Mekong e i suoi affluenti, tra cui un impianto con una capacità di 2.600 megawatt.–Adam Voiland (Nasa)

earthobservatory/nasa

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1247 di Internazionale, a pagina 113. Compra questo numero | Abbonati