Overdose americana

◆ Ho tirato un lungo sospiro appena ho finito di leggere “Overdose americana” (Internazionale 1253). Non proprio di sollievo. In primis, mi ha fatto maledire la mia curiosità e la mia apertura verso le droghe. Ma allo stesso tempo mi ha spinto a riflettere sull’importanza della qualità della droga, della possibilità di poter trovare sul mercato sostanze il meno contaminate possibile. Oggi la curiosità, la noia, l’ambiente possono costare la vita. Le droghe sono sempre più sintetiche, più tagliate. Credo che sia importante cominciare a rivendicare una sorta di diritto alla droga, che non ne incoraggi l’uso, ma che fornisca un’educazione più consapevole e che, soprattutto, reclami la necessità di poter accedere a prodotti il più possibile naturali, oserei dire “ecologici”. La trasparenza, la tracciabilità e la qualità del prodotto sono criteri vitali che tutelano non solo i consumatori ma l’intera comunità.
_Giulia _

**La fine degli stati **

◆ L’articolo sulla fine degli stati (Internazionale 1254) è condivisibile in molti punti, specialmente sul ruolo della finanza nelle crisi contemporanee e sui modi per ridimensionarne l’influenza nel futuro della politica. Tuttavia, tendiamo a responsabilizzare così facilmente il mondo occidentale che ci dimentichiamo che per godere dei frutti della democrazia e del relativo benessere l’Europa e l’occidente sono passati a loro volta per conflitti e processi di secolarizzazione. Proviamo a ripartire dal fatto che due mondi che hanno viaggiato a due velocità si stanno avvicinando e hanno l’opportunità di contribuire a stabilizzare l’assetto mondiale.
Luca Gnarra

Che fine ha fatto
il Sud Sudan?

◆ Solo un appunto sulla copertina del numero 1254: manca il Sud Sudan, che è uno degli esempi più lampanti di come la creazione di uno stato non risolva i problemi, ma ne possa creare degli altri. Un caro saluto da Juba, Sud Sudan.
_Daniele Marchi _

**L’incubo russo
**

◆ Sono d’accordo con l’articolo scritto da Ivan Krastev (Internazionale 1253): i governi occidentali, e in particolare l’Italia, sono espressione di una democrazia solo formale perché l’opinione espressa dai cittadini attraverso il voto non è rispettata. La classe politica ha trovato questo sistema per mantenere le poltrone. Non credo che la politica occidentale sia preoccupata, preferisce sposare il metodo introdotto da Putin.

Cristiano Arena

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Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati