L’inizio del 2019 è stato astronomico. La Nasa è arrivata vicina a Ultima Thule, un corpo celeste a 6,5 miliardi di chilometri dal nostro pianeta, il “più lontano mai visitato”. Due giorni dopo l’agenzia spaziale cinese ha fatto atterrare una sonda sulla faccia nascosta della Luna. Le due rivali hanno entrambe rivendicato uno storico traguardo. L’impresa cinese ha colpito in modo particolare la nostra immaginazione: la Luna è l’astro che ci è più familiare, e la sua faccia nascosta il suo lato più misterioso. Ma bisogna mettere le cose nella giusta prospettiva: nel 2019 ricorreranno i cinquant’anni della missione Apollo 11, che portò il primo uomo sulla Luna. La missione cinese non può reggere il confronto con quell’impresa, ma in termini geopolitici è un segnale importante.

La Cina porta pazientemente avanti il suo programma d’esplorazione spaziale. Oggi è l’unico paese insieme alla Russia a disporre di un “taxi” in grado di lanciare gli equipaggi in orbita. Ma gli Stati Uniti, che hanno mandato in pensione lo Space Shuttle nel 2011, dovrebbero lanciare quest’anno i progetti di SpaceX e Boeing. Per quanto riguarda il numero di razzi lanciati, la Cina oggi può competere con gli Stati Uniti. Il suo bilancio spaziale però resta molto inferiore a quello di Washington: nove miliardi di euro nel 2017, cinque volte meno degli Stati Uniti.

Il controllo dello spazio è prima di tutto uno strumento di sovranità. La Cina ne padroneggia quasi tutti gli aspetti, e ora può passare a missioni di natura più scientifica, in grado di dare un volto rassicurante alle sue ambizioni. La comunità internazionale sceglierà di cooperare con la Cina, come aveva fatto con la Russia per la stazione spaziale internazionale? È difficile immaginare che Donald Trump sia d’accordo. In ogni caso, la conquista dello spazio non si costruisce guardando alla prossima scadenza elettorale. ◆ ff

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 11. Compra questo numero | Abbonati