“Alla periferia di Lomé, in Togo, sulla strada che dal centro va verso l’aeroporto, s’incontra una grande rotatoria. Da lì, prendendo una stradina, circondata da edifici fatiscenti e officine improvvisate, si arriva davanti a un cancello di ferro arrugginito. Oltre il cancello, uomini, donne e bambini aspettano clienti a cui vendere i loro prodotti: talismani, ciondoli, teschi, ossa, teste, corna, pelli, zampe, conchiglie, piume, spine, erbe e animali vivi. È il _marché des féticheurs _di Akodessawa”, racconta il fotografo Francesco Merlini, che nel 2019 ha realizzato un reportage nel più grande mercato di feticci vudù del mondo.
Tra le baracche del mercato si trovano soprattutto parti di animali come serpenti, camaleonti, gatti, cani, tartarughe, scorpioni e pipistrelli, che sono usate per creare i feticci dei rituali vudù e nella medicina tradizionale. L’ingrediente fondamentale delle cerimonie vudù è il sangue, che però non è in vendita perché può essere ricavato solo attraverso un sacrificio offerto alle divinità. I fedeli credono nell’esistenza di entità soprannaturali, a cui chiedono di intervenire sulla Terra per aiutarli.
Ogni feticcio è composto da elementi animali e da minerali, prodotti industriali (come profumo o soda) e ama, cioè un insieme di erbe, radici e foglie che mescolati producono diversi effetti.
“Questi oggetti possono far nascere relazioni e trasmettere alle persone valori e poteri al di là della loro volontà ”, dice Merlini.
Molti venditori del mercato di Lomé vengono dal Benin, dove il vudù è riconosciuto come una delle religioni ufficiali del paese. Di solito hanno ereditato la baracca dal padre e la gestiscono insieme al resto della famiglia. Il più anziano spesso è un sofo, un sacerdote vudù, che insegna al figlio (più raramente alle figlie) i segreti e le formule del culto e della preparazione dei medicinali.
“Abbiamo spesso un’opinione negativa del vudù a causa degli stereotipi diffusi dagli occidentali, soprattutto dai missionari, che all’epoca del colonialismo volevano legittimare le conversioni di questi popoli al cristianesimo. Ma qui in Togo mi hanno spiegato che questi rituali hanno lo scopo di offrire protezione e fortuna alle persone. Anche se il 30 per cento della popolazione togolese si è convertito al cristianesimo e il 20 per cento è musulmano, quasi tutti nel paese si curano con la medicina tradizionale e il vudù, comprando gli ingredienti al mercato di Akodessawa” (foto Prospekt). ◆
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Francesco Merlini è un fotografo italiano nato nel 1986. Le foto di queste pagine fanno parte del suo progetto Akodessawa realizzato nel 2019
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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 60. Compra questo numero | Abbonati