◆ “Le increspature sono visibili quando sono ancora lontane, poi di notte si avvicinano e si comincia a sentirne il rumore. Sbattono sui fianchi della nave con violenza, mentre gli spruzzi arrivano sul ponte, e poi passano oltre”, scrisse l’oceanografo Matthew Fontaine Maury nell’ottocento, durante un viaggio nel mare delle Andamane, al largo di Birmania e Thailandia.

Oggi il fenomeno è noto agli scienziati con il nome di onde interne. Si formano perché l’oceano è composto di strati. L’acqua profonda è più fredda, densa e salata, mentre quella di superficie è più calda, leggera e dolce. A causa delle variazioni di densità e salinità, gli strati si comportano in modo diverso. Quando le maree, le correnti, la gravità e la rotazione terrestre spostano masse di acqua su fondali irregolari, caratterizzati per esempio da creste e gole, si possono formare onde interne. Queste sono visibili dalle barche solo se si manifestano anche in superficie.

Quest’immagine, scattata dal satellite Landsat 8 della Nasa, mostra onde interne nel mare delle Andamane, al largo della Birmania, evidenziate dalla luce del Sole che illumina la superficie del mare.

Le onde interne, molto comuni nel mare delle Andamane, possono essere alte centinaia di metri e lunghe centinaia di chilometri. A volte disturbano la navigazione dei sottomarini e le attività di estrazione di petrolio e gas offshore.–Michael Carlowicz (Nasa)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1348 di Internazionale, a pagina 99. Compra questo numero | Abbonati