Il mondo si sta riscaldando. Se le altre condizioni non cambiano, il riscaldamento favorirà gli incendi. In futuro, quindi, gli esseri umani dovranno assicurarsi che le altre condizioni cambino. E questo significa capire meglio i meccanismi con cui la natura governa gli incendi.

“Per farlo dovremo comprendere il ruolo degli animali”, spiega Claire Foster, dell’Australian national university di Canberra. In un articolo uscito su Trends in Ecology and Evolution, Foster analizza il modo in cui le attività degli animali inibiscono o favoriscono la diffusione del fuoco.

Una femmina di wallaby con il suo piccolo (Toru Hanai, Reuters/contrasto)

I alcuni casi il ruolo degli animali è evidente. Quelli che brucano e pascolano, come cervi e wallaby, tengono sotto controllo l’erba e i cespugli ostacolando gli incendi. Il ruolo degli invertebrati che si cibano della lettiera, l’insieme delle sostanze organiche morte presenti sulla superficie del suolo, è invece meno evidente. Ma due studi condotti di recente nelle foreste di eucalipti australiane, citati da Foster, dimostrano che senza queste creature si dimezzerebbe la velocità di decomposizione della lettiera, lasciando sul suolo più combustibile per gli incendi.

Anche il ruolo dei grandi animali che brucano, comunque, è almeno in parte sottovalutato. Nelle loro attività spesso distruggono i rami più bassi, mettendo una distanza tra quelli alti, irraggiungibili, e il sottobosco e la lettiera. In questo modo creano una barriera che impedisce agli incendi di modeste dimensioni di scalare i tronchi per poi passare dalla chioma di un albero a quella del vicino.

Gli animali hanno poi il merito di creare le più tradizionali barriere tagliafuoco orizzontali. A furia di battere gli stessi sentieri, alcune specie, per esempio i cervi, li privano di vegetazione. Per quanto stretti, questi sentieri sono incredibilmente efficaci nell’impedire la propagazione delle fiamme. Inoltre, a sorpresa, alcuni dei più straordinari esempi di barriere tagliafuoco non sono legate ai mammiferi ma alle colonie di formiche. A quanto pare, le innumerevoli zampette che fanno la spola compensano abbondantemente il peso trascurabile di queste creature.

Da sapere
I roghi in Australia

◆ La crisi climatica ha aumentato di almeno il 30 per cento il rischio di incendi in Australia. Lo rivela uno studio del consorzio World weather attribution. Secondo i ricercatori, se la temperatura media globale dovesse aumentare di due gradi, com’è probabile, il rischio sarebbe quattro volte maggiore.


Decomposizione più lenta

Purtroppo altre attività animali alimentano invece gli incendi. Alcuni erbivori – insetti della famiglia dei tingidi e mammiferi – stimolano le piante a produrre maggiori quantità di lignina nelle foglie, rendendole meno commestibili e più soggette a finire a terra. Una volta lì, la decomposizione avviene più lentamente e aumenta la probabilità che le foglie si trasformino in combustibile.

Altre specie, poi, radunano foglie e legna per vari scopi. La viscaccia di pianura, un roditore che vive in Sudamerica, le accumula per attirare i partner, creando potenziali roghi. Anche insetti infestanti come gli scarabei del pino producono grandi quantità di combustibile, perché gli alberi morti che si lasciano dietro bruciano più facilmente di quelli vivi. Inoltre, se da un lato le barriere tagliafuoco verticali, create dagli animali che brucano le foglie, inibiscono gli incendi, dall’altro fanno spazio alle conifere, che li alimentano.

Per Foster e colleghi, quindi, studiare le attività degli animali che vivono in una determinata regione può aiutare chi combatte gli incendi a prevederne intensità, velocità di propagazione, tipologia di distribuzione ed eventuale rischio di diffondersi a rami e foglie. Potrebbe essere perfino possibile ridurre gli incendi adottando misure per far crescere le popolazioni degli animali che li inibiscono. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati