I paesi più ricchi del mondo stanno già vacillando a causa del nuovo coronavirus. Per i paesi emergenti la minaccia è ancora più grave, sia sul piano sanitario sia su quello economico. La fuga di dollari dai paesi in via di sviluppo è più rapida di quella successiva alla crisi del 2008. Il crollo dei prezzi del petrolio e delle materie prime sta riducendo le loro entrate. La combinazione tra queste pressioni e l’inadeguatezza dei loro sistemi sanitari crea un rischio concreto d’implosione sociale.

Nel 2008 la recessione fu accompagnata da un forte aumento dei prezzi delle materie prime, che aiutò i paesi emergenti esportatori a superare la crisi. Stavolta invece devono affrontare il doppio shock della fuga di capitali e del crollo dei prezzi. La corsa al dollaro ha penalizzato le valute dei paesi emergenti. La rupia indiana e il peso messicano hanno toccato i minimi storici rispetto al dollaro. La forte riduzione del turismo di massa, inoltre, colpisce più duramente i paesi poveri, soprattutto nel sudest asiatico, in America Latina e nei Caraibi. Dopo un decennio di crescita dei finanziamenti, i paesi in via di sviluppo devono affrontare un’improvvisa interruzione del flusso di capitali, e questo sta aumentando i costi per finanziarsi. Gli investitori hanno già cominciato a svendere i titoli di stato. Fortunatamente sono stati fatti alcuni passi incoraggianti. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha promesso di stanziare mille miliardi di dollari per affrontare la pandemia, offrendo cinquanta miliardi a tasso zero ai paesi emergenti e dieci miliardi a quelli a basso reddito. La Banca mondiale si è impegnata a fornire altri 14 miliardi per il finanziamento rapido di aziende e governi. Questi fondi dovranno essere disponibili presto per sostenere la bilancia dei pagamenti di molti paesi. I programmi di sostegno dovranno essere studiati in modo da non avere l’effetto di limitare la spesa sanitaria. Gran parte del denaro dovrebbe essere a fondo perduto, perché molti paesi non saranno in grado di gestire altri prestiti senza una consistente riduzione del debito.

Sostenere i paesi emergenti non risponde solo all’imperativo morale di aiutare i popoli più poveri del mondo. Per i paesi ricchi significa anche difendere i propri interessi. Un disastro economico che aggravi la pandemia in aree come l’Africa subsahariana o in paesi come l’India e l’Indonesia potrebbe ritorcersi contro i paesi sviluppati se da quelle regioni partissero nuove ondate di contagio. La catena di difesa contro il virus è forte quanto i suoi anelli più deboli. Il denaro investito per rafforzarli è denaro ben speso. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1351 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati