“Sono nato a Comodoro Rivadavia, una città industriale della Patagonia argentina, il 2 luglio 1974. Qualche ora prima moriva il generale Perón”, racconta il fotografo Santiago Hafford. Tra il 2010 e il 2015 Hafford ha viaggiato in Argentina e in altri paesi dell’America Latina per il suo progetto La vaca atada (La mucca legata) in cui ha mescolato i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza ai luoghi fotografati.
Il titolo La vaca atada viene da un’espressione popolare associata ai privilegi delle classi dominanti, che viaggiavano con una mucca al seguito per avere sempre latte fresco. “Per me coglie il senso quasi ironico del mio paese, dove le classi più povere da un lato criticano questi privilegi, ma dall’altro vorrebbero goderne”, spiega Hafford. Per questo lavoro, che il fotografo definisce un saggio sociale sul paesaggio, ha esplorato soprattutto le zone periferiche delle grandi città, dove sono più evidenti le tracce delle credenze popolari, dalle architetture dei palazzi ai piccoli altari privati, dalle statue commemorative ai manifesti elettorali.
“Tutta la storia dell’Argentina è basata sulla contrapposizione tra città e campagna, peronismo e antiperonismo, popolo e oligarchia. Sono contrasti che accomunano la storia di molti paesi del Sudamerica”. Nelle sue immagini Hafford si è concentrato su aspetti insoliti della vita quotidiana con uno sguardo personale e a tratti surreale: “Volevo mostrare come nella costruzione dell’identità di un paese spesso si mescolano versioni diverse, che a volte si scontrano”.◆
**Santiago Hafford **_è un fotografo argentino. _
Il libro _La vaca atada _ (Argra editora) è stato pubblicato in Argentina nel 2016.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1354 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati