◆ I ricercatori a bordo della nave R/V Akademik Keldysh hanno osservato bolle di metano che risalgono dai fondali marini dell’Artico. Questo fenomeno sarebbe dovuto alla crisi climatica, che le emissioni di metano rischiano di aggravare. Il metano ha infatti un effetto riscaldante che nell’arco di vent’anni è ottanta volte superiore all’anidride carbonica. La scoperta è stata fatta nel mare di Laptev, vicino alla foce della Lena, in Siberia, durante una spedizione scientifica per studiare i mutamenti climatici nella regione artica. In particolare, gli studiosi si sono soffermati sul permafrost marino, cioè la parte di sedimenti che rimane sempre ghiacciata e che contiene grandi quantità di metano e di altri gas serra. La loro ipotesi è che la crisi climatica abbia favorito l’ingresso nella regione artica di acqua proveniente dall’oceano Atlantico. Questa corrente più calda avrebbe causato lo scioglimento del permafrost marino, portando al rilascio dei gas contenuti all’interno.

I ricercatori hanno osservato bolle di metano prodotte dai fondali marini a circa 350 metri di profondità, scrive il Guardian. Hanno anche misurato livelli di metano in superficie più alti del normale. La loro scoperta, che dovrà essere verificata nei prossimi mesi, prima della pubblicazione dello studio su una rivista scientifica, segnala l’avvio di un meccanismo autonomo in grado di aggravare la crisi
climatica, e costituisce un
importante campanello

d’allarme.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1382 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati