◆ Anche se rinunciassimo a usare i combustibili fossili per produrre elettricità, per i trasporti e per l’industria, il pianeta continuerebbe a scaldarsi. Il problema è la produzione agroalimentare. Se nei prossimi anni continueremo a produrre come abbiamo fatto finora, sarà difficile raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento del pianeta a 1,5-2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Il settore agroalimentare è infatti responsabile di circa il 30 per cento delle emissioni di gas serra, tra cui anidride carbonica, metano e ossidi di azoto. “Il fallimento sarebbe inevitabile anche se riuscissimo magicamente a bloccare tutte le altre fonti di emissioni”, spiega Michael Clark, dell’università di Oxford, intervistato da New Scientist.

Secondo uno studio pubblicato su Science, ridurre le emissioni del settore agroalimentare è fondamentale per il pianeta. I ricercatori hanno identificato cinque cose da fare al più presto. Primo, incentivare l’alimentazione vegana o quasi, con pochi alimenti di origine animale. Anche perché con la crescita dei redditi nei paesi poveri aumentano anche le persone che mangiano carne. Secondo, suggerire un limite al consumo di calorie pro capite. Terzo, aumentare le rese agricole. Quarto, ridurre gli sprechi alimentari, e quinto, aumentare l’efficienza agricola, per esempio usando meglio i fertilizzanti. “Più aspettiamo, più cambiamenti dovremo introdurre e più sarà difficile raggiungere l’obiettivo”, conclude Clark.

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Questo articolo è uscito sul numero 1384 di Internazionale, a pagina 112. Compra questo numero | Abbonati