◆ Spesso i consumatori hanno una percezione errata dell’impatto ambientale dei prodotti e delle loro confezioni. Conoscono bene gli effetti negativi della plastica, ma trascurano aspetti importanti, e meno visibili, come l’uso del suolo, la perdita di biodiversità, il consumo di acqua, il consumo di energia per l’industria e le emissioni di gas serra per i trasporti. Tendono invece a soffermarsi sugli aspetti visibili, come lo spreco di cibo o il consumo domestico di acqua ed energia.
In uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, Shelie Miller, dell’università del Michigan, approfondisce la questione. Secondo Miller, le persone tendono a considerare più inquinante la confezione rispetto al prodotto, ma in genere è il contrario. Bisognerebbe quindi ridurre i consumi piuttosto che riciclare le confezioni. Un altro esempio è la sostituzione dei prodotti usa e getta con altri durevoli. Affinché lo scambio sia utile, è necessario che il prodotto durevole sia usato molte volte. Ipotizzando che si faccia la spesa una volta alla settimana, una borsa in plastica pesante dev’essere usata almeno otto settimane per produrre meno emissioni rispetto ai sacchetti usa e getta, e una borsa in cotone ancora più a lungo. Un altro errore è considerare il riciclo la parte più importante della triade “riduci, riusa e ricicla”. In realtà riciclare i materiali, per vari motivi, ha dei limiti. È più efficace ridurre i consumi e riutilizzare i prodotti.
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Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale, a pagina 112. Compra questo numero | Abbonati