◆ La crisi climatica potrebbe rendere gli uragani più distruttivi. In uno studio pubblicato su Nature, i ricercatori Lin Li e Pinaki Chakraborty hanno analizzato i dati relativi agli uragani che negli ultimi cinquant’anni hanno raggiunto la costa orientale degli Stati Uniti. Alla fine degli anni sessanta perdevano in media circa il 75 per cento della loro intensità un giorno dopo aver toccato la terraferma. Negli ultimi anni invece perdono solo il 50 per cento della loro intensità.

Secondo i ricercatori, il fenomeno dipende dal cambiamento climatico, che ha modificato il contenuto di umidità degli uragani. In base a quest’ipotesi, supportata da modelli sviluppati al computer, l’aumento della temperatura della superficie del mare produce tempeste che contengono una maggiore quantità di umidità, e quindi di calore. Questo spiegherebbe perché gli uragani impiegano più tempo a perdere forza, causando danni più gravi. Finora gli scienziati si erano occupati della velocità del vento delle tempeste, trascurando l’umidità. Se l’ipotesi di Li e Chakraborty fosse confermata, in futuro gli uragani potrebbero colpire anche aree lontane dal mare, meno preparate rispetto a quelle costiere. Ma non tutti gli esperti sono d’accordo. Secondo Kerry Emanuel del Massachusetts institute of technology, intervistato da New Scientist, i risultati non sono in linea con i modelli degli uragani. Inoltre, bisognerà verificare se l’ipotesi può essere applicata ad altre regioni del pianeta.

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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 112. Compra questo numero | Abbonati