Mentre il presidente _millennial _del Salvador, Nayib Bukele, celebrava sui social network l’adozione dei bitcoin come valuta nazionale e attirava su di sé i riflettori del mondo, per le strade della capitale San Salvador andava in scena una protesta. Ad animarla erano alcuni giudici costituzionali di più di sessant’anni che con una decisione arbitraria sono stati rimossi dalla corte suprema per volontà del presidente. È l’ennesimo esempio di come il governo sta a poco a poco distruggendo la democrazia del paese centroamericano.

Da quando è stato eletto nel 2019 Bukele ha mostrato un profondo disprezzo per il sistema di pesi e contrappesi che caratterizza una società democratica. Quando la stampa indipendente pubblica inchieste sulla corruzione del suo governo e sulle trattative segrete con le bande criminali, il presidente risponde attaccando i giornalisti, avviando indagini fiscali e addirittura revocando i visti di lavoro a professionisti rispettati. Quando gli organismi internazionali condannano il lento processo di smantellamento delle istituzioni democratiche, Bukele aizza i suoi sostenitori sui social network e minaccia chi lo critica.

L’introduzione della moneta digitale, estremamente instabile, è avvenuta in fretta e quasi senza discussioni, mettendo a tacere le voci contrarie. La legge è stata apprezzata da chi investe nelle criptomonete, perché vede nel Salvador un paradiso fiscale utile ai suoi interessi. Ma tra i cittadini c’è sfiducia, anche perché il valore dei bitcoin continua a subire crolli vertiginosi da un giorno all’altro. Senza stabilità è complicato costruire un’economia. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati