Se è possibile dividere le opere narrative in quelle che premiano l’immobilità e quelle che premiano il movimento, allora La notte delle farfalle _di Aimee Bender appartiene alla prima categoria. I suoi testi precedenti erano dedicati, come questo, a trasfigurare il paesaggio domestico americano attraverso la magia, la fantasia, l’incanto. Ma se quei libri erano anche spinti dal movimento e dal cambiamento, _La notte delle farfalle, al contrario, stabilisce presto il suo terreno e ci rimane. Resiste a diventare qualcosa di diverso da ciò che le sue pagine iniziali suggeriscono che sarà. Eppure la sua particolare qualità d’immobilità è così carica di mistero e intensità che il libro non sembra mai statico. All’inizio del romanzo, prima che le sue ossessioni soffochino la sua vita, la narratrice, Francie, occupa un posto da manager in un negozio di cornici. Per tre volte, durante l’infanzia, Francie ha assistito a una sorta di reificazione mistica: un’immagine a cui aveva prestato attenzione si è staccata dalla sua superficie. Una farfalla da un paralume, uno scarabeo da un foglio, una rosa da una tenda della finestra. Per tutto il resto del romanzo la donna cerca di capire questi strani eventi, lasciandoci con l’inquietante sensazione che anche noi siamo oggetti che sono scivolati accidentalmente nell’essere e che, come la farfalla, lo scarabeo e la rosa secca, non dovremmo essere qui.
Kevin Brockmeier, **
**The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati