L’insediamento del nuovo metropolita della chiesa ortodossa serba del Montenegro, Joanikije, è stato accolto dalle violente proteste di gruppi nazionalisti, che il 5 settembre si sono scontrati con la polizia nella vecchia capitale, Cetinje ( nella foto ). I manifestanti denunciavano l’eccessiva influenza serba nella scelta del metropolita e in generale nelle vicende religiose e politiche del paese. Lo scontro s’inserisce in un clima di tensione che dura da tempo, alimentato anche dalle polemiche intorno alla legge montenegrina del 2019 sulla libertà religiosa. A soffiare sul fuoco è stato anche Milo Đukanović, presidente e uomo forte del Montenegro dagli anni novanta, oggi in declino, che ha incitato i cittadini alla rivolta. Secondo il serbo Peščanik, “i nazionalismi serbo e montenegrino fanno parte dello stesso universo politico: le recriminazioni che si sentono a Belgrado sono le stesse di Podgorica. Solo che il progetto serbo è antioccidentale, mentre quello montenegrino è filoccidentale”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati