Tarō Konō (Akio Kon, Bloomberg/Getty)

“L’uscita di scena di Suga è un duro colpo per l’opposizione”, titola il Nikkei Asia. Il primo ministro giapponese ha deciso di non candidarsi alla leadership del Partito liberaldemocratico (Pld), che eleggerà il nuovo presidente il 29 settembre. Anche se il consenso per Yoshihide Suga era ormai inferiore al 30 per cento, la notizia, diffusa il 3 settembre, ha colto tutti di sorpresa. Solo una settimana prima, infatti, il primo ministro, che un anno fa aveva preso il posto del dimissionario Shinzō Abe e il cui mandato scade a fine mese, aveva detto di volersi candidare per rimanere a capo del Pld in vista delle elezioni politiche che si terranno entro fine novembre. “L’opposizione, guidata dal Partito democratico costituzionale, sperava di trarre vantaggio alle urne dal malcontento popolare nei confronti del governo”, scrive l’analista Tobias Harris su Nikkei Asia. “Ciò che sembrava certo – cioè che il Pld si sarebbe presentato alle elezioni con un leader molto impopolare a causa della cattiva gestione della pandemia – non lo è più. Improvvisamente il Pld ha l’opportunità di scegliere un leader più forte”, continua Harris. Il favorito alla successione di Suga sembra essere Tarō Konō, l’attuale ministro incaricato di guidare la campagna vaccinale. “Il Pld e l’alleato di coalizione Komeitō ne escono rafforzati: dopo la recente sconfitta del candidato sindaco di Yokohama sostenuto da Suga, infatti, rischiavano di perdere decine di seggi alle prossime elezioni”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati