Ispirato dai panorami contemplati dalla sua casa in Islanda, il secondo album solista di Damon Albarn è una pittura di paesaggi attraverso il suono. Nato prima del lockdown da un incontro con un ensemble di musica classica, il progetto all’inizio doveva raccogliere una serie di schizzi orchestrali ispirati dalle montagne, le sabbie nere e gli uccelli acquatici dell’isola. Poi è diventato un disco. The nearer the fountain, more pure the stream flows mescola queste registrazioni con suoni ambientali, ritmi pop e testi che esplorano i temi della perdita e della rigenerazione, creando un’interessante miscela di ecopoesia e meditazioni sul dolore. Anche se non parla di cambiamento climatico, Albarn cattura la maestosità del mondo naturale con tenerezza, e un senso di fine incombente percorre tutti i brani. I testi riflettono su epoche ormai lontane e sui propri amici perduti (come il batterista Tony Allen, morto nel 2020). Un’immagine toccante in The cormorant descrive una nave da crociera che ospita l’ultima festa alla fine del mondo. Questo album cerca conforto nella terra.

Becca Inglis, The Skinny

Questo articolo è uscito sul numero 1435 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati