La decisione dell’Alta corte di giustizia di Londra di sbloccare la procedura per estradare Julian Assange negli Stati Uniti, dove sarebbe processato per spionaggio, è un ulteriore colpo per il fondatore di Wikileaks, che ha già trascorso più di dieci anni in prigione oppure rinchiuso nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. La sua estradizione è stata chiesta prima dalla Svezia per delle accuse di molestia sessuale, lasciate cadere nel 2019, e poi dagli Stati Uniti per aver pubblicato nel 2010 il contenuto di dispacci militari e diplomatici statunitensi. Ora Assange aspetta che il governo britannico decida se procedere o meno. Se verrà mandato negli Stati Uniti potrebbe affrontare altri anni d’incertezza legale.

La pubblicazione di dettagli personali contenuti nei dispacci è stata certamente sconsiderata, e c’è chi mette in dubbio che l’interesse pubblico delle informazioni sulle guerre in Afghanistan e in Iraq rivelate da Wikileaks sia superiore ai potenziali danni. L’amministrazione di Barack Obama aveva condannato le azioni di Assange, ma non lo aveva denunciato, temendo che il caso minacciasse la libertà di stampa. Lo ha fatto Donald Trump nel 2017.

È difficile capire cosa si otterrebbe perseguendo Assange fino in fondo. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha appena organizzato un vertice per la democrazia, e sembra contraddittorio accanirsi su una vicenda che in caso di condanna limiterebbe la libertà di espressione. Un eventuale processo inoltre minaccerebbe la reputazione degli Stati Uniti, perché potrebbe riportare l’attenzione sugli spiacevoli episodi rivelati da Wikileaks.

Anche chi ritiene che Assange meriti di essere punito dovrebbe ammettere che ha già pagato un prezzo molto alto. Le sue vicissitudini hanno minato la sua salute mentale e fisica, e una lunga pena detentiva potrebbe essergli fatale. Le accuse contro di lui prevedono una pena massima di 175 anni. La decisione del giudice britannico si basa sulle rassicurazioni fornite da Washington, secondo cui Assange non sarà tenuto in isolamento e se condannato potrà scontare la sua pena in Australia, suo paese d’origine. Ma non è detto che questi impegni resistano a un altro sconvolgimento politico e a un’eventuale rielezione di Trump.

Il governo australiano non è mai intervenuto nel caso, ma dovrebbe ripensarci e chiedere a Biden di lasciar cadere le accuse contro Assange. Ci sono forti argomenti umanitari e pragmatici per cercare una via d’uscita da quest’incubo kafkiano. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1440 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati