Il secondo album del progetto guidato da Jack Cooper, prima nel duo Ultimate Painting, è pensato per far provare all’ascoltatore un timore reverenziale. Improvvisazione, silenzi, testi dal vago gusto mistico e una voce che sussurra con profondità, l’album s’ispira alla Tempesta di Shakespeare per descrivere un’isola immaginaria. Ad accompagnare il musicista di Blackpool ci sono anche due star del free jazz, il sassofonista Evan Parker e il pianista Alexander Hawkins. Insomma Island of noise ha tutti i presupposti per essere un’opera molto seria. Il registro emozionale si allarga dalla speranza alla malinconia, creando uno spazio minimale e denso. Quando vengono evocati il clima e la natura dell’isola immaginaria di Cooper, l’album diventa perfetto per meditare. Questo succede grazie alle melodie vocali e al contributo degli altri collaboratori. Island of noise si apre con il sax di Parker, pronto a cambiare sempre veste, sostenuto poi dalla gravità del piano e dal violino. Questi momenti aiutano il disco a diventare un tesoro di idee musicali in grado di trasportarci verso un rifugio confortante.

Rachael Aroesti,
The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1446 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati