Sulla copertina del debutto da solista di Leland Whitty, in verde sfocato, c’è l’immagine di un ragazzo che attraversa un sentiero lungo un fiume, ignorando gli alberi cresciuti selvaggi come se fossero le guardie del posto. Un’immagine che coglie il senso di questa musica: un paesaggio tranquillo disturbato da un evento, ma solo per un attimo. Il polistrumentista dei BadBadNotGood può vantare ormai una discografia notevole, al fianco della band di Toronto e come collaboratore di Kendrick Lamar, Earl Sweatshirt e Kaytranada, ma Anyhow funziona grazie alla sua forza tranquilla, che lo fa procedere con modestia seppur con sicurezza. Come succede con l’immagine di copertina, non c’è bisogno di concentrarsi sui dettagli per godersi il panorama. Dal sorprendente inizio meditativo di Svalbard che si muove come una piuma nella brezza, si capisce che i primi passi da solista di Whitty si muovono verso l’ambient. Anche quando il suo sassofono squarcia il panorama come un raggio di sole in un cielo nuvoloso, non suona mai come un’intrusione. Anyhow è un disco radicato nel jazz easy listening, che negli ultimi anni ha avuto fortuna grazie a band come i Kokoroko, ma quando in Awake i lampi di chitarra suonano note bebop più tradizionali e le percussioni di In circles trafiggono la pelle, lo spazio da esplorare non manca di certo.
Nick Tzara, Loud and Quiet

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Questo articolo è uscito sul numero 1491 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati