Dopo essersi fatto notare nel 2017 con Omicidio al Cairo, Tarik Saleh continua a esplorare i recessi della società egiziana. E anche nella Cospirazione del Cairo, gran parte del fascino è dovuto all’ambientazione. Paradossale, visto che il regista, dal 2015 non può più mettere piede in Egitto. L’umile Adam ha vinto una borsa di studio per frequentare l’università Al-Azhar, importante centro di studi islamici (ricreato nella Moschea di Solimano di Istanbul). La morte del grande imam scatena una lotta per controllare l’elezione del suo successore e Adam è reclutato come confidente della polizia egiziana, una talpa riluttante nel mezzo di un intrigo politico più grande di lui. Anche se non raggiunge le cupe suggestioni di Omicidio al Cairo, il film tiene comunque inchiodati alla poltrona.
Sandra Onana, Libération

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Questo articolo è uscito sul numero 1506 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati