Uscendo dalla proiezione di La chimera ci si portano dietro due o tre cose che rendono l’esperienza straordinaria. Prima di tutto l’immagine: la fotografia di Hélène Louvart e una libertà formale che risucchia lo spettatore nel racconto. Poi la narrazione, che al di là dei dialoghi si affida a un linguaggio muto e attinge a delle canzoni per darci lumi su Arthur (Josh O’Connor). Questo misterioso inglese, che ha il dono di “sentire” il vuoto sotto terra, riunisce intorno a sé una piccola banda di tombaroli a caccia di tesori etruschi nell’Italia centrale. Dipingendo una comunità particolare, Alice Rohrwacher indica il sogno di un modo di vivere alternativo, a livello economico e di genere. Del resto, scopriamo, in Etruria erano le donne a comandare.
Clarisse Fabre, Le Monde

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1514 di Internazionale, a pagina 87. Compra questo numero | Abbonati