Come il thriller di Robert Harris da cui è tratto, il film ci porta all’interno della cappella Sistina per origliare il processo sussurrato, claustrofobico e ricco di pugnalate alle spalle che porta all’elezione di un papa. In mezzo all’intrigo c’è un uomo che cerca di evitare che la chiesa, al termine del processo, non regredisca di decenni. Il cardinale Lawrence, incaricato di organizzare il conclave e di portarlo in fondo, è interpretato da Ralph Fiennes, di gran lunga la cosa migliore del film di Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale). La prima scelta di Lawrence, per sostituire il pontefice morto improvvisamente, è il liberale Bellini (Tucci), che deve vedersela con l’ambizioso Tremblay (John Lithgow), l’ultraconservatore Tedesco (Castellitto) e il favorito Adeyemi (Lucian Msamati), che però ha seri problemi con donne e omosessuali. Non è difficile capire come andrà a finire, anche se l’ultimo colpo di scena sembra più uno sberleffo che altro. Nel complesso Conclave è vivace e piacevole, ma una volta che si è dissolta la fumata bianca non lascia molto su cui riflettere.
Tim Robey, The Telegraph
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Questo articolo è uscito sul numero 1593 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati