I personaggi di Felici tutti i giorni, romanzo del 1978 di Laurie Colwin, trascorrono una sorprendente quantità di tempo a essere infelici. “Non si era mai sentito così infelice in vita sua”, scrive Colwin di Vincent Cardworthy mentre cerca di invitare Misty Berkowitz a bere qualcosa. Misty risponde con un secco “Non bevo”. Quando lui le chiede se ha altri programmi, lei dice “No”. Il problema di Vincent, ovviamente, è che è innamorato. Fortunatamente per lui, nel mondo di Colwin la breve tortura dell’innamoramento è solo il preludio alla gioia di trovare un amore corrisposto per tutta la vita. Quando Misty dice di sì, alla fine andrà a cena con lui, Vincent sente “un sollievo che gli inonda i muscoli come fa la morfina”. Ciò non significa che il romanzo sia privo di conflittualità. Perfino sulla soglia del matrimonio, un personaggio arranca su Central Park west, sentendosi come se le quattro camere del suo cuore fossero “piene di amore, paura, confusione e certezza”. Come in una barzelletta, aspettiamo sempre la battuta finale: le bollicine di champagne della felicità che Colwin continua a regalare ai suoi personaggi. Il libro è una commedia e la sua promessa è che quelle battute finali continueranno ad arrivare, che la vita a volte può renderti infelice, ma è possibile superare quei pericoli e rimanere ottimisti.
Dan Kois,The Washington Post
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Questo articolo è uscito sul numero 1593 di Internazionale, a pagina 91. Compra questo numero | Abbonati