La prolifica scrittrice statunitense Joyce Carol Oates continua, anche ottantenne, a sfornare libri, il più recente dei quali è l’inquietante Macellaio. Autrice di una cinquantina di romanzi, tra cui Blonde (Bompiani), un racconto di fantasia basato sulla vita di Marilyn Monroe, Oates ha spesso tratto spunto da personaggi ed eventi storici. In Macellaio attinge ai documenti autentici di medici dell’ottocento per descrivere orribili esperimenti che erano la norma in quel periodo. Il romanzo racconta la storia del dottor Silas Aloysius Weir, attraverso il figlio maggiore e i suoi diari tenuti durante i 35 anni in cui era stato direttore del New Jersey state asylum for female lunatics, un manicomio femminile. Weir, che passò alla storia come il “padre della ginecologia”, pratica esperimenti grotteschi su donne emarginate, nella maggior parte dei casi dichiarate pazze e rinchiuse nell’istituto. In un’epoca in cui si credeva che le emozioni di una donna provenissero dagli organi genitali e quelle di un uomo dal cervello, Weir esegue una clitoridectomia su un’adolescente che poi si suicida e sterilizza donne che considera inclini a “comportamenti immorali e criminali”. Basandosi su alcuni temi dei libri precedenti dell’autrice, come l’abuso sessuale e la sete di potere, Macellaio esplora soprattutto il tema del controllo che ragazze e donne hanno – o non hanno – sui propri corpi nel mezzo degli attuali dibattiti politici sui diritti riproduttivi.
Anita Snow,Toronto Star

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Questo articolo è uscito sul numero 1593 di Internazionale, a pagina 91. Compra questo numero | Abbonati